Ticino

Scambio di dati sugli assegni familiari tra Svizzera e Italia ostacolato da incertezze giuridiche

Le CAF svizzere devono richiedere i dati ai beneficiari; il Governo respinge la sospensione dei pagamenti e attende la decisione della CGUE sull'assegno unico

6 maggio 2026
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Per ovviare alle attuali difficoltà nello scambio di informazioni con l'Italia circa gli assegni familiari, le Casse di compensazione svizzere (CAF) sono state invitate a chiedere le informazioni necessarie direttamente alle persone interessate.

In tal modo è già stato possibile in molti casi effettuare il calcolo delle prestazioni svizzere, indica il Consiglio federale in una risposta a una mozione di Lorenzo Quadri (Lega-Udc/TI), nella quale però respinge la proposta di una sospensione unilaterale dei versamenti.

Quadri lamenta problemi nello scambio di dati con l'Istituto nazionale italiano della previdenza sociale (INPS), sezione Lombardia. A suo avviso, il Ticino deve ricorrere a sistemi di verifica alternativi, che però comportano ulteriore lavoro burocratico e costi per il Cantone, e non forniscono garanzie di sicurezza.

Il deputato ticinese chiede che l'INPS provveda a caricare correttamente sull'apposita piattaforma digitale europea le informazioni relative agli assegni familiari percepiti in patria dai nuclei familiari dei lavoratori frontalieri, al fine di evitare versamenti doppi o eccessivi da parte svizzera. Nel caso in cui le inadempienze proseguissero, il consigliere nazionale invita il governo a valutare lo stop ai versamenti degli assegni familiari ai frontalieri fino a quando lo scambio delle informazioni non avverrà in modo corretto ed affidabile. Una richiesta che, secondo Berna, andrebbe contro l'Accordo sulla libera circolazione delle persone e che non rappresenta a suo avviso una via percorribile.

Il Consiglio federale spiega gli attuali problemi dal fatto che Roma non considera la prestazione familiare (assegno unico e universale per i figli a carico), introdotta il 1º marzo 2022, come prestazione coordinabile ai sensi del pertinente diritto di coordinamento dell'Ue. Ciò spiega le difficoltà nello scambio di informazioni tra le CAF e l’INPS. A tale riguardo, la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia; la decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) è attesa a breve.

Se la CGUE dovesse giungere alla conclusione che la prestazione in questione è una prestazione familiare ai sensi del diritto di coordinamento dell'Unione europea, le agenzie INPS saranno obbligate a trasmettere le informazioni sulla riscossione delle prestazioni italiane tramite lo scambio elettronico di dati. Ciò permetterebbe alle CAF di calcolare le prestazioni tenendo conto delle prestazioni italiane, precisa il Consiglio federale.

Nell'attesa della sentenza, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha raccomandato alle CAF di richiedere le informazioni necessarie direttamente alle persone interessate. Nella sua risposta, il Governo crede che la CGUE qualificherà l'assegno unico come prestazione coordinabile ai sensi del regolamento comunitario determinante per il coordinamento della sicurezza sociale.

Se le informazioni richieste continuassero a non essere fornite anche dopo che la CGUE avrà chiarito la situazione giuridica, sarà opportuno un intervento dell'UFAS presso la direzione regionale Lombardia dell'INPS, sottolinea l'esecutivo. "No" però alla sospensione unilaterale del pagamento delle prestazioni familiari svizzere ai frontalieri italiani.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni