Per il Consiglio degli Stati gli stranieri non dovrebbero poter ottenere un nullaosta se condannati in passato per reati gravi, anche all’estero

Il caso Ticino sta facendo scuola: in futuro, gli stranieri non dovrebbero poter ottenere un permesso di dimora se sono stati condannati in passato per reati gravi, anche all’estero. Ne è convinto il Consiglio degli Stati che ha accolto oggi (26 voti a 11) una mozione del deputato democentrista Marco Chiesa in tal senso. Martedì il Nazionale aveva approvato un atto simile.
Da oltre dieci anni il Ticino richiede sistematicamente il casellario giudiziario di tutti gli stranieri, compresi i cittadini dell’Unione europea (Ue) e dell’Associazione europea di libero scambio (Aels), che fanno domanda per un permesso di dimora. A far propendere il plenum verso la soluzione ticinese è un fatto di cronaca: l’arresto qualche mese fa per attività mafiosa di un 52enne italiano residente a Roveredo. All’uomo era stato negato il permesso da Bellinzona, ma lo aveva ottenuto da Coira.
Per Chiesa, “chiedere l’estratto del casellario giudiziale è ragionevole”. Si tratta di “una regola elementare di prudenza”, a parere del ticinese, secondo cui “l’ingenuità in materia di sicurezza non è una virtù per le istituzioni. Purtroppo, tale prassi non è applicata dappertutto in Svizzera, benché la criminalità non conosca frontiere cantonali”, sottolinea.
Prendendo la parola, il consigliere federale Beat Jans ha ricordato che “i precedenti penali noti vengono presi in considerazione durante l’esame di una richiesta di soggiorno. E questo anche se i reati sono stati commessi all’estero. Una pratica sistematica di questo tipo non sarebbe tuttavia conforme all’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Ue”. A detta di Jans, la mozione di Chiesa, “così com’è, è insomma inutile”. Ad ogni modo, precisa il ministro di giustizia e polizia, il Consiglio federale vorrebbe discutere con Bruxelles l’eventuale adesione della Svizzera al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (Ecris) e a quello per i cittadini di Paesi terzi (Ecris-Tcn). “Ciò fornirebbe – afferma Jans – uno strumento efficace nell’ambito dei procedimenti penali”.
Subito dopo aver approvato la mozione di Chiesa, il plenum ha accolto anche quella del democentrista Pirmin Schwander (Svitto) – 27 voti a 11 – che chiede al Consiglio federale di ampliare l’elenco dei Paesi di origine sicuri per il rimpatrio degli stranieri in situazione irregolare. Schwander intende includere nella lista l’Algeria, l’Egitto, il Marocco, la Tunisia e la Turchia. La stessa Ue ha ampliato l’elenco quest’anno, fa notare Schwander. Anche in questo caso il governo era contro la mozione. Nessuno Stato citato soddisfa i criteri di ‘Paese sicuro’ applicati dalla Svizzera, afferma Jans. Sempre martedì, il Consiglio nazionale aveva approvato un atto parlamentare simile, rifiutando tuttavia di includere la Turchia fra i Paesi considerati sicuri.