Ticino

Il Mattino al ‘piccione’ Zali: ‘Adesso anche basta’

Il Domenicale denuncia un eccessivo accanimento nei confronti del consigliere di Stato leghista, ma allo stesso tempo lo invita a farsi subito da parte

‘Nemmeno un grazie’
(Ti-Press)
6 settembre 2026
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Un po‘ di carota e un po’ di bastone. È il trattamento che riserva il Mattino della domenica al consigliere di Stato dimissionario Cluadio Zali al termine di una settimana, quella che si sta per concludere, durante la quale il governo ha “spogliato” Zali delle competenze sul Dipartimento del territorio dopo la notizia di un procedimento nei suoi confronti per reati sessuali. Da un lato il Mattino denuncia un eccessivo “tiro al piccione” nei confronti del consigliere di Stato leghista. Dall'altro, con un trafiletto dal titolo che dice tutto: “Zali, adesso anche basta”, invita il ministro a farsi da parte subito.

Ma facciamo un passo alla volta. Il primo dei due articoli dedicati a Zali appare a pagina 4. “L’impressione – si legge – è che negli ultimi tempi si sia un po’ ecceduto nel tiro al piccione, perdendo di vista alcuni valori fondamentali, a partire dal fatto che Claudio Zali non è un volatile bensì un essere umano, un padre, oltre che un consigliere di Stato che ha dato tanto al Cantone, probabilmente più di altri suoi colleghi che ora lo scaricano come un cencio, sulla base di accuse che sono ancora tutte da dimostrare, mossi forse più dalla volontà di indirizzare l'inestinguibile rabbia popolare su un solo capro espiatorio che da un vero e proprio “senso di giustizia”. Per il Mattino, giornale “non della Lega ma vicino alla Lega” (cit.) negli ultimi tempi “sono purtroppo in molti ad aver sepolto il loro “senso di giustizia” sotto carichi di astio, risentimento e insinuazioni che si sarebbero potute evitare perché chissà che magari nei prossimi mesi non possano ritorcersi loro contro. Claudio Zali può aver commesso degli errori, sarà la giustizia a determinarlo e non i più o meno disinteressati tiratori al piccione”. Questo, come detto, è quanto si può leggere a pagina 4 del domenicale.

Basta però spostare gli occhi un po' più in là, a pagina 5, e i toni cambiano decisamente. “La presunzione di innocenza vale per tutti. Anche per Claudio Zali. Ci sono anzi buoni motivi per ritenere che i due procedimenti penali aperti a suo carico finiranno in niente. Così come in niente sono finite le illazioni sul coinvolgimento di terzi nell’annegamento della ‘donna degli audio’”, premette l'articolo a firma ‘Zio Bill’, che poi passa all'attacco: “Tuttavia, un conto è la questione giudiziaria, altra storia è la situazione politica. Si può comprendere il desiderio di Claudio Zali di non fare nulla che possa assomigliare a un’ammissione di colpevolezza. Specie in relazione al secondo procedimento penale, che riguarda un reato infamante. Ma gli accertamenti giudiziari vanno separati dalla politica. Anticipare di quattro settimane le dimissioni già annunciate non avrebbe significato ammettere alcunché. Sarebbe stata una semplice presa di coscienza del fatto che la permanenza in Governo fino a fine mese è diventata insostenibile. Questo a seguito dell’inaudito sciacallaggio politico e mediatico compiuto sulla vicenda”. Insomma, anche per il Mattino (e per Zio Bill) “la valanga ha assunto dimensioni tali che non
è più pensabile opporsi”. Afferma sempre il domenicale: “Si può solo essere realisti. Davanti alle pressanti richieste, in arrivo da ogni parte, di anticipare di quattro settimane le dimissioni già annunciate, Zali avrebbe potuto decidere di sacrificare un po’ della propria ostinazione e del proprio ego – non della presunzione d’innocenza! – agli interessi delle istituzioni e del Movimento d’appartenenza. E quindi accettare di partire prima, invece che tirare a campare ancora quattro settimane come ministro senza portafoglio; giusta o sbagliata che sia questa sanzione impostagli dai colleghi. Spiace che abbia scelto altrimenti”.

Ma non è mica finita qui. A Zali viene mosso anche un altro rimprovero. “Non risulta che Zali abbia mandato alla Lega un ringraziamento per i 34 anni che, grazie al Movimento, ha potuto trascorrere nelle Istituzioni, occupando cariche importanti. Men che meno una qualche espressione di rincrescimento per il danno arrecato alla Lega”.

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