Ticino

Da Palermo al Ticino, sguardo sulla mafia in "La linea della palma"

22 gennaio 2026
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In Svizzera manca la conoscenza della mafia, afferma Maria Roselli, coautrice della sceneggiatura di "La linea della palma". La serie TV segue una giornalista nelle sue indagini su un furto d'arte in Sicilia, che sembra intrecciarsi con la storia di suo padre.

"La mafia non è Al Pacino ne 'Il Padrino'", ha precisa Roselli. Oggi la criminalità organizzata ha volti completamente diversi e spesso tira le fila dietro attività apparentemente normali. In Svizzera questo fenomeno non viene ancora riconosciuto abbastanza spesso. "Gli svizzeri non sono riusciti a sviluppare anticorpi contro la mafia", afferma convinta la giornalista investigativa ed esperta di mafia in un'intervista all'agenzia Keystone-ATS.

Per lavorare alla sceneggiatura, Roselli ha potuto per una volta dare libero sfogo alla sua fantasia, ma solo in misura limitata: "La serie si attiene in gran parte ai fatti riportati dalla polizia italiana sul furto del dipinto di Caravaggio a Palermo nel 1969".

Infatti, già la scena iniziale del primo episodio della serie in sei puntate ruota attorno al furto stesso. Con apparente facilità, alcuni uomini irrompono nella chiesa di San Lorenzo, staccano la tela dalla cornice di legno e fuggono in auto per le strade buie di Palermo.

Sguardo su un altro Ticino

"Il furto de 'La Natività' si è davvero svolto così", racconta Roselli. Con i due coautori Mattia Lento e Thomas Ritter, ha voluto scrivere una serie poliziesca "divertente, ma non inverosimile". La realizzazione è stata affidata al ticinese Fulvio Bernasconi.

La serie, prodotta dalla zurighese Hugofilm assieme a RSI e Arte, mette al centro la giornalista investigativa Anna. Le ricerche sulla morte prematura del padre la conducono al famoso furto d'arte e diventa sempre più evidente che la storia della sua famiglia è strettamente legata alla scomparsa del dipinto di Caravaggio e che personaggi illustri di Lugano sono coinvolti nella vicenda.

A differenza di numerose produzioni elvetiche, "La linea della palma" sorprende regolarmente lo spettatore. L'intrigo è avvincente e il Ticino si rivela diverso dai cliché turistici, come luogo in cui si nascondono zone d'ombra: sotto le nubi grigie, il lago di Lugano si agita e non tarderà a rivelare un cadavere, mentre direttori di banca e collezionisti taciturni sorseggiano champagne, schivando domande critiche.

Gli attori sono per la maggior parte italiani, eccetto Esther Gemsch, che riceverà il premio della giuria Swissperform durante le Giornate di Soletta per la sua interpretazione della Duchessa. La bernese incarna "un personaggio profondo e complesso", scrivono i responsabili. Un elogio che può essere applicato a tutto il cast.

La performance dell'attrice principale Gaia Messerklinger è particolarmente degna di nota: interpreta Anna, il cui conflitto tra etica professionale e dolore personale appare molto realistico. I ricordi di un'infanzia felice si scontrano poco a poco con le rivelazioni della sua indagine.

La Svizzera crocevia del traffico di opere d'arte

A corredo della serie, Roselli e il regista ticinese Olmo Cerri hanno raccolto le loro precedenti ricerche in un podcast in cinque parti. "Il furto del Caravaggio" dà voce a giornalisti, politici ed esperti d'arte. Il mercante d'arte sarebbe "un drogato", viene detto ad esempio. Proprio come un tossicodipendente, avrebbe sempre bisogno di nuove opere d'arte e per questo sarebbe disposto anche a oltrepassare i limiti.

I galleristi in Ticino avrebbero spesso acquistato opere d'arte rubate, afferma Roselli. Infatti, fino a 21 anni fa, il termine di prescrizione per il furto di opere d'arte era di cinque anni. Alla scadenza di tale termine, l'opera d'arte ricompariva improvvisamente, il reato era prescritto e l'opera d'arte era così "riciclata", precisa la giornalista. Dal 2005, i beni culturali importati illegalmente in Svizzera possono essere richiesti fino a 30 anni dopo. Ciò rende più difficile il commercio illegale di opere d'arte.

Il titolo della serie, "La linea della palma", riprende una citazione di Leonardo Sciascia. Si dice che lo scrittore siciliano sia stato il primo ad affrontare il tema della mafia in ambito letterario, con il suo libro "Il giorno della civetta" pubblicato nel 1961.

All'inizio e alla fine della serie si legge: "A causa del riscaldamento globale, il limite di crescita delle palme si sta spostando verso nord, così come ogni anno si sposta verso nord la linea della mafia. Tra qualche anno vedremo crescere le palme anche dove oggi non esistono ancora".