Sertori assicura che il blocco annunciato dal Canton Ticino non ha effetti immediati; la disputa sul contributo sanitario del 3% sarà affrontata da Roma e Berna
Il blocco dei ristorni minacciato dal Canton Ticino "non ha effetti immediati, i nostri Comuni possono stare tranquilli, perché quelli pagati sono relativi a due anni fa" e un accordo "riusciremo a trovarlo, i rapporti bilaterali sono ottimi e con gli amici svizzeri siamo sempre stati in grado di trovare delle soluzioni. A patto però che il confronto avvenga su un piano di leale collaborazione. Non ci si può sedere a un tavolo e minacciare di non versare quanto è dovuto". Così l'assessore della Regione Lombardia agli Enti locali Massimo Sertori sulla polemica innescata da Bellinzona sul contributo per le spese sanitarie del 3% dei vecchi frontalieri.
"Il Ticino - spiega Sertori - ritiene che questo contributo sia lesivo della revisione degli accordi italo-svizzeri del 1974 e per questo hanno sospeso in via preventiva il 50% dei ristorni. Ovviamente, è una loro versione. Fra l'altro lesiva di un accordo internazionale fra Italia e Svizzera. Quindi saranno Roma e Berna a dover affrontare la situazione".
"Prendo atto - aggiunge - dell'incontro che c'è stato tra il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e la consigliera federale Karin Keller-Sutter. Sono convinto che si possa trovare una soluzione, a patto di confrontarsi alla pari".
E comunque "non è corretto - osserva - parlare di 'tassa sulla salute'. I frontalieri fino al 2000 hanno sempre pagato. Poi sono cambiate un po' le cose. Dal 2000 in poi, i lavoratori frontalieri possono optare o per il servizio sanitario svizzero o per quello italiano. Se optano per il primo - conclude - pagano un'assicurazione privata che costa minimo 350 franchi al mese. Se scelgono per quello italiano, per un vuoto normativo, hanno l'assistenza sanitaria gratuita per loro e anche per i familiari a carico".