Ticino

Tre giudici supplenti da eleggere, la solita polemica e un sistema da rottamare

Gran Consiglio, Rossi (Udc): la commissione ha ancora optato per il manuale Cencelli. Maderni (Plr) respinge le insinuazioni/accuse: si lavora con scienza e coscienza

Tre giudici supplenti da eleggere, la solita polemica e un sistema da rottamare
Poi c’è l’altro Palazzo. Quello della politica
(Ti-Press)
26 ottobre 2026
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L’elezione da parte del Gran Consiglio di tre giudici d’Appello supplenti, con assegnazione di tutti e tre al Tribunale penale cantonale, è stata nel pomeriggio in parlamento all’origine di una nuova (l’ennesima) polemica, a ulteriore dimostrazione dell’inadeguatezza dell’attuale sistema di nomina delle toghe e dell’impellente necessità di sottrarre il reclutamento dei magistrati alla politica. Ovvero al Legislativo e al governo (se ci riferiamo ai rimpiazzi urgenti e temporanei in questo o quell’ufficio giudiziario) e quindi alle influenze dei partiti e alle loro logiche spartitorie delle poltrone nel potere giudiziario.

Ad accendere le polveri è stato il democentrista Tuto Rossi. Che ha chiesto di rispedire la ‘trattanda’ riguardante la triplice elezione alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, della quale fa parte. Il o i motivi? Secondo il deputato e avvocato, la commissione non avrebbe fatto i compiti, che fondamentalmente «è quello di scegliere i migliori giudici per i posti messi a concorso». Urca! Rossi ha poi spiegato, o cercato di chiarire il proprio pensiero nel tentativo di smussare. Perlomeno ci ha provato. «Ricordo – ha continuato – che all’apertura dell’anno giudiziario il presidente del Consiglio della magistratura Stefani ha esortato la ‘Giustizia e diritti’ a convocare e sentire i candidati», i candidati in generale. «Invece anche stavolta non lo si è fatto, e si è usato il manuale Cencelli». E così, ha sostenuto Rossi, «possono diventare giudici unicamente quelli affiliati ai partiti di governo. Il criterio dell’ubbidienza, anziché quello delle competenze».

Pronta la replica della presidente della ‘Giustizia e diritti’, la liberale radicale Cristina Maderni, che ha respinto in blocco le insinuazioni/accuse di Rossi, rammentandogli che «il lavoro della commissione è protetto dal segreto commissionale». E che la «maggioranza» della ‘Giustizia e diritti’ ha stabilito a suo tempo di non convocare in audizione gli aspiranti magistrati. Ora, l’adozione di una diversa procedura «non vuol dire che il lavoro non venga fatto con scienza e coscienza», ha tenuto a puntualizzare Maderni alludendo alle proposte – destinate al plenum del Gran Consiglio – di eleggere questo o quel candidato magistrato. Da una commissione comunque gli aspiranti procuratori e giudici vengono sentiti: ed è quella degli esperti che valuta l’idoneità (preparazione e produzione scientifica) a ricoprire la carica.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Rossi, Giuseppe Sergi. «Queste richieste di rinvio in commissione noi le facciamo da sempre, perché – ha aggiunto il granconsigliere dell’Mps – nei rapporti che la ‘Giustizia e diritti’ trasmette ai deputati si suggerisce quale o quali candidati eleggere senza però fornire un solo motivo per cui si dovrebbe eleggere questo o quel candidato. Il compito di una commissione parlamentare è di spiegare le ragioni per le quali propone al Gran Consiglio di decidere in un certo modo».

Per la cronaca: la proposta di Rossi di rinviare in commissione la ‘trattanda’ è stata respinta con 57 voti. Diciotto i favorevoli e cinque le astensioni.

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