Ticino

Il lavoro part-time rende in percentuale meno

A essere penalizzate sono soprattutto le donne. Secondo l'Ustat in proporzione si perdono 335 franchi

Il lavoro part-time rende in percentuale meno
Il 35% dei lavoratori ticinesi ha una percentuale ridotta
(Ti-Press)
6 ottobre 2026
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Lavorare part-time non conviene da un punto di vista salariale. Questo è ciò che emerge dal nuovo rapporto di ottobre dell’Ufficio di statistica (Ustat). Il confronto salariale tra lavoratori a tempo parziale e lavoratori a tempo pieno mostra che, a parità di tempo d’impiego, i primi percepiscono in media un salario inferiore del 6,1%. Sembrerebbe quindi che i lavoratori a tempo parziale siano svantaggiati. O forse dovremmo dire lavoratrici. Infatti – secondo l’Ustat – sono prevalentemente le donne che ricorrono al tempo parziale, in settori che offrono solitamente retribuzioni minori. L’età risulta anche essere un fattore importante, con un maggior coinvolgimento nel part-time delle classi più giovani e più anziane. Un’analisi più approfondita rivela però che se si confrontano soltanto i salari di lavoratori con caratteristiche simili la situazione cambia: le differenze tra part-time e tempo pieno tendono a scomparire. Non è quindi la percentuale di lavoro che influisce sulla retribuzione bensì il profilo dell’impiegato.

I dati del 2024 mostrano che in Ticino il 65% delle persone salariate lavora a tempo pieno, guadagnando in media 5’456 franchi al mese. Il restante 35% dei salariati lavora invece a tempo parziale e la retribuzione equivalente a tempo pieno è di 5’121 franchi, quindi 335 franchi in meno. La situazione risulta stabile nel tempo. La differenza di salario tra i due gruppi nel 2014 era infatti molto simile. A livello svizzero invece il ricorso al tempo parziale è maggiore (38,5%) così come il divario salariale tra le due modalità d’impiego (7,7%). Ma l’evoluzione nel tempo è diversa. Inoltre dal 2014 l’aumento per i salari a tempo parziale è stato più marcato di quello per i salari a tempo pieno. L’Ustat ipotizza che nell’ultimo decennio siano state soprattutto persone con una retribuzione elevata a scegliere di lavorare part-time, contribuendo così ad alzare la media salariale.

Del tema si è parlato anche ieri in Gran Consiglio, quando è stata approvata la mozione di Evaristo Roncelli (Avanti con Ticino&Lavoro) che chiede al Consiglio di Stato di svolgere un’analisi per capire il vero reddito disponibile al variare delle percentuali di lavoro. La paura dei mozionanti è la seguente: una persona che lavora a tempo parziale potrebbe non essere incentivata ad aumentare la sua percentuale lavorativa perché, aumentando il reddito e di conseguenza perdendo il diritto a determinati sussidi, si ritroverebbe sostanzialmente con lo stesso importo a disposizione a fine mese. Insomma, lavorare di più ma avere in tasca la stessa somma.

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