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18.09.2020 - 15:35

‘What’s New?’ e Josephsohn, al Masi si torna a vedere l’arte

Il nuovo allestimento della Collezione Olgiati e le sculture dell’artista svizzero Hans Josephsohn completano l'offerta del Museo d’arte della Svizzera italiana

di Ivo Silvestro
what-s-new-e-josephsohn-al-masi-si-torna-a-vedere-l-arte
Le opere di Josephsohn al Kesselhaus di San Gallo
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È una liberazione, poter tornare a vedere l’arte: ha ragione, Danna Olgiati, nel presentare ‘What’s New?’, il nuovo allestimento della Collezione Giancarlo e Danna Olgiati allo Spazio -1 che, insieme alla mostra dedicata allo scultore Hans Josephsohn al livello -2 del Lac , completa la ripresa delle attività del Museo d’arte della Svizzera italiana. Una ripresa marcata da una certa agilità: progetti semplici e veloci – ma non per questo poco curati, anzi – con cui il direttore Tobia Bezzola risponde alle incertezze del momento. Il Masi aveva riaperto con le fotografie di Lois Hechenblaikner, che presto lasceranno il posto a un simile progetto incentrato sugli Stati Uniti, mentre nel grande spazio al livello -2 troviamo, come detto, le sculture di Hans Josephsohn, artista svizzero del quale ricorrono i cent’anni dalla nascita. Nato a Königsberg, nell’allora Prussia Orientale, in una famiglia ebrea, per poter studiare arte dovette andare prima a Firenze e poi, con l’introduzione delle leggi razziali in Italia, Zurigo dove iniziò una carriera di scultore che proseguì fino alla morte, avvenuta nel 2012.

L’esposizione al Masi, organizzata con il Kesselhaus Josephsohn di San Gallo – ma giusto ricordare che opere dell’artista sono anche al museo La Congiunta di Giornico –, raccoglie alcune sculture in ottone realizzate tra il 1950 e il 2006, abbracciando quindi quasi tutta la sua attività artistica ma, ha avvertito il curatore Ulrich Meinherz, senza le ambizioni di completezza di una retrospettiva. C’è anzi un’aria di temporaneità, di provvisorietà, nel bell’allestimento: il pavimento della grande sala è coperto da cartone, con le grandi sculture ben disposte nello spazio che, ricordiamo, è dominato da pilastri non sempre facili da gestire. Qui dialogano con le opere grazie alla luce: attaccati ai pilastri troviamo dei grandi fari che, puntati verso il soffitto, riescono a ricreare l’atmosfera di quella luce naturale che, ha spiegato sempre Meinherz, è la situazione ideale per la visione delle opere di Josephsohn. L’effetto è notevole, tanto che nulla si perde rispetto alla scultura che gode di vera luce del sole, posta in Piazza Luini. Figure in piedi, sedute, distese, mezze figure e rilievi: al centro dell’opera di Josephsohn troviamo sempre il corpo umano, trasfigurato da un approccio che non certa il realismo, nonostante i modelli reali, perlopiù amici e parenti, usati dallo scultore.

Al centro del nuovo allestimento della Collezione Olgiati troviamo un’altra scultura, un senza titolo del 2011 di Franz West di recente acquisizione che campeggia nel manifesto e che in mostra si confronta con un dipinto, anch’esso senza titolo, di Rudolf Stingel. La sala probabilmente più interessante, tra quelle nuove, è tuttavia poco più avanti e ospite la serie di litografie ‘Immagini mistiche della guerra’ realizzate nel 1914 dall’artista russa Natalia Goncharova, in confronto con un Marinetti dello stesso periodo e altre opere a tema bellico di Fausto Melotti, Zoran Music e altri artisti contemporanei.

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