Ticino

Assolto perché lo sticker WhatsApp era stato salvato automaticamente sul suo smartphone

Tribunale cantonale di Argovia: non provata la consapevolezza del possesso; revocato il divieto a vita, Cantone responsabile delle spese e risarcimento di 200 franchi

9 aprile 2026
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Il Tribunale cantonale di Argovia ha assolto un uomo dall'accusa di possesso di materiale pedopornografico. Al centro del caso c'era un singolo sticker WhatsApp che, a causa del funzionamento tecnico dell'app, era stato salvato automaticamente sullo smartphone dell'imputato.

Nel novembre 2022 l'uomo è stato arrestato e il suo cellulare è stato perquisito. In tale occasione, la polizia cantonale ha rinvenuto nella memoria interna dei dati WhatsApp un piccolo file immagine sotto forma di "adesivo" (sticker, una sorta di immagine inviabile tramite l'app di messaggistica), come risulta dalla sentenza del Tribunale cantonale. Tale sticker raffigurava un bambino nudo di circa otto anni in una posa con chiare connotazioni sessuali.

Il Tribunale distrettuale di Brugg aveva ritenuto che vi fosse reato di pornografia e nel novembre 2024 aveva condannato l'uomo a una pena pecuniaria con la condizionale di 60 aliquote giornaliere da 90 franchi. Inoltre, gli era stato imposto un divieto a vita di svolgere attività con minori. Il pubblico ministero aveva chiesto 180 aliquote giornaliere.

L'imputato, 47 anni, ha impugnato la sentenza chiedendo l'assoluzione, sostenendo di non aver mai visto il file e di non sapere come fosse finito sul suo cellulare.

Manca l'intenzionalità

Nella sentenza d'appello, la Corte ha ora stabilito che il materiale in questione è da considerare pornografia infantile grave e vietata. Sono quindi soddisfatti gli elementi oggettivi del reato.

Tuttavia, il punto cruciale risiede nella questione se l'uomo fosse in possesso del file consapevolmente e volontariamente. Il Tribunale ha evidenziato che WhatsApp salva automaticamente gli adesivi ricevuti. Ciò avviene indipendentemente dal fatto che l'utente li visualizzi attivamente o meno.

Sul dispositivo non sono state trovate cronologie di chat o altre tracce che dimostrassero che l'imputato avesse ricevuto consapevolmente l'adesivo o lo avesse visualizzato in precedenza, si legge nella motivazione dell'assoluzione.

L'interessato ha dichiarato di essersi iscritto a un gruppo WhatsApp con oltre 1000 membri per un gioco per cellulare, gruppo in cui venivano scambiati messaggi e sticker in massa. Considerata la dimensione minima del file, inferiore a 10 kilobyte, la Corte ha ritenuto "perfettamente plausibile" che l'adesivo in questione fosse passato inosservato in una chat e fosse stato salvato automaticamente dal sistema nella memoria interna.

Assoluzione e risarcimento

Poiché non è stato possibile dimostrare oltre ogni dubbio che l'imputato fosse a conoscenza dell'esistenza dell'adesivo illegale sul suo telefono, il tribunale lo ha assolto in base al principio "in dubio pro reo" (nel dubbio si giudica a favore dell'imputato). Il divieto a vita di svolgere attività con minori è stato quindi revocato.

Il Cantone deve sostenere tutte le spese processuali di primo e secondo grado. Deve inoltre farsi carico dei costi legali dell'imputato, pari a circa 11'600 franchi.

Per il giorno trascorso in custodia di polizia nel novembre 2022, riceve un risarcimento di 200 franchi. Il tribunale ha invece respinto un ulteriore risarcimento per il presunto danno alla reputazione sul posto di lavoro.

(Sentenza SST.2025.154 del 18.3.2026)

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni