Ticino

‘Cari Riget e Durisch, non c'è proprio niente di cui indignarsi. È ora di lavorare e non fare gli schizzinosi’

Fiorenzo Dadò rivendica lo ‘spacchettamento’ delle iniziative sulle casse malati. ‘Due proposte di finanziamento ed eventualmente le urne’

‘Non dicano di agire solo sulle entrate’
(Ti-Press)
6 maggio 2026
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«Cara Riget e caro Durisch, non c’è proprio niente per cui indignarsi. Nessuno scandalo, nessun tradimento della volontà popolare, nessun giochetto. Ora c’è da lavorare, darsi da fare, senza porre veti e fare gli schizzinosi». Davanti al suo comitato cantonale il presidente del Centro Fiorenzo Dadò rivendica con orgoglio l'idea di ‘spacchettare’ le due iniziative sulle casse malati, quella leghista per la deducibilità integrale dei premi e quella socialista per limitarli al 10 percento del reddito disponibile. «Gli iniziativisti dovrebbero solo essere contenti che il nostro partito si è mosso, perché stiamo dando loro una mano in una situazione di immobilismo e veti incrociati nella quale si erano cacciati con le loro stesse mani. La maggioranza assoluta in Governo (il riferimento è a Ps e Lega, ndr) ha promesso alla popolazione allori e ori facendo credere che 400 milioni di aiuti per i premi di cassa malati, soldi da aggiungere ai 420 milioni già versati, fossero facilmente reperibili in modo indolore. Ecco, invece di arrabbiarsi questa maggioranza si dia da fare concretamente e in modo responsabile per trovare una soluzione». Spiega il presidente del Centro: «Dividere il messaggio del governo, proporre due rapporti e due metodi di finanziamento è l’unico modo possibile per rispettare la volontà popolare in tempi rapidi. Si tratta semplicemente di rimboccarsi le maniche, tutti, iniziativisti in prima fila, per metterle in vigore considerandole ambedue di serie A». Per il presidente del Centro la strada da seguire è chiara: due rapporti diversi, con relativa proposta di finanziamento, per due iniziative diverse da trattare in Gran Consiglio durante la sessione di giugno.

Dadò si rivolge ancora al fronte progressista, che vede nello ‘spacchettamento’ un modo per far avanzare rapidamente la proposta leghista e rimandare quella del Ps. «Dicano in modo esplicito, in un rapporto, se va bene il metodo di calcolo previsto dal Governo e come si intende finanziare questa iniziativa del 10%. Se il piano sarà quello di aumentare unicamente tasse, imposte, balzelli e di spennare il ceto medio che non prende un franco di sussidi, senza proporre delle rinunce e dei risparmi, è lecito che sia la popolazione a decidere». Il messaggio è chiaro: se da parte della sinistra verranno messe sul tavolo solo interventi sulle entrate, il Centro non esclude di riportare il popolo alle urne. « È uno scenario che vista la situazione e riscontrata la scarsa volontà di mediare – afferma Dadò riferendosi sempre alla sinistra – non ce la sentiamo certo di escludere».

Fissati i paletti, il presidente del Centro per invitare alla convergenza cita ‘I promessi Sposi’ e i capponi che Renzo porta come dono all’Azzeccagarbugli. «Invece di unire le forze, e le intelligenze, s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura. Non credo – commenta Dadò – che questo atteggiamento poco accorto faccia parte del mandato popolare».

Iniziative di cassa malati, ma non solo. C’è anche sul tavolo della politica il dossier che porta all’istituzione di un Tribunale amministrativo di prima istanza. «Nel 2021 abbiamo presentato un’iniziativa innovativa e al passo con i tempi, un’iniziativa per cambiare un sistema oramai obsoleto e dotare finalmente anche il Ticino di un’autorità giudiziaria amministrativa indipendente e imparziale». E quindi un altro affondo alla sinistra: «Dopo un lungo iter di audizioni e approfondimenti, la nostra iniziativa sarebbe pronta per essere discussa e approvata dal Gran Consiglio se non fosse per il blocco inscenato negli ultimi giorni dai colleghi del Ps che sembrerebbe vogliano anteporre il passato al progresso, l’opaca ambiguità alla cristallina trasparenza che solo una divisione netta tra politica e giustizia potrà garantire. Altro che area progressista».

‘Basta polvere sotto il tappeto’

«In questi ultimi mesi – afferma il capogruppo in Gran Consiglio Maurizio Agustoni – la politica cantonale ci ha offerto, nell'ambito del Preventivo, scelte difficili e impopolari. Ci sono state preoccupazioni, critiche e proteste anche nel nostro i elettorato. A pochi mesi dalle elezioni sarebbe stato più facile rimandare, ma mettere altra polvere sotto il tappeto non aiuta. A furia di farlo questo tappeto sta diventando una distesa gibbosa. Quando i buoi sono fuori dalla stalla – continua Agustoni – occorre prenderli per le corna, anche se si rischia di sbucciarsi un po'. Nei prossimi anni dovremo aumentare la capacità di ‘tirarci insieme’». Un barlume di speranza Agustoni lo vede nell'accordo appena raggiunto sul salario minimo. Ci sono però le discussioni sulle iniziative delle casse malati, e qui la musica cambia. «È fondamentale che volontà la popolare sia scrupolosamente rispettata. Il messaggio del Consiglio di Stato ha suscitato critiche perché manca la garanzia della loro introduzione. Questo – fa notare il capogruppo – è ancora più deludente se si pensa che la maggioranza del governo è composta dai partiti promotori delle iniziative e alcuni esponenti dell'Esecutivo, il 28 settembre, erano a gozzovigliare ai ritrovi di partito mentre i loro colleghi illustravano le conseguenze del doppio sì». Continua Agustoni: «per noi del Centro sarebbe stato più facile restare con le braccia incrociate, ma la proposta di spacchettare le iniziative mette tutti nelle condizioni di contribuire alla loro implementazione e non ad agitarle come bandierine».

Al ‘parlamentino’ centrista il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa illustra quelli che sono nel ultime novità del Dss, in particolare della campagna di sensibilizzazione ‘Scegliere con cura’. «Ai cittadini va ricordato che non sempre più trattamenti medici vuol dire maggiore qualità. Ci sono studi che dimostrano come fino al 20 per cento delle cure non è necessario», spiega De Rosa.

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