Presentata una mozione interpartitica sulla sospensione (totale o parziale) dei ristorni

Continua a far discutere la cosiddetta ‘tassa sulla salute’ e la sua possibile, e da taluni considerata certa, violazione dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri tra Italia e Svizzera. Il balzello – che il parlamento italiano ha approvato ma che non è ancora entrato in vigore nelle regioni di frontiera e che chiamerebbe alla cassa i ‘vecchi’ frontalieri – stando a quanto emerso dalla perizia commissionata dal governo ticinese al professor Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friborgo, non sarebbe infatti una tassa, ma un’imposta. Questo è quanto era stato comunicato a inizio mese dal Consiglio di Stato. A tornare alla carica ci pensa ora la deputata del Plr Cristina Maderni con una mozione sottoscritta anche dai centristi Fiorenzo Dadò e Gianluca Padlina, dai leghisti Daniele Piccaluga e Andrea Sanvido e dai liberali radicali Alessandro Speziali e Matteo Quadranti.
L’atto parlamentare, che fa perno su una precedente mozione dai contenuti analoghi, sollecita il governo a darvi seguito in particolare per quanto concerne la sospensione totale o parziale del riversamento all’Italia della quota dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri, facendo valere la possibile violazione dell’articolo 9 dell’Accordo sui frontalieri che, evidenzia Maderni, “prevede chiaramente che i cosiddetti ‘vecchi frontalieri’ siano imponibili esclusivamente nello Stato in cui esercitano l’attività lavorativa, ossia in Svizzera”. I mozionanti chiedono inoltre al Consiglio di Stato di “attivarsi, tramite le competenti autorità federali, affinché venga formalmente valutata anche la compatibilità della ‘tassa sulla salute’ con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea”, di “promuovere presso la Confederazione e le autorità italiane le necessarie iniziative diplomatiche e istituzionali volte a chiarire e contestare, se del caso, i profili di incompatibilità della misura con i principi di libera circolazione e di non discriminazione”, nonché di “informare il Gran Consiglio sugli sviluppi delle verifiche giuridiche e diplomatiche concernenti tanto l’accordo fiscale sui frontalieri quanto il rispetto dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone”.
“La tassa sanitaria italiana – fanno notare a complemento i granconsiglieri –, pur non essendo formalmente fondata sulla nazionalità, colpisce in modo specifico i lavoratori frontalieri che esercitano la propria attività professionale in Svizzera. Essa determina pertanto un onere economico aggiuntivo direttamente collegato all’esercizio di un’attività lavorativa transfrontaliera”.