L'esito delle analisi è arrivato oggi: sono risultati positivi un gufo reale e un airone

L’esito delle analisi di laboratorio è arrivato questa mattina. E si è trattato di una conferma. La conferma della presenza del virus dell’influenza aviaria in due uccelli selvatici trovati in Ticino. A essere risultati positivi sono un gufo reale e un airone guardabuoi: erano stati rinvenuti privi di vita in prossimità dei due laghi principali, rispettivamente a Magadino e a Melano. Lo rende noto, dal Dipartimento sanità e socialità, l’Ufficio del veterinario cantonale, ricordando che il virus può essere trasmesso all’uomo “solo in casi estremamente rari e unicamente in presenza di contatti stretti con animali infetti”.
Dallo scorso novembre, si spiega nella nota del Dss, in Svizzera in ventotto uccelli selvatici è stato identificato il virus H5N1, soprattutto attorno ai laghi. In un solo caso, nel Canton San Gallo, si è trattato di uccelli selvatici tenuti in cattività. E attorno a laghi ticinesi sono state trovate le carcasse dei due volatili risultati positivi alle analisi. Analisi condotte dall'Istituto di batteriologia veterinaria dell'Università di Zurigo e il cui esito è pervenuto prima delle 8 al veterinario cantonale Luca Bacciarini.
Allo scopo di prevenire un’ulteriore diffusione dell’epizozia, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria, in collaborazione con i Cantoni, a seguito dei primi casi aveva emanato il 6 novembre dello scorso anno un’Ordinanza che prevede misure di protezione applicabili a tutto il pollame domestico sul territorio nazionale.
In conformità con quanto stabilito dall’Ordinanza, in caso di presenza di sintomi respiratori, diminuzione della produzione di uova e aumento della mortalità, tutti i detentori sono tenuti a contattare subito il loro veterinario. I detentori di pollame sono inoltre tenuti ad applicare adeguate misure di biosicurezza per evitare l’introduzione del virus negli effettivi attraverso uccelli selvatici, persone o materiali contaminati. In particolare: il pollame da cortile deve essere mantenuto in un pollaio chiuso o in un altro sistema di stabulazione chiuso, non accessibile agli uccelli selvatici; è consentito il razzolamento all’esterno del pollame da cortile, purché mangiatoie e abbeveratoi non siano accessibili agli uccelli selvatici; gli uccelli acquatici (oche e anatre) devono essere tenuti separati dalle altre specie di pollame; per gli uccelli acquatici, eventuali bacini d’acqua devono essere resi inaccessibili agli uccelli selvatici mediante l’uso di coperture a maglia fine.
Per tutti i detentori, compresi gli allevamenti amatoriali con pochi animali, l’Ufficio del veterinario cantonale ricorda che dal 2010 è obbligatoria la registrazione delle detenzioni di pollame nella banca dati ufficiale. La registrazione deve essere fatta tramite la Sezione dell’agricoltura.
Come scritto, il virus dell’influenza aviaria può essere trasmesso all’uomo solo in casi estremamente rari e unicamente in caso di contatti stretti con animali infetti. Di qui l’invito alla popolazione a “non toccare eventuali carcasse di uccelli selvatici rinvenute sul territorio, bensì a segnalarne la presenza ai guardacaccia”. O alla Cecal, la Centrale comune d’allarme. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito dell’Ufficio del veterinario cantonale e su quello dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria.
Prima dei due casi comunicati oggi, in Ticino ce n’era stato uno risalente al novembre di tre anni fa. Allora il virus dell’influenza aviaria era stato rilevato in un cigno nel Locarnese, segnalava il Dipartimento sanità e socialità. Le analisi avevano infatti confermato la positività al ceppo del virus H5N1.
Nell’autunno del 2022 era il secondo caso in Svizzera di influenza aviaria. In seguito al primo caso, rilevato in un’azienda detentrice di animali nel Canton di Zurigo, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria, d’intesa con i Cantoni, aveva emanato un’Ordinanza con le misure di protezione per tutto il pollame domestico svizzero. Anche allora lo scopo era di evitare l’ulteriore diffusione dell’epizoozia.