Ticino

I Verdi: ‘Se quegli audio sono autentici, Claudio Zali deve dimettersi’

Gli ecologisti a testa bassa: ‘Nel frattempo, lasci la responsabilità di polizia e magistratura. La violenza contro le donne non può essere banalizzata’

Il ministro nella bufera
(Ti-Press)
23 luglio 2026
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“Claudio Zali deve dimettersi”. Dopo l'esplosione del caso delle registrazioni che vede coinvolto il direttore del Dipartimento del territorio e presidente del Consiglio di Stato, con la richiesta di chiarimenti dei presidenti di Centro, Plr e Ps sfociata in un contrattacco con cui Zali ha annunciato querele diffuse, oggi è il turno dei Verdi. Che vanno giù pesantissimi.

Con un comunicato firmato dal capogruppo Matteo Buzzi e dalla presidente del gruppo al Consiglio nazionale Greta Gysin, infatti, esprimono profondo sconcerto per quanto emerso dalle registrazioni audio diffuse in queste ore e ritenute autentiche da diverse fonti. Si tratta di dichiarazioni di estrema gravità, che richiedono un chiarimento immediato, completo e credibile da parte di Claudio Zali”. Queste frasi, anche se pronunciate in una conversazione privata, “pongono un evidente problema di credibilità istituzionale. La questione della liceità della registrazione e della sua diffusione è distinta e dovrà essere valutata dalle autorità competenti. Sul piano politico resta tuttavia la gravità delle affermazioni attribuite a un membro del governo”.

Per i Verdi, “chi è chiamato a dirigere la Polizia cantonale e la Magistratura deve incarnare in modo inequivocabile il rispetto delle leggi e dello Stato di diritto, nonché il rifiuto di ogni forma di violenza. Soprattutto la violenza contro le donne non può mai essere banalizzata o evocata con leggerezza: è un fenomeno strutturale che le istituzioni hanno il dovere di contrastare con fermezza, anche attraverso l’esempio di chi le rappresenta”.

Per questo motivo i Verdi chiedono a Claudio Zali “di chiarire pubblicamente e senza reticenze quanto emerso e, nel frattempo, di fare un passo indietro dalle responsabilità sulla Polizia cantonale e sulla Magistratura. Qualora l’autenticità e il contenuto delle registrazioni venissero confermati, riteniamo che Claudio Zali non potrebbe più continuare a esercitare la funzione di consigliere di Stato e dovrebbe pertanto rassegnare le dimissioni”.

Questa richiesta di un passo indietro, per gli ecologisti, “è giustificata anche dall’apertura di un procedimento penale per abuso di autorità e tentata coazione riguardo al caso del 14enne incarcerato alla Farera”, come anticipato oggi da ‘laRegione’. Insomma, “fare un passo indietro è oggi un atto di responsabilità nei confronti delle istituzioni che rappresenta, delle collaboratrici e dei collaboratori dei settori posti sotto la sua responsabilità e della fiducia che la popolazione deve poter riporre nel governo”.

L'opinione dei Verdi è netta: “Fino a quando i fatti non saranno pienamente chiariti, è inconcepibile che la conduzione della Polizia cantonale e della Magistratura rimanga nelle mani di una persona alla quale vengono attribuite affermazioni di questo tenore. Qualora Claudio Zali non rinunciasse spontaneamente a tali responsabilità, i e le Verdi del Ticino esortano il Consiglio di Stato a revocargliele senza indugio”. Ricordando un precedente ricordato da molti nei corridoi della politica in questi giorni: “Per la stessa ragione, queste competenze non possono semplicemente essere restituite a Norman Gobbi. Le gravi zone d’ombra istituzionali emerse negli ultimi anni attorno alla gestione del suo incidente stradale e al funzionamento degli apparati a lui politicamente subordinati hanno già compromesso la fiducia necessaria per dirigere Polizia e Magistratura”.

Quindi, ora, “Il Consiglio di Stato deve assumersi pienamente la propria responsabilità collegiale. La popolazione ticinese ha diritto a responsabili politici credibili, integri e al di sopra di ogni sospetto. La credibilità delle istituzioni e la lotta contro la violenza non ammettono ambiguità. In attesa che i fatti vengano pienamente chiariti, fare un passo indietro rappresenta un atto di responsabilità e di rispetto verso le istituzioni. Se quanto emerso dovesse trovare conferma, le dimissioni diventerebbero una conseguenza inevitabile”.

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