Un sondaggio promosso dalla Supsi indaga la percezione dei residenti in Ticino su sostenibilità ed equità delle politiche di decarbonizzazione

Valutare l’equità e la sostenibilità delle politiche di decarbonizzazione grazie al contributo dei residenti in Ticino. È l’obiettivo che si pone il progetto di ricerca ‘Transizioni verso una società a zero emissioni’ promosso dalla Supsi, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, che indagherà come la popolazione ticinese percepisca i costi e l’equità della transizione climatica. Il tutto attraverso un sondaggio recapitato in questi giorni per posta a 4mila residenti estratti a sorte per raccogliere opinioni sulla decarbonizzazione del cantone e sulle misure necessarie per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Diverse migliaia di residenti che rappresentano però solo una porta d’accesso al questionario che è infatti aperto non solo al loro entourage, ma anche a tutta la popolazione residente.
A contestualizzare il progetto di ricerca ci pensa Lorenzo Di Lucia, docente-ricercatore presso il Centro competenze management e imprenditorialità della Supsi. «Canton Ticino e Confederazione – spiega – hanno obiettivi ambiziosi in tema climatico di azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Obiettivi rispetto cui non sono però ancora state stabilite chiare politiche pubbliche». In altri termini, «nonostante ci sia qualche idea, penso per esempio al Pecc, il Piano energetico e climatico cantonale, che è attualmente sotto esame del governo, i costi totali previsti per raggiungere questi obiettivi sono difficili da quantificare, anche se si stima almeno un raddoppio delle spese pubbliche per il settore energetico». Parallelamente, poi, anche i privati saranno sempre più sollecitati a investire nella transizione. In quest’ambito il Pecc ipotizza un costo di oltre 4 miliardi da qui al 2050. Troppo spesso, aggiunge ancora Di Lucia, «le politiche climatiche sono sviluppate a tavolino in maniera molto tecnica da esperti, senza quindi considerare gli aspetti di giustizia sociale». Aspetti su cui si focalizza questo progetto di ricerca. E il docente-ricercatore non è a corto di esempi: «Per ridurre le emissioni nelle abitazioni si parla di introdurre tutta una serie di tecnologie, cambiare le fonti di riscaldamento e via dicendo. Aspetti fondamentali della vita quotidiana che hanno impatti tangibili sulle persone, anche soltanto dal punto di vista finanziario. I cittadini però non vengono coinvolti e i cambiamenti vengono calati loro dall’alto».
È dunque qui che si inserisce il progetto di ricerca che, riprende Di Lucia, «utilizza un modello dinamico per definire quali saranno gli impatti sui settori economici e su salute e socialità dei cambiamenti climatici e dei costi delle eventuali politiche di decarbonizzazione a lungo termine in Ticino». Ed è proprio a questo che punta il questionario: «Andare a capire in Ticino cosa significhino giustizia climatica e giustizia sociale, nonché come dovrebbero essere distribuiti costi e benefici di questo processo». In estrema sintesi: chi dovrebbe pagare e chi dovrebbe beneficiarne di più. In base a quanto emergerà, indica il docente-ricercatore, «potremmo valutare diverse politiche per raggiungere sempre lo stesso obiettivo al 2050, ma attraverso altre strade».
Il progetto è finanziato dal Fondo nazionale svizzero attraverso il programma Bridge Discovery. Programma, specifica Di Lucia, «che ambisce a portare nella società conoscenze scientifiche». L’obiettivo del progetto di ricerca, come detto, è valutare l’equità e la sostenibilità delle politiche di decarbonizzazione e, in questo ambito, i ricercatori hanno raccolto il parere di associazioni attive nei settori sociali ed economici rispetto agli obiettivi e alle misure per contrastare i cambiamenti climatici. Da qui, osserva, «è emerso come la decarbonizzazione venga percepita soprattutto come un potenziale rischio per l’economia e per il benessere materiale dei cittadini, più che come un’opportunità per promuovere la protezione della natura, stili di vita sostenibili e una maggiore autosufficienza del cantone».
Il tema della sostenibilità energetica e dei suoi costi, come noto, ha già acceso più volte il dibattito pubblico in Svizzera: nel 2021 il popolo ha bocciato la legge sulla CO2, che mirava a introdurre maggiori tasse sui consumi, e lo scorso anno è stata respinta l’iniziativa per il futuro, che prevedeva di finanziare la transizione climatica con un’imposizione elevata sulle eredità di oltre 50 milioni. Ed è per questo che Di Lucia evidenzia che «senza un adeguato consenso della popolazione, le riforme per finanziare la transizione a una società climaticamente neutrale possono incontrare difficoltà di attuazione». E precisa: «In questo momento è importante non approcciarsi al clima solo come a un’emergenza, anche se lo è innegabilmente. Se parliamo di emergenze, è presto detto che ognuno abbia priorità diverse. È normale che sia così». Per il docente-ricercatore è dunque necessario «vedere questo sondaggio come un’occasione per cambiare le cose senza usare toni reboanti». Il nodo resta quindi ora capire quali siano i cambiamenti sentiti e auspicati dai cittadini.
Il sondaggio è stato trasmesso negli scorsi giorni a 4mila persone, ma è anche accessibile dal sito della Supsi. I risultati delle interviste alle associazioni e del questionario alla popolazione saranno resi pubblici l’anno prossimo. Nel frattempo, all’indirizzo tisdg.org, è stata messa a disposizione una pagina con una selezione di indicatori che illustrano l’andamento storico della sostenibilità sociale, economica e ambientale del Canton Ticino, in linea con gli obiettivi internazionali fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.