È quello che chiede il Plr con una serie di atti parlamentari a livello federale e cantonale. ‘Si imiti il modello danese’

Una politica dell’asilo temporanea e orientata al rimpatrio, simile al ‘modello danese’. È il cambio di paradigma che chiede il Partito liberale radicale. Ora, dopo una mozione di Alex Farinelli al Consiglio nazionale e di Damian Müller agli Stati, questa offensiva arriva anche sul piano cantonale. Con una interrogazione interpartitica di Natalia Ferrara (Plr) sottoscritta anche da esponenti di Lega, Udc e Centro si vuole infatti sapere quali siano i margini di manovra per il Cantone. “Negli ultimi anni il Ticino in particolare, insieme ad alcuni altri Cantoni svizzeri, è confrontato con una forte pressione legata al sistema attuale dell’asilo, con ripercussioni dirette sia sulla capacità delle strutture cantonali e comunali di accoglienza, sia sui costi a carico della collettività e, di conseguenza, sull’accettazione complessiva da parte della popolazione residente rispetto alla politica d’asilo”, afferma l’atto parlamentare. “Il numero di persone richiedenti l’asilo, la durata delle procedure, le difficoltà nell’esecuzione dei rimpatri e l’onere crescente per assistenza, alloggio, integrazione e sicurezza gravano in primo luogo sui Cantoni e sui Comuni”.
Ecco quindi la richiesta: una politica d’asilo maggiormente orientata alla temporaneità della protezione e al ritorno effettivo delle persone non più bisognose di protezione potrebbe contribuire ad alleggerire in modo sostanziale questo carico e a preservare al contempo il centrale carattere umanitario dell’asilo. Come ha fatto la Danimarca, paese che il Plr prende come riferimento nella richiesta inoltrata al Consiglio federale tramite una mozione di Farinelli per una revisione globale del diritto in materia di asilo e stranieri. “Nel 2025 – scrive Farinelli – la Svizzera ha registrato 25’781 domande d’asilo, mentre la Danimarca, con obblighi internazionali comparabili, ne ha contate solo 1’959. Nel 2015, la Danimarca registrava ancora oltre 21’000 domande. Il forte calo non è il risultato di una singola misura, ma di un cambiamento di paradigma: la protezione è anzitutto temporanea e l’obiettivo principale non è l’integrazione duratura, bensì il ritorno quando la situazione nel Paese d’origine lo consente”. Messo in chiaro il contesto, al Consiglio di Stato si chiede se un eventuale cambiamento come auspicato da Farinelli vada o meno negli interessi del Ticino e quali sono invece, ad oggi, gli strumenti in mano al Ticino per orientare maggiormente la gestione dell’asilo verso la temporaneità della protezione e il ritorno. Non solo, si vuole anche sapere se l’Esecutivo cantonale è disposto a impegnarsi per portare avanti questo cambio di paradigma.