Il domenicale ‘vicino alla Lega’ prende posizione: ‘Verrebbe favorito il Plr, niente asilo Mariuccia. C'è tempo per trovare un accordo’

Se non è un ‘Achtung!’ di quelli veri, poco ci manca: il ‘Mattino della domenica’, settimanale “vicino alla Lega”, dopo la decisione del direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali di ricandidarsi alle elezioni cantonali dell'anno prossimo prende posizione. E lo fa a favore del prosieguo dell'intesa che, a destra, ha assicurato due seggi (va da sé, leghisti) in Consiglio di Stato nelle ultime tornate elettorali.
Considerando come la presenza o meno di Zali nella ‘rosa’ leghista sia sempre stata considerata – almeno finora – un discrimine per gli alleati – almeno finora – democentristi, trovare a pagina 3 del ‘Mattino’ una sorta di statement ha un certo peso. Benché prevedibile, fa capire l'aria che tira in via Monte Boglia. Quella dell’‘avanti tutta’.
Nel pezzo firmato dalla redazione, il ‘Mattino’ scrive che il Plr “sarebbe infatti il primo a gongolare nel caso finisse l'alleanza tra Lega e Udc”. Il domenicale, rimarca, “è sempre stato favorevole all'alleanza, nell'ottica di rafforzare l'area di destra, con l'obiettivo di portare avanti dei progetti concreti per il Ticino e i ticinesi. Perché è a questo che dovrebbe servire la politica. Altrimenti si riduce a cadregopoli e a spartizione della torta”. Inoltre, una lista unica Lega-Udc per il Consiglio di Stato “con i nomi più forti” per il ‘Mattino’ potrebbe essere più efficace di due liste separate (che potrebbero portare a dispersioni di schede verso altri partiti).
La speranza quindi è che “sia ancora possibile giungere a un'intesa”, ma l'infiocinata all'Udc segue subito dopo: “I veti ‘ad personam’ non sono accettabili, ed entrambe le parti hanno interesse a mettersi d'accordo. La Lega ha un interesse maggiore a livello cantonale (Consiglio di Stato), mentre l'Udc, alle elezioni federali, ha molto da perdere dalla via solitaria: per lei il rischio concreto è di lasciare sul campo il seggio agli Stati (dove è già sottorappresentata), oltreché un consigliere nazionale”. In più, “nel 2028 ci saranno le elezioni comunali, in particolare a Lugano, una delle 10 principali città svizzere ad avere una maggioranza di centrodestra”.
Insomma, “tra Lega e Udc ci sono delle differenze, anche rilevanti, altrimenti sarebbero un partito unico e non due, ma anche tante parti in comune”. Ed ecco il manifesto dell'alleanza: “A livello cantonale pensiamo all'iniziativa sulle stime immobiliari, a quella sulla deducibilità fiscale dei premi di cassa malati, a quella per stoppare l'aumento dei dipendenti cantonali eccetera. A Lugano c'è stato il referendum, stravinto, contro la generalizzazione dei 30 all'ora. Sui temi federali, poi, la consonanza è pressoché totale”. Quindi, per il ‘Mattino’, “non sarebbe facile spiegare ai ticinesi che, su temi fondamentali, Lega e Udc vogliono le stesse cose, però si fanno la guerra per le cadreghe”. O sui nomi, e relativi veti.
Non manca neanche una tiratina d'orecchi a Zali, però. Perché il suo riferirsi, nell'intervista rilasciata a ‘laRegione’, a un possibile piano B in caso di mancata rielezione a Bellinzona che sarebbe il candidarsi per la Camera dei Cantoni a Berna, non è stato particolarmente apprezzato: “L'annuncio di piani B, C o D risulta poco opportuno; fa molto cadregopoli”.