Mentre la maggioranza vede un nuovo slancio per le relazioni, l'UDC parla di trattato coloniale e mette in guardia sui rischi per la sovranità e il Ticino.
È in pieno svolgimento al Consiglio degli Stati il dibattito di entrata in materia sul pacchetto di accordi con l'UE. Se per i favorevoli, la maggioranza, si tratta di dare nuovo slancio alle relazioni con Bruxelles, per i contrari (UDC) queste intese hanno il sapore di un trattato coloniale.
A nome della commissione di politica estera, Carlo Sommaruga (PS/GE), ha ricordato i profondi legami che ci legano all'Unione europea, primo partner commerciale della Svizzera, e l'importanza del pacchetto all'esame del plenum il cui obiettivo è ridare slancio agli accordi bilaterali esistenti, rafforzandoli. Un "no" rischia di erodere le attuali intese, a detta del "senatore" ginevrino. "È contrario alla realtà", secondo Sommaruga, pensare che si possa rimanere allo statu quo e negoziare in futuro accordo per accordo laddove interessa solo alla Svizzera.
Sommaruga ha anche sottolineato l'ampia consultazione avviata dal Consiglio federale dopo lo stop del 2021 prima di avviare le trattative e il fatto che tale pacchetto non intacca le nostre procedure democratiche. La Svizzera può anche derogare alla ripresa del diritto comunitario nei settori in cui esiste un'intesa; se non c'è accordo, esiste un meccanismo per risolvere le vertenze. Eventuali misure compensatorie - leggi sanzioni - potranno essere adottate dall'UE solo nel settore specifico dell'accordo interessato ed essere proporzionate. Nessuna clausola ghigliottina dunque capace di far cadere tutto il pacchetto. Per Sommaruga si tratta di un progresso rispetto ai negoziati abortiti nel 2021, come lo è anche l'adozione di una clausola di salvaguardia in caso di gravi problemi di ordine economico e sociale in caso di forte immigrazione.
Istituzioni democratiche sotto scacco
Ma proprio nella soluzione delle vertenze che sta l'inghippo, ha replicato il "senatore" Marco Chiesa a nome della minoranza che chiede la non entrata nel merito. A detta del Ticinese, "bisogna guardare in faccia alla realtà". Questi accordi non stabilizzano le relazioni bilaterali, bensì modificano l'essenza stessa del rapporto fra la Svizzera e l'UE a causa della ripresa dinamica della giurisprudenza di Bruxelles, ha dichiarato Chiesa. Anche se potremo dire la nostra, i nostri interessi non verranno considerati prioritari rispetto a quelli degli Stati membri dell'UE, ha sottolineato.
In caso di disaccordo, la Corte di giustizia dell'UE avrà sempre l'ultima parola rispetto al Tribunale arbitrale. Certo, ha aggiunto, la popolazione potrà sempre votare, col rischio però di subire le cosiddette misure compensatorie, ossia sanzioni, ha precisato il "senatore" luganese. Le nostre istituzioni, in caso di accettazione degli accordi, "saranno sotto scacco dell'Unione europea".
Ticino penalizzato
Quale rappresentante del Ticino, Chiesa ha poi spiegato che le decisioni dell'UE non sono astratte, ma hanno un impatto concreto sulla vita di tutti i giorni, come sperimentano i Ticinesi con la libera circolazione delle persone e il numero di frontalieri sempre più numeroso, specie nel settore terziario, provenienti dalla Lombardia, regione con salari sensibilmente più bassi ai nostri.
"I nostri giovani sono in difficoltà", ha affermato il consigliere agli Stati: secondo i dati dell'Organizzazione internazionale del lavoro, il 13% di loro è disoccupato, mentre i lavoratori sopra i 50 anni rischiano di venir sostituiti da uno straniero. Quanto alla clausola di salvaguardia che scatterebbe superata una certa soglia, quest'ultima rischia di venir applicata quando il "danno sarà irreparabile". "Non solo non serve ma è un mero placebo", secondo il consigliere agli Stati luganese.
Referendum obbligatorio
Chiesa ha anche anticipato il dibattito che si terrà domani sul referendum. A suo parere, tenuto conto degli effetti che tali intese avranno sui Cantoni, specie per quanto riguarda le nuove regole sugli aiuti di Stato e il pericolo di un aumento dei costi per l'aiuto sociale (vedi nuove direttive sulla cittadinanza), il pacchetto di stabilizzazione andrebbe sottoposto a referendum obbligatorio (doppia maggioranza popolo e Cantoni), e non solo facoltativo (maggioranza popolo) come chiede il Consiglio federale.
In conclusione, il municipale di Lugano ha parlato della necessità di preservare l'indipendenza della Svizzera e della difesa dei nostri interessi, non di quelli di Bruxelles. Indipendenza che il Ticinese considera a rischio a causa di un pacchetto di accordi che farebbe della Confederazione una colonia. "Sì alla collaborazione, no alla sottomissione", ha concluso.