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03.06.2022 - 18:27
Aggiornamento: 18:45

La parabola artistica ed esistenziale di Renato Ballerini

La Pinacoteca Giovanni Züst di Rancate dedica una mostra al pittore che ritrasse persone e luoghi di Lugano e dintorni. Apertura domenica 5 giugno

"Avevo solo sei anni ma ricordo come se fosse ieri l’appartamento in piazza Monte Ceneri a Lugano (…), pieno di quadri di Renato (…). Quei dipinti mi affascinavano, guardavo il ritratto di Adele Ballerini, la moglie del pittore, mi sembrava una donna bellissima, anche se poi forse non lo era, e mi perdevo nelle sfumature dello scialle, nei dettagli. Renato era presente con gli autoritratti, e provavo ad immaginare come poteva essere stata la vita di quell’uomo che sentivo come importante, anche se non lo avevo mai conosciuto. Poi c’era il ritratto di Stelio dodicenne, e io mi identificavo in quel ragazzo magro di spalle". Lo stralcio è citato dalla testimonianza di Frederik Poort, pronipote e depositario del fondo del pittore figurativo Renato Ballerini. Riordinando le carte e l’archivio di famiglia dopo la morte della zia Johanna nel 2015, Poort si è immaginato "un giorno di poter restituire a Renato un posto, il suo posto, nella storia di questo cantone e della città di Lugano" e, aggiungiamo, nel filo della storia dell’arte. Un’idea forte e sentita per rendere omaggio e celebrare l’opera di quel prozio lontano nel tempo e nello spazio, che partita dall’Olanda è approdata a Rancate dove ha trovato realizzazione nell’esposizione dal titolo ‘Renato Ballerini (Ravenna 1877-Lugano 1954). Pittore, scultore, illustratore e giornalista’, che da domenica 5 giugno sarà visitabile alla Pinacoteca Giovanni Züst di Rancate (informazioni in calce).

Dopo che la proposta del pronipote è stata accolta, l’équipe scientifica coinvolta nel progetto iniziato nel 2018 (forzatamente sospeso a causa della pandemia) ha lanciato appelli alla popolazione, al fine di andare a scovare nelle case lavori di Ballerini, per ampliare il corpus di opere, uscendo dalla cerchia familiare. L’iniziativa ha dato i suoi frutti: «Non si può dire che il lavoro sia finito, la mostra chiude a ottobre, ma ho il forte sospetto che arrivino nel frattempo altre opere», ha commentato Simona Ostinelli, curatrice dell’esposizione durante la presentazione alla stampa, cui erano presenti la direttrice della Pinacoteca Mariangela Agliati Ruggia – per l’occasione, con Alessandra Brambilla, coordinatrice scientifica e organizzativa – e Martino Pedroli che insieme a Rolando Zuccolo è parte del duo di architetti che ha elaborato il concetto d’allestimento delle 60 opere realizzate fra il 1910 e il 1940, suddivise in sei sezioni per due sale. Il lavoro di squadra ha permesso di proporre una sorta di retrospettiva che ha il proposito di dare il peso specifico a un artista e alla sua produzione, dandogli la giusta collocazione nel filo della storia dell’arte.

Una vita intensa ‘impigliatasi nel silenzio’

Renato Ballerini è stato pittore, scultore, illustratore e giornalista e, come spesso accade, la vita di un uomo d’arte è difficilmente scindibile dal suo percorso espressivo. Fra i contemporanei era conosciuto e riconosciuto quale uomo d’arte talentuoso ("un abile disegnatore"; "esimio ritrattista"; "esperto pastellista"; con "maturità tecnica e di potenza espressiva"), dall’intensa attività espositiva (Società ticinese di belle arti, Cenacolo italiano, Fiera svizzera di Lugano; circa una trentina fra esposizioni in vita e postume). Il suo lavoro è stato premiato in diverse occasioni e città: Ravenna, Milano e Lugano.

Nonostante la fama presso i contemporanei, la parabola di Ballerini si è chiusa nel silenzio. Molteplici le ragioni, fra cui la personale decisione di ritirarsi a vita privata – doveva occuparsi della moglie inferma – abbandonando l’espressione artistica, questo a metà anni Quaranta. Ma Ballerini, ravennate di nascita e luganese di adozione, è stato per la città "un’autentica personalità". Pittore della borghesia locale, giornalista per la carta stampata (‘Libera Stampa’), illustratore anche di vignette satiriche, attivo altresì nella vita politica (vicino al movimento socialista e al suo leader Guglielmo Canevascini) e culturale del Ticino.

Nato nel giugno del 1877 a Ravenna, nella città natia compie i primi studi all’Accademia di belle arti, per completarli a Roma, all’Accademia libera del nudo. Nel 1898 sposa Adele Minguzzi, i due diventano genitori di cinque figli: Renata, Cadira, Ilda, Adelio e Stelio, non di rado protagonisti dei ritratti del papà. Negli anni Dieci del Novecento è a Milano dove lavora come disegnatore tecnico per l’architetto Augusto Guidini che, nel 1910, chiede a Renato di trasferirsi a Lugano. In Ticino, collabora con il pittore Gioachimo Galbusera (al ciclo per la birreria Gambrinus in centro a Lugano); inizia a lavorare con ‘Libera Stampa’ come giornalista e illustratore, ma la sua partecipazione ai moti del 1918 comprometterà la sua figura all’interno della redazione, se ne distanzierà nel ’20. Fra gli anni Venti e Trenta si afferma come ritrattista (celebre quello dedicato a Marietta Crivelli Torricelli, conosciuta come "mamma dei poveri", fra le opere si ricorda il ciclo dei sette ritratti dei benefattori dell’Ospedale di Lugano (oggi della Collezione della Città). Muore a Lugano nell’ottobre del 1954, "stanco e appartato".

1910-1940

La sua prolifica produzione sull’arco di tre decenni, lo dimostra l’esposizione a Rancate, è caratterizzata dalla varietà espressiva, nei generi e nelle tecniche (e pure nei formati): ritratti, nature morte, paesaggi, illustrazioni; usando pastelli, acquarelli, pittura a olio, carboncino, sanguigna e scultura. Le opere esposte, che ripercorrono le tappe salienti del suo cammino artistico, sono divise in sei sezioni e trovano collocazione in due sale: i ritratti familiari e gli autoritratti sono esposti nella sala V, al primo piano. Mentre gli altri cinque capitoli trovano collocazione nella Sala delle Capriate, dove si possono osservare lavori giovanili "di gusto liberty", ritratti e paesaggi realizzati en plein air (soprattutto Lugano e comuni limitrofi) fino ai lavori del periodo "felice", ovvero quello del Realismo magico – corrente pittorica e letteraria della prima metà del Novecento, in cui gli elementi magici appaiono in un contesto altrimenti realistico – di ispirazione milanese, conosceva i lavori dei pittori Ubaldo Oppi, Cagnaccio di San Pietro, Mario Sironi. Nelle rappresentazioni di questo filone le forme si fanno compatte, si schiariscono i toni e laminano i contorni: "Una ricerca che tenta di valicare il dato della verità".

A colpire sono i ritratti, la sua cifra, che definiremmo nella maggior parte ieratici, probabilmente memori degli splendidi mosaici di epoca bizantina della città natia, che Ballerini doveva ben conoscere. La figura umana (fra cui molti bambini) è una presenza costante e privilegiata nei suoi lavori, che al di là "dell’intima essenza" della persona raffigurata sono custodi di tante storie individuali e familiari, che trovano negli occhi il loro punctum. A corollario, è esposta anche una serie di manifesti (come quello per il Centenario verdiano), cartoline, illustrazioni per libri, documenti inediti conservati nell’archivio della famiglia.

Estremi dell’esposizione

La mostra è visitabile da domenica 5 giugno sino a domenica 2 ottobre 2022: da martedì a domenica; giugno, settembre e ottobre 9-12 e 14-17; luglio e agosto dalle 14 alle 18. L’esposizione è accompagnata da una monografia in cui, oltre alle notizie biografiche, dà il compendio sul suo lavoro artistico, nonché il catalogo delle opere esposte suddivise nelle sezioni tematiche che ricalcano quelle dell’esposizione. La mostra è altresì occasione per presentare la collezione permanente completamente riallestita, con sezioni dedicate a prestigiosi depositi privati. Informazioni: www.ti.ch/zuest.

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