Ticino

Contributo dei pazienti ai costi delle cure a domicilio, anche l'Ocst si oppone

Il sindacato cristiano sociale critica la misura: ‘Solleva serie preoccupazioni’. E chiede al governo di sospenderla e aprire un confronto

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(Ti-Press)
27 marzo 2026
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Mentre nelle prime 24 ore dal suo lancio sono state oltre 12mila le firme alla petizione web “Non è colpa dei pazienti”, anche l'Organizzazione cristiano sociale ticinese (Ocst) prende posizione contro la partecipazione degli utenti ai costi delle cure, fino a 15 franchi al giorno, che dopo essere stata approvata dal parlamento nell'ambito del Preventivo 2026 entrerà in vigore tra pochi giorni, il 1° aprile. Una decisione, scrive l'Ocst, “che secondo il Consiglio di Stato dovrebbe contribuire al contenimento della spesa pubblica e alla sostenibilità del sistema, ma che solleva serie preoccupazioni dal punto di vista sociale, sanitario e del funzionamento complessivo del settore”.

‘Colpirà in particolare il ceto medio’

Nel testo firmato dal segretario Xavier Daniel, il sindacato cristiano sociale afferma che “l’introduzione di un costo diretto a carico degli utenti colpirà in particolare il ceto medio e tutte quelle persone che non beneficiano delle prestazioni complementari, tra cui molte persone anziane e pensionate. Anche importi apparentemente limitati possono diventare un ostacolo concreto all’accesso alle cure, inducendo alcune persone a rinunciare o a ritardare interventi essenziali. Ciò comporta un rischio reale di peggioramento delle condizioni di salute, di perdita di autonomia e di qualità della vita, oltre a un possibile trasferimento del carico assistenziale sui familiari o a un ricorso più precoce alle strutture residenziali, con costi sociali ed economici potenzialmente superiori”.

‘In contrasto con gli orientamenti di politica sanitaria’

Questa misura, prosegue la presa di posizione dell'Ocst, “appare inoltre in contrasto con gli orientamenti della politica sanitaria cantonale e federale, che da anni promuovono il mantenimento a domicilio come soluzione preferibile, sia per il benessere delle persone sia per il contenimento dei costi complessivi del sistema”. Senza dimenticare che in numerosi altri cantoni la partecipazione ai costi è più contenuta e meglio mirata, con limiti più bassi ed eccezioni esplicite a tutela delle situazioni più fragili, a dimostrazione del fatto che esistono margini per soluzioni più equilibrate e socialmente sostenibili”.

‘Accentuerebbe la distorsione già presente nel settore’

A preoccupare i cristiano sociali non c'è solo l'effetto sui pazienti, ma anche il rischio “che questa misura accentui una distorsione già presente nel settore delle cure a domicilio. I fornitori con mandato di prestazione, sottoposti a vincoli di qualità, controlli pubblici e al rispetto dei contratti collettivi, subiranno una riduzione del finanziamento cantonale e saranno costretti a recuperarla direttamente dagli utenti”. I fornitori senza mandato di prestazione, invece, “non subiranno alcuna decurtazione e potranno scegliere liberamente se fatturare o meno, beneficiando in ogni caso di un vantaggio concorrenziale. Il rischio è quello di favorire i soggetti meno regolamentati, incentivare comportamenti opportunistici, alimentare concorrenza sleale e dumping salariale, a scapito della qualità delle cure e delle condizioni di lavoro”.

A fronte di tutto ciò, “Ocst e Generazione Più chiedono al Consiglio di Stato di sospendere l’entrata in vigore della misura e di avviare rapidamente un confronto serio con le parti sociali e le organizzazioni rappresentative dei pazienti, al fine di individuare correttivi che garantiscano equità, trasparenza e una reale tutela delle persone più fragili e dei lavoratori del settore”.

La petizione lanciata giovedì, lo ricordiamo, segue grossomodo la stessa linea: prima il Consiglio di Stato deve sospendere questa misura, poi il Gran Consiglio dovrà cancellarla definitivamente. L'oggetto del contendere è il contributo presentato dal governo il 6 marzo che sarà di 50 centesimi ogni 5 minuti di cura, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. Ma diversi servizi hanno già comunicato che non intendono effettuare il prelievo.

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