Culture
27.09.2017 - 12:250

La responsabilità del turista

Anche una vacanza può costituire un problema morale. E questo senza bisogno di scomodare casi estremi come il turismo sessuale su minori che, anzi, costituisce un problema etico tutto sommato semplice: è moralmente sbagliato, oltre che illegale in Svizzera dal 2006. Invece, ecco che un banale soggiorno balneare può rivelarsi moralmente incerto e complicato, se pensiamo ad esempio all’impatto che la nostra vacanza può avere sui luoghi che, noi e altre centinaia di migliaia di persone, visitiamo.
E “centinaia di migliaia” è facilmente una stima per difetto: solo considerando il turismo internazionale, l’anno scorso hanno viaggiato 1,2 miliardi di persone, e le stime parlano di 1,8 miliardi entro il 2030, ha spiegato il segretario dell’Organizzazione mondiale per il turismo (Unwto) Taleb Rifai nel suo messaggio per la Giornata mondiale del turismo che si tiene oggi. Giornata quest’anno dedicata, appunto, al turismo sostenibile, insomma al problema dell’impatto, sull’ambiente e sulla popolazione, dei turisti. Impatto che può essere devastante, se pensiamo a quello che è accaduto a Torremolinos, sulla Costa del Sol, località divenuta molto popolare negli anni Cinquanta del Novecento – tra i frequentatori troviamo Marlon Brando, Brigitte Bardot e Frank Sinatra – e poi abbandonata a causa di sovraffollamento e inquinamento delle spiagge, con i turisti che hanno iniziato a invadere, con le stesse modalità, le località vicine. E questo “effetto Torremolinos”, come viene chiamato dagli esperti, è solo uno dei problemi morali legati al turismo, come raccontato nell’interessante ‘Etica del turismo’ (Carocci 2017) di Corrado Del Bò, professore di filosofia del diritto alla Statale di Milano.

Il libro nasce come testo universitario (Del Bò insegna anche Etica e filosofia del turismo a Lucca), ma non per questo risulta ostico, anzi: è una lettura molto piacevole e, se proprio non interessano le parti più teoriche, le si possono anche saltare – anche se è un peccato per la chiarezza con cui l’autore riassume, nel secondo capitolo, le varie teorie etiche – passando direttamente alle difficoltà etiche legate al turismo affrontate sempre argomentando le varie posizioni, mai fornendo una semplice ricetta “per essere più buoni”.
Della sostenibilità si è già accennato; più sottile la questione dell’equità, affrontata da Del Bò da due punti di vista. Il primo è quello della distribuzione dei benefici economici che, soprattutto quando si parla di strutture di lusso in Paesi in via di sviluppo, spesso non raggiungono le popolazioni locali. Il secondo riguarda la distribuzione di beni turistici per loro natura limitati come un museo o un parco naturale che più di tante persone non possono accogliere. Come regolare l’accesso? Tramite coda, favorendo chi ha tempo, o facendo pagare un biglietto caro, favorendo invece chi ha denaro, oppure ancora tramite sorteggio?
Altri capitoli molto interessanti riguardano il rispetto che va portato in alcuni luoghi – pensiamo all’inopportunità di scattarsi un ‘selfie’ ad Auschwitz – e quello sull’incontro tra culture che il turismo, soprattutto se internazionale, porta con sé. Il problema, osserva acutamente Del Bò, spesso non sta nel non uniformarsi agli standard etici dell’altro, ma nel non rispettare neppure i propri; detto in maniera più semplice: spesso da turisti ci comportiamo altrove come mai ci sogneremmo di fare in casa nostra, ad esempio fotografando e filmando cerimonie sacre e in generale svilendo l’umanità ‘altra’, trattandola come se fosse esposta in uno zoo.

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