Ticino

‘Accesso ai lidi, la sicurezza degli allievi non è un dettaglio né un gioco’

Patrick Rusconi (Plr) e cofirmatari interrogano il Consiglio di Stato: ‘Una parte del corpo insegnante ha scelto di venir meno ai propri doveri’

La ‘protesta’ dei docenti fa discutere la politica
(Ti-Press)
9 settembre 2026
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Da Bellinzona al resto del Ticino, il tema dell’accesso degli allievi ai bagni pubblici fa discutere la politica. “La sicurezza non è un dettaglio né un gioco, nulla può essere lasciato al caso, tanto meno quando si tratta della vigilanza su gruppi di minorenni in un ambiente acquatico. Chi antepone la propria comodità a tale principio viene meno, a nostro avviso, ai doveri più elementari della propria funzione”. A rimarcarlo con forza è il deputato liberale radicale Patrick Rusconi in un’interrogazione firmata anche dal coordinatore della Lega Daniele Piccaluga e dal capogruppo democentrista Alain Bühler. Le domande al governo, scrivono i tre granconsiglieri, partono dalla “protesta dei docenti di educazione fisica di alcune scuole cantonali di Bellinzona, i quali hanno deciso di non accompagnare più, provvisoriamente, le proprie scolaresche al Bagno pubblico di Bellinzona durante le prime settimane di settembre”. E questo perché, si ricorda nell’atto parlamentare, “Bellinzona Sport ha introdotto l’obbligo per le scolaresche di entrare e uscire dal Bagno pubblico esclusivamente attraverso la cassa centrale, rinunciando ai più disparati cancelli laterali in uso sino ad allora”. Una prassi, osservano Rusconi e cofirmatari, adottata anche nelle strutture di Locarno e Lugano. A non andare giù ai deputati è il fatto che “una parte del corpo insegnante abbia scelto, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, di venir meno ai propri doveri di accompagnamento e vigilanza degli allievi, quale reazione al mancato accoglimento di una richiesta di deroga alle procedure di sicurezza adottate dalla Città di Bellinzona”.

Ed è per questo che Rusconi e cofirmatari chiedono al Consiglio di Stato se “non ritenga che la sicurezza dei ragazzi che frequentano le scuole cantonali, siano essi in età di obbligo scolastico o meno, costituisca un bene da tutelare di primaria importanza”, se “possa spiegare in che misura sarebbe realmente compromesso lo svolgimento delle lezioni di educazione fisica e delle attività didattiche, ritenuto che già oggi è comunque previsto e necessario un momento di cambio classe affinché i ragazzi arrivino per tempo alla lezione successiva”, se “reputi corretto che un problema organizzativo interno o una divergenza tra le parti possa sfociare in una forma di protesta con conseguenze dirette sugli allievi”, come possa “giustificare o pretendere l’eventuale applicazione, a Bellinzona, di una procedura diversa rispetto a quelle in vigore da anni e con successo presso le strutture di Lugano e di Locarno”, nonché come valuti “che una forma di protesta sia attuata senza che siano preventivamente esaurite tutte le possibilità di dialogo e mediazione interna” e se abbia “autorizzato questa asserita forma di ‘protesta’ a scapito degli allievi”.

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