Ticino

Giudice ammonita dal Cdm per una storia su Instagram

Da Ferroni un atteggiamento negligente e superficiale che costituisce un atto di leggerezza che non trova nessuna giustificazione plausibile’

‘Una violazione dei doveri del magistrato’
(Ti-Press)
17 luglio 2026
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Ammonita dal Consiglio della magistratura. Se l’è cavata con la sanzione disciplinare più lieve la giudice supplente della Corte di appello e revisione penale Chiara Ferroni. La decisione dell’autorità di vigilanza si riferisce a una storia pubblicata a inizio dicembre 2025 sull’account Instagram della magistrata – che all’epoca contava 882 follower – e segnalata da terzi allo stesso Cdm. Storia, rimasta visibile per almeno ventidue ore, sulla quale si leggeva: “La cosa ironica è che se 5-6 anni fa fossi stata tr(emoticon)a la metà di quanto sei oggi, saresti riuscita a tenerti il marito. E invece no (emoticon). Chiedo scusa, oggi mi è caduta anche la corona, insieme al resto… (emoticon)”. Ed è “ritenendo che i fatti potessero avere potenzialmente rilevanza disciplinare” che il Cdm ha aperto lo scorso 15 dicembre un procedimento nei confronti di Ferroni.

Stando alla giudice, scrive il Cdm nella decisione datata 16 luglio, “il contenuto comparso nelle sue storie Instagram sarebbe stato creato da una terza persona e ricondiviso per errore” al posto di inviarlo “in chat privata a un caro amico”. Insomma, “si sarebbe trattato di un atto del tutto involontario favorito dalla disposizione delle icone dei contatti vicino” all’opzione ‘aggiungi alla storia’. Il tutto mentre Ferroni “era intenta a pulire un accessorio del suo cavallo”.

“Di principio – osserva il Cdm nelle sue valutazioni – l’uso di social media è ammesso anche per i magistrati, poiché si tratta di strumenti che fanno ormai parte della vita quotidiana di ogni cittadino”. Ma c’è un ma: “La libertà di espressione su tali mezzi di comunicazione è tuttavia vincolata dal suo dovere di riserbo e dall’obbligo di non mettere a repentaglio la propria immagine o quella della magistratura”. I magistrati devono in effetti “dare prova di prudenza e circospezione in merito al linguaggio e ai toni da loro utilizzati” e “partire dal presupposto che quanto postano non resta nella stretta cerchia delle loro conoscenze private”. Non solo. “Visti i pericoli, un magistrato ha l’obbligo di padroneggiare anche dal punto di vista tecnico i social media”.

Non usa quindi mezzi termini il Cdm nel motivare la sua decisione: “È indiscutibile che il post in questione sia in grado di mettere in cattiva luce la figura di magistrato di Chiara Ferroni e di riflesso quella della magistratura ticinese”. E aggiunge: “Visti i contenuti del messaggio, si imponeva in ogni caso una maggiore cautela della sua condivisione. Questo atteggiamento negligente e superficiale – sancisce – costituisce una violazione dei doveri del magistrato che è tenuto a evitare qualsiasi atto che possa mettere a repentaglio la sua immagine pubblica di rappresentante dell’istituzione giudiziaria”. Di più. “Costituisce un atto di leggerezza che non trova nessuna giustificazione plausibile”. La decisione del Cdm può essere impugnata davanti alla Commissione di ricorso sulla magistratura.

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