Il copresidente del Ps Fabrizio Sirica rilancia la grande alleanza della ‘Casa progressista’ e chiude la porta ad Avanti

Un ampio fronte compatto capace di unirsi non solo su temi puntuali, ma di condividere una visione comune e, perché no, correre insieme per il Consiglio di Stato alle elezioni cantonali del 2027. Mentre a destra la ricandidatura di Claudio Zali porta Lega e Udc verso il divorzio, a sinistra si cerca di tessere la grande alleanza. «Sulle questioni politiche di fondo, quelle che ci dicono da che parte stanno i partiti, appena dopo aver finito di schiacciare il tasto di voto in Gran Consiglio noi deputati progressisti alziamo il naso all’insù. Lo schermo che marca i voti piano piano si riempie, e diciamo tra noi: ‘i soliti 26 voti’. Possono essere ogni tanto 21, qualche volta fino a 28. Ma siamo lì». Parte dagli equilibri in parlamento il copresidente del Partico socialista Fabrizio Sirica per fare una considerazione davanti al suo Comitato cantonale: un blocco a sinistra, quando si vota sui temi grossi, c’è già nei fatti. «Noi 12 deputati Ps, i 5 Verdi, i 2 Mps, i 2 Pc e molto spesso le 2 deputate di Più Donne. sulle questioni di fondo votiamo insieme. Le geometrie si muovono un po’, i numeri salgono o scendono, ma lo schieramento è quello». Uno schieramento che dal quale è escluso il movimento Avanti. «Chi ha creduto che Avanti fosse un movimento socialdemocratico – aggiunge Sirica – nei fatti ha sbagliato. A meno che possa essere considerato socialdemocratico votare ‘Prima i nostri’, proporre tagli alla cultura, sostenere gli sgravi ai ricchi o, restando al tema del giorno, per far pagare ai pazienti le cure a domicilio».
Tornando al «blocco» di sinistra. «Quest’area, unita in Gran Consiglio, pesa quanto il gruppo più grande. Sommando i voti si arriva al 24 per cento». Una “forza” che però, per Sirica, ha un problema: «Si muove in ordine sparso, non si coordina abbastanza, disperde energie senza una vera agenda condivisa e senza una gerarchia di priorità. In quest’ultimo periodo un po’ meno, ma ogni tanto la sinistra sembra godere di più nel farsi la guerra in casa che a mettere in luce le contraddizioni degli avversari». Ecco quindi la soluzione: «Una ‘Casa progressista’. Uno spazio che non riguarda solo i partiti, ma anche i sindacati e i media di area». Il copresidente va dritto al punto: «Non facciamo gli struzzi, siamo a un anno dalle elezioni e una riflessione va fatta. Per il Gran Consiglio il tema delle alleanze si pone poco, con il proporzionale puro ha senso che ogni forza corra con la propria lista. Per il Consiglio di Stato invece è diverso. Molto diverso». Detto altrimenti, «la probabile rottura tra Lega e Udc apre spazi, cambia gli equilibri, rimette in discussione la composizione del Consiglio di Stato. E allora – chiede Sirica al ‘parlamentino’ Ps – quel blocco che vota insieme su preventivi, riforme fiscali, antidumping e 10%, vuole stare in tribuna a guardare o vuole giocarsi la partita?». Domanda (verrebbe da dire retorica) sulla quale i vertici del Ps stanno riflettendo e che sarà al centro del Comitato cantonale del 3 giugno.
Dalle elezioni del 2027 alla politica dell’oggi e, in particolare, all’implementazione dell’iniziativa socialista per premi non oltre il 10% del reddito disponibile votata a larga maggioranza dal popolo il 28 settembre. «Sono passati sette mesi e dal governo mancano ancora delle informazioni fondamentali», sostiene la copresidente Laura Riget. «Cosa intende il governo con ‘implementazione parziale’? Quali sono le tempistiche? Che finanziamento hanno in mente? Bisogna agire rapidamente, con l’inizio del 2027 deve esserci un miglioramento concreto e tangibile per la popolazione che fa fatica». Oltre ai dubbi i socialisti hanno un punto fermo: «Siamo contrari a un vincolo giuridico che lega la messa in vigore al finanziamento. Si può discutere un eventuale compromesso sull’implementazione – sottolinea Riget – ma non a qualsiasi prezzo».