Ticino

‘Uber, concorrenza sleale ai danni dei tassisti ticinesi?’

Dopo le proteste di giovedì scorso, Omar Balli (Lega) e cofirmatari chiedono con un’interrogazione chiarezza al Consiglio di Stato

Dalle strade ai banchi della politica
(Keystone)
30 giugno 2026
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Dalle strade ai banchi della politica e, per direttissima, fino sulle scrivanie del governo ticinese. Le recenti proteste dei tassisti per le vie di Bellinzona nei confronti di Uber per concorrenza sleale hanno attivato alcuni deputati della Lega (primo firmatario Omar Balli) che, con un’interrogazione, chiedono lumi al Consiglio di Stato.

La manifestazione di giovedì, scrivono quindi i granconsiglieri, “ha riportato all’attenzione pubblica una situazione che da tempo suscita forti preoccupazioni nel settore del trasporto professionale di persone”. E spiegano: “Secondo gli operatori, l’attività svolta attraverso la piattaforma Uber starebbe determinando una crescente distorsione del mercato, con tariffe che molti professionisti giudicano incompatibili con i costi di un’attività esercitata nel pieno rispetto degli obblighi fiscali, previdenziali, assicurativi cantonali. A ciò si aggiungono le segnalazioni relative all’impiego di conducenti provenienti da altri Cantoni e il timore di un progressivo indebolimento del tessuto economico locale”. In tal senso, aggiungono, “la tutela dell’innovazione non può prescindere dal rispetto delle regole comuni. Quando operatori che svolgono la medesima attività sono soggetti a obblighi differenti, il rischio è quello di compromettere la parità di trattamento, penalizzando le imprese e i lavoratori che rispettano integralmente la normativa vigente. È pertanto interesse pubblico garantire un quadro regolatorio equilibrato, capace di coniugare innovazione, tutela dei consumatori e concorrenza leale”.

Le domande

Ciò premesso, i leghisti chiedono dunque al governo se condivida “la preoccupazione che l’attuale situazione possa determinare una sostanziale disparità concorrenziale tra i taxi tradizionali e gli operatori attivi tramite piattaforme digitali”, quali “verifiche siano state effettuate negli ultimi tre anni sul rispetto della legislazione cantonale e federale da parte degli operatori che lavorano tramite Uber”, quanti controlli abbiano “riguardato autorizzazioni, condizioni di lavoro, assicurazioni sociali, rispetto degli obblighi fiscali e licenze professionali e con quali risultati”. Ma anche se disponga “di elementi che consentano di escludere fenomeni di dumping tariffario o di dumping salariale”, “quanti conducenti Uber autorizzati operino stabilmente in Ticino e quanti provengano da altri cantoni” e se “ritenga che tale fenomeno possa incidere negativamente sull’occupazione locale”. Tra le altre domande, Balli e cofirmatari chiedono anche al governo se abbia “valutato di proporre una legislazione più uniforme che limiti distorsioni fra regolamenti comunali”.

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