Ticino

‘Sulle nomine Sims il Consiglio di Stato ha lasciato soli i due capisezione’

Fiorenzo Dadò (Centro) interroga il governo e segnala due criticità: il trattamento riservato ai dipendenti e il precedente che si è creato

Il presidente cantonale e deputato in Gran Consiglio
(Ti-Press)
3 marzo 2026
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Manca poco alla crescita in giudicato della sentenza del Tram che – per la seconda volta – ha annullato la nomina di Désirée Mallè e Mattia Pini nella funzione di capisezione presso la Sezione dell’insegnamento medio superiore del Decs. Eppure, fa notare il presidente del Centro Fiorenzo Dadò attraverso un'interpellanza al Consiglio di Stato, da parte da parte delle Istituzioni (ovvero dello stesso governo) c’è stato un sostanziale silenzio nonostante le sollecitazioni pubbliche. Una mancanza di spiegazioni motivata dal fatto che le autorità vogliono attendere la scadenza dei termini di ricorso. “Questa incresciosa situazione – scrive Dadò – ha almeno due aspetti importanti e urgenti che meritano una risposta e sui quali non si può soprassedere”. Primo: l’aspetto umano e delle responsabilità del datore di lavoro nei confronti dei due funzionari per i quali ha proceduto, dopo attenta valutazione da parte dei giuristi e delle risorse umane, per ben due volte alla nomina. Secondo: le possibili conseguenze giuridiche della decisione del Tribunale amministrativo cantonale. “Politicamente parlando si tratta di un pasticcio che ha delle conseguenze non accettabili, in quanto danneggiano ingiustamente due persone ree unicamente di aver postulato per un concorso per il quale sono state ritenute idonee per ben due volte dal Consiglio di Stato”. C’è poi la gogna pubblica. “I media – riprende Dadò – hanno riferito delle due sentenze indicando i nomi dei nominati e associandoli ai rimproveri del Tribunale nei confronti del Governo, dando quindi l’impressione nell’opinione pubblica che i due capisezione si fossero macchiati di chissà quale colpa”.E quindi il rimprovero al Consiglio di Stato: “Di fronte a questa incresciosa situazione il governo, salvo uno stringato comunicato, ha fatto rimarcare la sua assenza. Funzionari da lui nominati alla mercé delle illazioni pubbliche e il datore di lavoro silente. Non proprio un bell’esempio da parte dell’Ente pubblico…”. Che fare quindi? Per il deputato del Centro la strada è chiara: “Ora il danno reputazionale e professionale verso queste due persone è stato fatto e ci si attende che venga posto rimedio da chi ha la responsabilità. Non è infatti comprensibile che, oltre a dover lasciare la carica in seno alla Sezione dell’insegnamento medio superiore, non sia loro garantita perlomeno l’occupazione a tempo pieno, come da precedente funzione”.

C'è poi l'aspetto giuridico. “La sentenza di annullamento della nomina, farà giurisprudenza e sembrerebbe essere una prima nel nostro Cantone. Pertanto – si legge nell'atto parlamentare – potrebbe avere delle ripercussioni che superano di gran lunga la vicenda in oggetto. In tal senso, in futuro l’autorità di nomina potrebbe vedere annullato il proprio potere discrezionale”. E questo, conclude Dadò, “potrebbe avere delle conseguenze sui futuri bandi per le posizioni nell’Amministrazione cantonale influenzandoli, cioè offrendo descrittivi molto generici o, in totale contrasto rispetto alle legittime preoccupazioni del Tram, calzati a misura di persona. Un’eventualità che va scongiurata ma che a priori non può essere esclusa”.

Ecco quindi che al governo vengono inoltrate tredici domande che vogliono fare chiarezza sulla vicenda e capire come evitare che situazioni del genere si possano ripresentare anche in futuro. Dadò quindi chiede, tra le altre cose, quali sono state le valutazioni giuridiche e di merito del Consiglio di Stato per decidere di rinominare i due capisezione e perché, viste queste motivazioni, il Consiglio di Stato, per trasparenza e per ottenere il massimo parere autorevole, non è ricorso al Tribunale Federale.

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