I socialisti ritirano la proposta ‘Per un salario minimo sociale’ dopo che ad aprile è stato votato il controprogetto e visto che non sono arrivati ricorsi

Nessuna sorpresa. L’iniziativa popolare socialista ‘Per un salario minimo sociale’ è stata ritirata, come previsto dall’accordo politico sul controprogetto approvato in aprile dal Gran Consiglio. Il ritiro formale è avvenuto lunedì, ovvero dopo aver avuto la certezza che non sono stati presentati né referendum né ricorsi contro le modifiche votate dal parlamento il 20 aprile. Lo fa sapere il Partito socialista in una nota inviata alla stampa. “Questo – si legge nel comunicato – significa che il Ticino avrà un salario minimo davvero dignitoso, che raggiungerà la fascia 21,75-22,25 franchi l’ora nel 2029. Un aumento quindi di 1,75 franchi l’ora rispetto all’attuale situazione, che migliorerà la fine del mese di 23mila lavoratori più poveri di almeno 316 franchi mensili”.
Tutto perfetto? Calma. Come ricorda lo stesso Ps, la piena implementazione della volontà del legislatore ticinese è minacciata da una decisione che le camere federali hanno adottato a giugno 2026. Il riferimento è alla cosiddetta ‘mozione Ettlin’, ovvero la proposta del senatore centrista che vuole dare priorità ai salari contenuti nei contratti collettivi dichiarati di obbligatorietà generale su quelli decisi dai Cantoni. “Se ciò si realizzasse – sostengono i socialisti – significherebbe innanzitutto violare la competenza del Canton Ticino in materia di politica sociale, in un attacco al concetto medesimo di federalismo che mai è avvenuto prima”.
Concretamente, circa 4mila delle 23mila persone toccate dalla modifica del salario minimo non riceverebbero l’aumento. “Si tratta soprattutto di lavoratrici e lavoratori attivi nel settore della ristorazione e dell’alberghiero; il 67% dei quali residenti in Canton Ticino”. La mozione Ettlin, va ricordato, prevede che quei Cantoni che hanno fissato remunerazioni minime potranno mantenerle. In Ticino, però, lo scenario definitivo si raggiungerà solo a partire dal 2029 come stabilisce l’accordo politico approvato lo scorso aprile dal Legislativo cantonale.
La questione non è però ancora chiusa, anzi. Dopo l’approvazione della mozione Ettlin da parte del Consiglio nazionale, che ha seguito quanto fatto in precedenza dagli Stati, è stato lanciato un referendum. Sinistra e sindacati non vogliono che i contratti collettivi prevalgano sui salari minimi cantonali.