Ticino

La Magistratura dei minorenni inserita nella Procura? ‘Il governo non lo esclude’

In parlamento la presidente del Consiglio di Stato Carobbio fa il punto sulle riforme della giustizia. Ma le novità sono pochissime. E rimanda al ‘futuro’ Esecutivo

Marina Carobbio Guscetti, in Consiglio di Stato dal 2023
(Ti-Press)
16 settembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Inserire la Magistratura dei minorenni nel Ministero pubblico, come già avvenuto in altri Cantoni? «Il Consiglio di Stato non esclude l’eventuale accorpamento», ha fatto sapere oggi in parlamento la presidente del governo Marina Carobbio, rispondendo a un’interpellanza depositata dai deputati dell’Mps Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini nel gennaio 2025 (sic) sulle riforme della giustizia. Un accorpamento che trasformerebbe la Magistratura dei minori nella «terza sezione specialistica» della Procura, dopo quella che indaga sui reati finanziari e quella che si occupa del perseguimento dei restanti illeciti, i reati cosiddetti di polizia.

Dunque una sola autorità giudiziaria di perseguimento penale per gli adulti e per i minorenni (in entrambi i casi autori o vittime di reati). Uno scenario che permetterebbe anche di risolvere, almeno in parte, il problema della carenza di personale che da anni tocca la stessa Magistratura dei minorenni? Sul punto Carobbio non si è sbilanciata, pur riconoscendo la necessità di un potenziamento dell’ufficio. Accorpamento, sinergie interne al Ministero pubblico e altri aspetti verranno approfonditi, ha indicato la presidente dell’Esecutivo, «dal Consiglio di Stato nella sua nuova composizione», ovvero quando sarà operativo il democentrista Piero Marchesi, che il mese prossimo prenderà il posto del dimissionario ministro della Lega Claudio Zali.

Revisione della procedura di nomina: in consultazione le proposte di Dadò e Speziali

E sarà sempre il governo nella sua «nuova composizione», ha aggiunto Carobbio, che si esprimerà sul «grande tema» della revisione della procedura di nomina dei magistrati. Il Consiglio di Stato ha intanto avviato, per il tramite della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) «l’opportuna e necessaria consultazione presso le autorità interessate» sull’iniziativa parlamentare inoltrata in maggio da Fiorenzo Dadò e Alessandro Speziali. Le proposte principali formulate dai due deputati, rispettivamente del Centro e del Plr, sono le seguenti: Introduzione – per coloro che si candidano per la prima volta a una carica in magistratura – di “un esame scritto”, di “una prova orale” (con le valutazioni “accessibili” all’organo di nomina, cioè al Gran Consiglio) e di “un assessment”; definizione di “una rosa di candidati idonei”; abrogazione del “diritto d’opzione”per i giudici del Tribunale d’appello quando al suo interno si libera un posto.

Una consultazione necessaria e opportuna, per riprendere le parole di Carobbio. E auspicata dai togati, un loro coinvolgimento auspicato già nella fase di elaborazione di questa o quella proposta. Intervenendo ai primi di giugno alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2026/27, il presidente uscente del Tribunale d’appello Giovan Maria Tattarletti era infatti stato piuttosto chiaro. “Nel rendiconto del 2024 – ricordava il giudice – il Tribunale d’appello aveva scritto che altrettanto importante per l’autonomia della giustizia è la partecipazione” della magistratura “alla formazione delle norme concernenti le competenze e l’organizzazione delle autorità giudiziarie, rispettivamente le procedure che le stesse sono chiamate ad applicare”. Una partecipazione che tuttavia, precisava Tattarletti, “non può limitarsi alla possibilità di esprimersi sul progetto”. Dovrebbe invece “tradursi nel coinvolgimento effettivo” delle autorità giudiziarie, “affinché si tenga conto delle loro competenze ed esperienze specifiche”. L’iniziativa di Dadò e Speziali è stata posta in consultazione, dopodiché, ha affermato Carobbio, «il Consiglio di Stato prenderà posizione anche su questo atto parlamentare».

Cantieri aperti e fermi

A parte l’eventuale inserimento della Magistratura dei minorenni nel Ministero pubblico e l’avvio della consultazione sulla ricetta di Dadò e Speziali per riformare la designazione di procuratori e giudici, la presidente del governo non ha fornito altre novità di rilievo legate alle riforme della giustizia ticinese. «Non sono la responsabile in senso stretto della magistratura – ha puntualizzato –. La responsabilità (dopo le dimissioni di Zali, ndr) è stata attribuita al collegio governativo, esercitata dalla mia persona in qualità di presidente del Consiglio di Stato”. Vabbè... Carobbio si è soffermata su alcuni cantieri aperti, anche da tempo. Come quello concernente la riforma delle autorità di protezione, che contempla l’istituzione in Ticino di autorità giudiziarie ad hoc (le Preture di protezione), le quali soppianteranno le Autorità regionali di protezione (Arp, entità amministrative facenti capo ai Comuni). Ebbene, il messaggio governativo sul progetto della legge di procedura che disciplinerà il funzionamento delle nuove preture giace in Gran Consiglio da quasi un anno... Sta di fatto che ancora non si sa né quando né come verrà implementata questa fondamentale riorganizzazione del settore, delicato, delle tutele e curatele.

Potenziamenti, discorso vago

Sull’annosa questione del numero di magistrati del Ministero pubblico, reputato da più parti insufficiente, Carobbio è stata vaga. Il governo, ha detto, «ritiene che la valutazione dell’adeguatezza dell’organico dei procuratori dipenda certamente dal numero di magistrati in servizio, rispetto al volume di dossier da trattare, ma ritiene che questa valutazione debba contemporaneamente considerare la dotazione di risorse complessiva dell’intera filiera della giustizia. Un potenziamento circoscritto a un singolo livello deve essere valutato con attenzione per evitare di trasferire il carico di lavoro ad altre autorità, e questo è uno dei punti centrali delle riforme che vengono portate avanti». Premesso ciò, ha tenuto a precisare che «il governo è consapevole dell’importanza di garantire alla magistratura le risorse necessarie affinché possa svolgere adeguatamente il proprio compito». Di qui l’invito al parlamento a lavorare «insieme» al Consiglio di Stato «per rispondere in maniera efficace ai bisogni che la giustizia ha anche in termini di personale».

Certo, poi come a ogni Preventivo del Cantone anche la magistratura si sentirà dire da Palazzo delle Orsoline che i soldi non ci sono.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali