Ticino

Dal ‘campanilismo ticinese’ al sogno dell'ospedale universitario

Inaugurati i nuovi piani del Cardiocentro. Sanvido (Eoc): ‘Abbiamo messo un progetto sul tavolo del governo, speriamo di poterlo approfondire’

I nuovi spazi
(Ti-Press)
4 maggio 2026
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«In Ticino siamo pochi, ma le opinioni non mancano mai. La nascita del Cardiocentro è stata accompagnata da resistenze, polemiche e quel pizzico di campanilismo che tutti conosciamo». Riavvolge il nastro dei ricordi il consigliere federale Ignazio Cassis, a Lugano per poi passare a un altro nastro, quello tagliato in occasione dell’inaugurazione dei nuovi piani del centro specializzato nella cura del cuore, e non solo. «Quando il progetto ha preso il via – continua Cassis – ero medico cantonale. Il mio ruolo era verificare e ciò che si progettava era coerente, sostenibile e soprattutto sicuro». Ebbene, «ora abbiamo le risposte. Anni fa la miglior cura era semplice da dare a un paziente: tre ore di treno per Zurigo. Oggi, invece, quelle cure vengono offerte anche qui». Altro tema che ai tempi ha fatto discutere: il “modello Cardiocentro”. «Si trattava di una questione ancora più profonda: il rapporto tra pubblico e privato nel settore della sanità. Quello del Cardiocentro fu un modello ibrido, per alcuni innovativo per altri più difficile da accettare. Eppure questo modello ha permesso di andare avanti in quei primi anni».

E il treno non vuole fermarsi. «Il Cardiocentro continuerà a crescere, il suo sviluppo non è ancora terminato», mette in chiaro il presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) Paolo Sanvido. «All’orizzonte – aggiunge – c’è però un altro grande progetto: dare al Ticino un ospedale universitario cantonale. Con un concetto nuovo rispetto a quello a cui siamo abituati in Svizzera. Vogliamo infatti avere un ospedale universitario diffuso. Ora il progetto è sul tavolo del Consiglio di Stato. Speriamo di ricevere presto il via libera per approfondire ulteriormente questa possibilità». Di progetti parla anche il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa: «La crescita del Cardiocentro è un impulso per tutto il settore medico. Un settore che vuole aumentare ancora la sua qualità. Il contesto resta però complicato, lo sappiamo, serve un equilibrio tra offerta e necessità per limitare l'aumento dei costi che poi si riflettono sui premi di cassa malati».

Futuro per il quale sarà necessario rendere più moderne, come sta accadendo, le strutture ospedaliere. «Dobbiamo fare in modo che il contenitore, l'ospedale appunto, sia pronto a ospitare il nuovo contenuto». E per il direttore generale dell'Eoc Glauco Martinetti il contenuto del futuro «sarà sempre di più la medicina ambulatoriale, anche gli spazi devono quindi adattarsi di conseguenza».

A occuparsi dei lavori è stata l'architetto Guya Camponovo. «Si è trattato di un lavoro particolarmente complesso. Abbiamo dovuto costruire sopra a un ospedale in funzione. Si è cercato, nel limite del possibile, di prefabbricare tutto quanto era possibile». Il risultato, per volontà dello stesso Cardiocentro, è una struttura dove il paziente si possa sentire il più possibile a suo agio. Un esempio? «Le finestre sono state abbassate, in modo che anche dal letto si possa ammirare il paesaggio del lago».

Manserra: ‘Ora via alla seconda fase’

«Lo scorso anno, in occasione del 25° anniversario, abbiamo parlato del Cardiocentro come ‘un giovane adulto’. Ecco, quello di oggi è un ulteriore passo di crescita di questo ‘giovane adulto’». Una crescita che, secondo il direttore del Cardiocentro Massimo Manserra, è su tutta la linea. «Fisicamente, ci sono tre piani in più, aggiunti mentre l’ospedale ha continuato a funzionare normalmente. Ma non sono i muri a fare la differenza. Al suo interno il Cardiocentro sta realizzando il progetto ‘Cuore, vasi e polmoni’. Un percorso che allargherà la possibilità di presa a carico dal nostro centro». Dal 1° aprile infatti tutto il servizio della chirurgia toracica dell’Eoc è stato integrato nel Cardiocentro.

Tornando ai “muri”, il percorso non è ancora finito. «Ora si apre una seconda fase, che durerà qualche anno, durante la quale verrà allestito tutto l’impianto tecnico necessario per avanzare verso una medicina sempre più specializzata e sempre più di qualità». Ovvero: letti in più e standard più elevati, ad esempio per le cure intensive. «In quello che è il progetto ‘Cuore, vasi e polmoni’ – aggiunge Manserra – manca ancora la chirurgia vascolare. È un tassello importante che andremo a integrare dal prossimo anno e che verrà completato quando sarà a disposizione la piattaforma tecnica necessaria». Insomma, di strada da fare ne resta ancora parecchia.

Strada che si spera un giorno possa condurre a un ospedale universitario ticinese. Per arrivarci, però, bisognerà forzatamente aumentare la ricerca. «Il Cardiocentro e il progetto ‘Cuore, vasi e polmoni’ daranno sicuramente un bello slancio per l’attrattività della medicina ticinese. Dal resto della Svizzera e non solo potranno vedere questo centro come un posto dove far ricerca e svilupparla sempre di più».

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