Ticino

A Natale tutti in giro per negozi, ma in pochi fanno acquisti

È il bilancio che emerge dai dati del Bak sulle scorse festività. Sommaruga (Federcommercio): ‘Per i commercianti è sempre più difficile pianificare’

Fiducia disattesa
(Ti-Press)
26 gennaio 2026
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Al tirare delle somme è stata una fine dell’anno sotto le attese per i negozi del commercio al dettaglio ticinesi. Le persone si sono recate nei centri cittadini e hanno visitato i negozi, ma non hanno speso come ci si aspettava. È quanto afferma l’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) commentando uno studio del Bak, il Centro di ricerche congiunturali del politecnico federale di Zurigo. “Le aspettative verso gli ultimi mesi del 2025 mostravano una maggioranza relativa di commercianti ancora fiduciosi rispetto all’evoluzione futura degli affari. In Ticino – scrive l’Ustat – il saldo si manteneva su valori chiaramente positivi. Questa fiducia, condivisa a livello nazionale, rifletteva una certa attesa positiva per il periodo delle Feste”. Insomma, si sperava che gli affari potessero andare bene.

In affanno i negozi medio-grandi

“Tuttavia – riprende l’Ufficio di statistica – i dati raccolti nelle inchieste successive restituiscono una dinamica di segno opposto: dopo un consolidamento dell’evoluzione degli affari osservato fino a novembre, i dati di dicembre segnano invece un’inversione di tendenza, riportando il saldo su valori negativi. In Svizzera il quadro appare leggermente migliore di quello ticinese, con un peggioramento di fine anno un po’ meno marcato”.

A soffrire maggiormente sono stati i negozi di dimensioni medio-grandi, che erano anche quelli più fiduciosi rispetto al periodo festivo dove generalmente il fatturato aumenta in maniera considerevole. Stessa tendenza anche per i piccoli commerci che però, a differenza di quelli più grandi, in autunno si erano detti meno speranzosi di poter avere un periodo natalizio con un alto livello di vendite.

Calano le vendite, ma non l’affluenza

Calano le vendite, ma non l’affluenza che resta invece piuttosto positiva sia per i grandi commerci che per quelli più piccoli. “Dai risultati delle indagini del Kof emerge che, soprattutto in Ticino, si accentua una certa discrepanza tra l’affluenza di clienti e l’effettivo volume degli acquisti”. I ticinesi continuano quindi a recarsi in centri commerciali e ‘negozietti’, ma comprano di meno. La conseguenza? “A dicembre la maggioranza relativa di commercianti ticinesi giudica le scorte ‘troppo elevate’”. Spiega l’Ustat: “La dinamica tra i negozi medio-grandi è emblematica. Dopo che a fine estate le giacenze erano tornate finalmente a essere valutate come ‘sufficienti’, la leggera ripresa delle ordinazioni registrata in ottobre sembra aver portato a un eccesso di invenduti, riflesso diretto delle vendite inferiori alle attese”. L’accumulo di merci sembra persistere nonostante in generale le aziende del settore abbiano ancora una politica dei prezzi relativamente conservativa, orientata quindi alla stabilità o, addirittura, al ribasso. Stabilità dei prezzi confermata dall’Indice dei prezzi al consumo, fermo a 107 punti come l’anno scorso.

‘Confrontati con un profondo cambiamento strutturale’

“Il 2025 è stato un anno nuovamente difficile” commenta, citata nedall’Ustat, la presidente della Federcommercio Lorenza Sommaruga. “L’affluenza nelle città è rimasta complessivamente buona, ma questo non si è tradotto in un corrispondente aumento dei volumi di vendita. La stagionalità delle vendite non segue più i modelli abituali e rende sempre più complessa la pianificazione”. Un esempio: “In vista del periodo natalizio – spiega Sommaruga – molti negozi si sono approvvigionati di conseguenza, aumentando se necessario anche la forza lavoro: ottobre è stato un mese di preparativi, novembre è apparso incoraggiante, complice anche l’ottima affluenza legata alle iniziative del Black Friday. Tuttavia, dicembre si è rivelato nuovamente difficile e non ha soddisfatto appieno le aspettative”. Aggiunge la presidente di Federcommercio: “Resta il fatto che siamo confrontati con un profondo cambiamento strutturale. Gestire un negozio al dettaglio richiede oggi delle capacità e delle attenzioni sempre più specifiche: nella gestione delle scorte, nella ricerca di nuovi articoli, nella comprensione delle tendenze, nel miglioramento del servizio al cliente e nel controllo dei costi fissi. Sono degli sforzi indispensabili per mantenere le aziende in salute e garantire i posti di lavoro. I margini di profitto per gli imprenditori sono sempre più stretti, nonostante ciò le chiusure che avvengono sono per lo più legate a fattori generazionali più che a fattori economici”.