Ticino

‘Si faccia luce su procedimenti precedenti ed eventuali omissioni istituzionali’

Dopo il ritrovamento senza vita della donna che aveva postato le conversazioni con Zali, l’Mps invia con un’interpellanza una raffica di domande al governo

‘Una vicenda già caratterizzata da numerosi interrogativi di natura istituzionale e giudiziaria’
(Rescue Media)
20 agosto 2026
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Il ritrovamento senza vita della 52enne che aveva reso pubbliche nelle scorse settimane le registrazioni telefoniche riguardanti il consigliere di Stato Claudio Zali “introduce un elemento di gravità eccezionale in una vicenda già caratterizzata da numerosi interrogativi di natura istituzionale e giudiziaria”. A dirlo, in un’interpellanza al governo, sono i deputati del Movimento per il socialismo Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini. Un atto parlamentare in cui i due granconsiglieri chiedono di “fare piena luce sui procedimenti precedenti e su eventuali omissioni istituzionali”.

“Secondo le informazioni rese pubbliche – ricordano Sergi e Pronzini –, la donna, 52enne residente a Melide, è stata trovata priva di sensi nelle acque del lago nel pomeriggio di martedì. I tentativi di rianimazione sono risultati vani. Le autorità hanno comunicato che l’autopsia dovrà chiarire le cause del decesso e che, allo stato attuale, gli inquirenti non intendono escludere alcuna ipotesi”. Il dato, evidenziano in tal senso, “assume particolare rilevanza anche alla luce di un ulteriore fatto, anch’esso di dominio pubblico”. Ovvero: “Circa dieci giorni prima del decesso, la stessa donna aveva denunciato un’aggressione violenta subita a Melide, per la quale aveva dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere”. E precisano: “È evidente che, allo stato attuale, non è possibile affermare alcun collegamento tra l’aggressione denunciata, il decesso e la vicenda concernente Claudio Zali. Sarebbe irresponsabile formulare conclusioni in tal senso prima che gli accertamenti investigativi abbiano stabilito i fatti”. Tuttavia, rimarcano, “proprio per questo la situazione impone il massimo rigore e la massima trasparenza istituzionale”. La donna deceduta, spiegano infatti, “non era una persona estranea alle vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto il consigliere di Stato dimissionario Claudio Zali. È la persona che ha reso pubblici gli audio nei quali Zali si riferiva, tra l’altro, a episodi di violenza nei confronti di una donna e suggeriva il ricorso alla violenza nei confronti di un’altra persona. Gli audio, unitamente ad altri elementi successivamente emersi – tra cui le pressioni esercitate presso l’Ente ospedaliero cantonale a favore della stessa donna – hanno contribuito a determinare una grave crisi politica culminata nelle dimissioni di Zali”. Non solo. “È inoltre noto che la donna aveva già presentato, nel 2021, una denuncia nei confronti di Zali, riferendo fatti che comprendevano, secondo quanto riportato dalla stampa, anche episodi di violenza fisica e di minacce. La querela venne successivamente ritirata”. In più, “la donna aveva segnalato la propria versione dei fatti anche a esponenti politici della Lega”.

Serve una verifica indipendente?

A ciò si aggiunge, scrivono ancora i due deputati, “un elemento che oggi non può essere ignorato: la magistratura ticinese era dunque stata investita in precedenza, in più occasioni e sotto forme diverse, di vicende concernenti la medesima persona e il medesimo contesto relazionale”. Insomma, “alla luce del tragico decesso, appare indispensabile chiedersi se tutti gli elementi allora disponibili siano stati adeguatamente valutati, se le informazioni successivamente emerse siano state messe in relazione con quelle già agli atti e, soprattutto, se vi siano oggi ragioni per procedere a una verifica indipendente e complessiva dell’operato delle autorità che hanno avuto a che fare con le diverse segnalazioni”.

Non si tratta, puntualizzano Sergi e Pronzini, “evidentemente di chiedere al governo di interferire nell’attuale procedimento penale concernente il decesso della donna, né di sostituirsi alla magistratura nelle sue valutazioni investigative”, bensì “di garantire che, in una situazione che coinvolge una persona deceduta dopo aver pochi giorni prima denunciato un’aggressione e che era stata direttamente coinvolta in una vicenda politico-istituzionale di eccezionale gravità, non rimangano zone d’ombra sul funzionamento delle istituzioni e sulla gestione dei procedimenti precedenti”. Stando ai parlamentari, “la questione appare ancora più delicata considerando che il consigliere di Stato, sino alle sue dimissioni, aveva avuto tra le proprie competenze proprio la conduzione politica dei settori della Polizia e della Giustizia”.

L’intervento parlamentare, indica quindi l’Mps, “deve servire non a formulare accuse premature, ma a porre una domanda fondamentale: alla luce dei nuovi e drammatici fatti, le istituzioni ticinesi dispongono ancora di sufficienti garanzie di terzietà per poter escludere che nelle vicende precedenti vi siano state sottovalutazioni, omissioni o conflitti di interessi?”.

Sergi e Pronzini rammentano inoltre che “la vigilanza sui magistrati compete al Consiglio della magistratura, mentre il Gran Consiglio esercita l’alta vigilanza sulle autorità giudiziarie, in particolare attraverso la commissione ‘Giustizia e diritti’. È dunque necessario che il governo chiarisca quali iniziative intenda assumere affinché la morte di una persona che si trovava al centro di una vicenda politico-istituzionale di tale gravità non venga trattata come un fatto separato dal contesto, senza che siano stati previamente verificati con attenzione tutti gli elementi disponibili”. Al tempo stesso, “proprio la delicatezza della situazione impone di evitare qualsiasi automatismo o insinuazione: non si chiede di stabilire oggi un collegamento tra i diversi episodi, ma di verificare in modo indipendente se un tale collegamento possa essere escluso sulla base di accertamenti completi e credibili”. E sanciscono: “Solo un accertamento indipendente, completo e trasparente potrà infatti restituire piena fiducia nelle istituzioni e consentire di stabilire se, nelle diverse fasi di questa vicenda, tutto quanto era necessario fare sia stato effettivamente fatto”.

Le domande

Ciò premesso, i due deputati dell’Mps entrano nel merito delle domande al governo. Chiedono innanzitutto al Consiglio di Stato “quali informazioni abbia ricevuto in merito all’aggressione denunciata dalla donna nei giorni precedenti il suo decesso e quali autorità cantonali siano state coinvolte nella relativa gestione”, se sia “in grado di confermare che, in occasione della denuncia dell’aggressione, la donna abbia fornito agli inquirenti indicazioni concernenti le proprie ipotesi sui possibili mandanti”, quali siano, “allo stato attuale, le informazioni di cui dispone circa la natura e le circostanze del decesso”, se possa “confermare che nessun elemento attualmente disponibile consente di stabilire un collegamento tra l’aggressione denunciata dalla donna, il suo successivo decesso e la vicenda concernente Claudio Zali”. Ma anche: “Considerato che la donna aveva già denunciato in passato Claudio Zali e che tale procedimento si era concluso con un non luogo a procedere dopo il ritiro della querela, quanti e quali procedimenti, segnalazioni o interventi delle autorità cantonali hanno riguardato la donna, Claudio Zali o persone direttamente coinvolte nella vicenda dal 2017 a oggi? Quali non luoghi a procedere sono stati pronunciati nell’ambito di tali vicende, da quali autorità e sulla base di quali circostanze essenziali? Il governo ritiene che tali procedimenti possano oggi essere oggetto di una verifica sotto il profilo della completezza degli accertamenti allora effettuati? Alla luce dei nuovi fatti, ritiene opportuno che il Consiglio della magistratura proceda a una verifica indipendente sull’operato delle autorità giudiziarie che, negli anni precedenti, sono state investite delle segnalazioni e delle denunce presentate dalla donna?”. Non da ultimo, Sergi e Pronzini sollecitano il governo se intenda “segnalare formalmente al Consiglio della magistratura e, per quanto di competenza, alla commissione ‘Giustizia e diritti’ del Gran Consiglio, la necessità di valutare l’esercizio dell’alta vigilanza sulla gestione delle precedenti vicende giudiziarie concernenti la donna e il contesto della vicenda Zali”, se, “considerato il coinvolgimento, sino a poche settimane fa, del consigliere di Stato dimissionario Zali nella conduzione politica dei settori della Polizia e della Giustizia, ritenga necessario che gli accertamenti relativi ai fatti precedenti e agli eventuali collegamenti tra i diversi episodi siano affidati, ove possibile, a un’autorità o a magistrati che offrano garanzie particolarmente rafforzate di indipendenza e terzietà”, se ritenga necessario promuovere, nelle forme consentite dall’ordinamento, un accertamento indipendente e complessivo non soltanto sul decesso odierno, ma anche sulla gestione istituzionale delle precedenti segnalazioni riguardanti la donna, in modo da escludere definitivamente eventuali omissioni, sottovalutazioni o conflitti di interessi”, nonché “quali ulteriori iniziative intenda adottare affinché, alla luce dei fatti nuovi e drammatici, sia garantito il pieno accertamento della verità, senza pregiudicare le indagini penali in corso né anticipare responsabilità individuali”.

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