L'Mps torna alla carica dopo aver ricevuto la nota giuridica che motiva il no a trattare il tema del ricorso sulla decisione del Cdm. Decisione che riguarda l'operato di Pagani sulla segnalazione del 2021

Non ci sta il Movimento per il socialismo (Mps) al no – prima comunicato in aula il 5 ottobre e poi argomentato con la trasmissione delle sedici pagine di nota giuridica – dell’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio a sottoporre al parlamento la possibilità di impugnare la decisione del Consiglio della magistratura del 21 settembre. Decisione che esclude la possibilità di dare seguito sul piano disciplinare alla segnalazione concernente l’operato del procuratore generale Andrea Pagani nella gestione della denuncia presentata nel 2021 nei confronti dell’allora consigliere di Stato Claudio Zali. Secondo la nota giuridica il Gran Consiglio non avrebbe infatti la legittimazione per impugnare la sentenza del Cdm, come invece chiedevano i deputati Mps Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi. “Un eventuale ricorso – si legge nella nota giuridica – presenterebbe un serio rischio di essere dichiarata irricevibile per carenza di legittimazione”.
Ma, come dicevamo, non è finita qui. I due granconsiglieri hanno infatti scritto all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio per tornare all’attacco con la loro richiesta di inserire all’ordine del giorno della prossima seduta del Gran Consiglio del 26 ottobre una trattanda relativa alla (contestata dall’Mps) decisione del Consiglio della magistratura. “Abbiamo ricevuto (solo all’inizio di questa settimana, ndr) la vostra nota giuridica datata 2 ottobre 2026. La stessa non è firmata e non sappiamo chi ne sia l’autore o l’autrice. In primo luogo – scrivono i due deputati – non possiamo che biasimare nel modo più deciso il fatto che tale ‘nota giuridica’ non sia stata messa a disposizione del plenum del Gran Consiglio in occasione della seduta del 5 e 6 ottobre. Per quale ragione l’Ufficio presidenziale ha voluto nascondere questa nota?”. Dal metodo al merito: “Non spetta all’Ufficio presidenziale decidere nel merito se il Gran Consiglio sia competente o meno a esprimersi sull’eventuale inoltro di un ricorso contro una decisione”. Da qui, appunto, la richiesta di trattare il tema durante la prossima seduta. “L’Ufficio presidenziale – conclude la lettera Mps – potrà presentare un proprio rapporto, eventualmente avvalendosi anche della ‘nota giuridica’ anonima datata 2 ottobre 2026”.
Critica, quella di aver tenuto nel cassetto il parere giuridico e non averlo condiviso subito con il parlamento durante la seduta, alla quale l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, da noi raggiunto, ha fatto sapere che intende replicare nei prossimi giorni.
La nota giuridica parte da un presupposto: “Il Gran Consiglio ha certamente un interesse istituzionale a conoscere l’attività del Cdm, considerato che esercita l’alta vigilanza sulla magistratura ed è competente per l’elezione e la rielezione dei magistrati. Da questo interesse a essere informato non deriva tuttavia automaticamente anche il diritto di impugnare le singole decisioni del Cdm”. Fatta questa premessa, la nota giuridica analizza nelle 16 pagine gli articoli di legge che regolano queste procedure. Un aspetto centrale segnalato è quello del coinvolgimento del parlamento: “Non emerge una lesione qualificata delle sue prerogative proprie: la decisione lascia intatte elezione, rielezione, alta vigilanza, esame del rendiconto e funzione legislativa”. Non solo: la natura di organo cantonale, che hanno sia il Cdm che il Gran Consiglio, rende delicata la trasposizione della giurisprudenza sugli enti pubblici. “Non è inoltre identificabile nella Log, la Legge sull’organizzazione giudiziaria, una legittimazione speciale del Gran Consiglio. I lavori preparatori richiamati indicano come finalità principale la tutela del magistrato, senza fornire elementi sufficienti per attribuire al Parlamento la legittimità di ricorso”. Sempre a proposito di quanto prevede la Log: “L’intimazione ha una funzione anzitutto informativa e non appare sufficiente, né isolatamente né considerata congiuntamente alla posizione costituzionale del Gran Consiglio, a fondare la legittimazione a ricorrere”.
Ma non è tutto sulla sentenza del 21 settembre del Consiglio della magistratura. L’altro ieri l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha inviato a Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi la decisione formale – con l’indicazione quindi anche dei mezzi di impugnazione – con la quale respinge la richiesta dei due deputati dell’Mps di trasmettere a tutti granconsiglieri copia del verdetto del Cdm. Sergi e Pronzini richiamavano a sostegno della loro istanza quanto stabilito nel gennaio 2025 dallo stesso Up, allora presieduto dal leghista Michele Guerra: ovvero che tutti i parlamentari potranno chiedere, e ricevere copia, delle decisioni del Consiglio della magistratura e della Commissione di ricorso sulla magistratura notificate al Gran Consiglio, come in questo caso.
Stavolta però la musica suonata all’Up presieduto dalla socialista Lepori è cambiata. I motivi sono illustrati nello scritto indirizzato a Sergi e Pronzini. E diversi sono quelli invocati dai vertici del Legislativo cantonale. Tra questi: con la comunicazione del 24 settembre, in cui i Servizi parlamentari informavano i deputati della ricezione della sentenza del Consiglio della magistratura, “non è stato deciso di negare” ai membri del Legislativo l’accesso al verdetto del Cdm; la sentenza “è messa a disposizione di tutte le deputate e di tutti i deputati, senza attendere la sua crescita in giudicato, secondo le modalità comunicate dai Servizi del Gran Consiglio”; la nota informativa del 23 gennaio 2025 stilata dall’Ufficio presidenziale a conduzione Guerra “ha stabilito il principio secondo cui le decisioni del Consiglio della magistratura e della Commissione di ricorso sulla magistratura notificate al Gran Consiglio sono messe a disposizione dei suoi membri nel rispetto delle disposizioni concernenti la confidenzialità e la protezione dei dati”; la questione della confidenzialità di tali decisioni “è stata recentemente sollevata anche dal Consiglio della magistratura, il quale ha chiesto un incontro con l’Ufficio presidenziale per approfondire questo aspetto”; in attesa di questo “confronto”, l’Up a conduzione Lepori “ha ritenuto opportuno, a titolo prudenziale, che le decisioni notificate al Gran Consiglio, a prescindere dal loro contenuto, siano messe a disposizione mediante consultazione presso i Servizi del Gran Consiglio anziché mediante trasmissione di copie in formato elettronico o cartaceo”.
Pronzini e Sergi hanno ora tempo trenta giorni per impugnare la decisione dell’Up davanti al Tribunale cantonale amministrativo. «Non escludiamo di ricorrere. Valuteremo – dice, da noi interpellato, Giuseppe Sergi –. In ogni caso l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio non può fare e disfare a suo piacimento, sconfessando una prassi da lui adottata, nero su bianco, neanche due anni fa. Le motivazioni mi paiono oltretutto deboli. Inoltre mi domando se debba essere il Consiglio della magistratura a dettare la linea all’Ufficio presidenziale, insinuando peraltro che i deputati non siano in grado di attenersi al principio di confidenzialità».