Dopo il ritrovamento senza vita della donna che aveva postato le conversazioni con Zali, l’Mps invia con un’interpellanza una raffica di domande al governo

Il ritrovamento senza vita della 52enne che aveva reso pubbliche in luglio le telefonate da lei registrate (abusivamente) con Claudio Zali, i cui contenuti hanno innescato le dimissioni del ministro leghista con effetto da fine settembre, “introduce un elemento di gravità eccezionale in una vicenda già caratterizzata da numerosi interrogativi di natura istituzionale e giudiziaria”. A sostenerlo, in un’interpellanza al governo, sono i deputati del Movimento per il socialismo Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini. Un atto parlamentare in cui i due granconsiglieri chiedono di “fare piena luce sui procedimenti precedenti e su eventuali omissioni istituzionali”.
Ad assumere particolare rilevanza, evidenzia in tal senso l’Mps, anche la denuncia di un’aggressione violenta subìta dalla donna a Melide un paio di settimane prima del decesso avvenuto nelle acque del Ceresio. Precisano i due deputati: “È evidente che, allo stato attuale, non è possibile affermare alcun collegamento tra l’aggressione denunciata, il decesso e la vicenda concernente Claudio Zali. Sarebbe irresponsabile formulare conclusioni in tal senso prima che gli accertamenti investigativi abbiano stabilito i fatti”. Tuttavia, rimarcano, “proprio per questo la situazione impone il massimo rigore e la massima trasparenza istituzionale”. A ciò si aggiunge, scrivono ancora i due deputati, la querela della donna nei confronti di Zali presentata nel 2021 e poi ritirata. Un elemento “che oggi non può essere ignorato: la magistratura ticinese era dunque stata investita in precedenza, in più occasioni e sotto forme diverse, di vicende concernenti la medesima persona e il medesimo contesto relazionale”. Insomma, “alla luce del tragico decesso, appare indispensabile chiedersi se tutti gli elementi allora disponibili siano stati adeguatamente valutati, se le informazioni successivamente emerse siano state messe in relazione con quelle già agli atti e, soprattutto, se vi siano oggi ragioni per procedere a una verifica indipendente e complessiva dell’operato delle autorità che hanno avuto a che fare con le diverse segnalazioni”. Non si tratta, puntualizzano Sergi e Pronzini, “evidentemente di chiedere al governo di interferire nell’attuale procedimento penale concernente il decesso della donna, né di sostituirsi alla magistratura nelle sue valutazioni investigative”, bensì “di garantire che, in una situazione che coinvolge una persona deceduta dopo aver pochi giorni prima denunciato un’aggressione che era stata direttamente coinvolta in una vicenda politico-istituzionale di eccezionale gravità, non rimangano zone d’ombra sul funzionamento delle istituzioni e sulla gestione dei procedimenti precedenti”. L’intervento parlamentare, indica quindi l’Mps, “deve servire non a formulare accuse premature, ma a porre una domanda fondamentale: alla luce dei nuovi e drammatici fatti, le istituzioni ticinesi dispongono ancora di sufficienti garanzie di terzietà per poter escludere che nelle vicende precedenti vi siano state sottovalutazioni, omissioni o conflitti di interesse”? Per Sergi e Pronzini, “è dunque necessario che il governo chiarisca quali iniziative intenda assumere affinché la morte di una persona che si trovava al centro di una vicenda politico-istituzionale di tale gravità non venga trattata come un fatto separato dal contesto, senza che siano stati previamente verificati con attenzione tutti gli elementi disponibili”. E sanciscono: “Solo un accertamento indipendente, completo e trasparente potrà infatti restituire piena fiducia nelle istituzioni e consentire di stabilire se, nelle diverse fasi di questa vicenda, tutto quanto era necessario fare sia stato effettivamente fatto”.