Ticino

‘Con i tagli temono un calo della qualità delle prestazioni’

Manovra e settore invalidi: i vertici di Otaf, Diamante e dell'Associazione istituzioni sociali in commissione. Guerra: preoccupazioni importanti

In attesa dell’aula
(Ti-Press)
5 dicembre 2023
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Il direttore della Fondazione Otaf Roberto Roncoroni, il presidente della Fondazione Diamante Michele Passardi e il presidente della Fondazione San Gottardo Mauro Mini, alla testa anche dell’Atis, l’Associazione ticinese delle istituzioni sociali: sono stati sentiti questa mattina dalla commissione parlamentare della Gestione in relazione ai risparmi nel settore invalidi prospettati dal Consiglio di Stato con la manovra di rientro da quasi 134 milioni di franchi agganciata al Preventivo 2024. «Ed è stata un’audizione molto istruttiva, nel senso – aggiunge il capogruppo socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch – che ci hanno espresso in maniera chiara e puntuale le loro preoccupazioni per gli effetti dei previsti tagli nel settore dell’assistenza agli invalidi adulti e minorenni. Temono anzitutto una diminuzione della qualità delle prestazioni agli utenti, trovandosi verosimilmente costretti a ridurre il personale, dato che l’ottanta per cento della spesa degli istituti riguarda proprio quest’ultimo. E nutrono anche il forte timore di veder compromessi determinati progetti, pure innovativi, a favore dei disabili. La situazione che si profila insomma è particolarmente negativa a causa delle forbici azionate da questo governo». Forbici azionate per conseguire il pareggio di bilancio nei conti del Cantone entro fine 2025. Come da ‘Decreto Morisoli’.

Agustoni: è tra gli ambiti più toccati

E nel quadro della manovra, quello degli invalidi, evidenzia Maurizio Agustoni, «è certo tra gli ambiti più toccati, con quello dei sussidi per il pagamento dei premi di cassa malati e quello dei dipendenti pubblici», per via del mancato riconoscimento del carovita e della trattenuta, quale 'contributo di solidarietà’, per citare il Consiglio di Stato, del 2 per cento sulla parte eccedente i 60mila franchi di salario. I vertici degli istituti sociali sentiti dalla Gestione, riprende il capogruppo del Centro, «hanno in sostanza ribadito le preoccupazioni manifestate per iscritto qualche settimana fa». Il riferimento è all’articolata missiva che l’Atis – associazione che riunisce istituti nel settore della disabilità (minorenni e adulti), i Cem (centri educativi per minorenni) e il settore delle dipendenze – ha spedito alla stessa commissione parlamentare, con copia al governo.

Il Consiglio di Stato rassicura

E sulla lettera dell’Atis il governo ha preso posizione di recente, all’indirizzo della Gestione. Una lettera di tre pagine nella quale il Consiglio di Stato, si legge fra l’altro, “ritiene che l’insieme dei provvedimenti previsti per il 2024 non pregiudicherà la qualità e la quantità delle prestazioni, ritenuto che la misura quantitativamente più rilevante, ovvero quella del prelievo dei fondi, permetterà di assicurare gli standard di presa in carico e il numero di posti attualmente in essere. Per ogni settore saranno inoltre valutate esigenze particolari alle quali occorrerà dare puntuali risposte”. Ergo: tout va très bien Madame la Marquise.

Sirica: Esecutivo distante dalla realtà

Il copresidente del Ps e membro della Gestione Fabrizio Sirica la pensa diversamente: «Io sto a ciò che ci è stato spiegato dai responsabili degli istituti durante l’audizione. E le conseguenze dei tagli sarebbero pesanti. Il dato politico che è emerso è che il governo sta agendo con il pallottoliere e da contabile, distante dalla realtà e dai bisogni emergenti. Si risparmia oggi ma si rischia di spendere di più, molto di più domani. La presa a carico precoce è un investimento, non una spesa. Quando parliamo di invalidi, minorenni e adulti, parliamo di persone, non di merce». Continua Sirica: «Stiamo lavorando alla mobilitazione del 20 gennaio a Bellinzona, affinché il parlamento dica no a questi e ad altri tagli».

Gianella: valutare anche delle alternative

Per la capogruppo dei Plr Alessandra Gianella «è stato molto importante sentire le preoccupazioni del settore, e quindi avere una panoramica ed esempi concreti». L’ambito invalidi è «di competenza del Consiglio di Stato», ma in Gestione «è fondamentale avere una visione completa perché, nel poco tempo che ci resta, si possa quantomeno valutare nel loro insieme tutte le misure proposte dal governo e considerare delle alternative». Ed è chiaro che «nel settore degli invalidi sono molto preoccupati».

Il presidente della Gestione: sono stati molto esaustivi

Gli interventi di Mini, Roncoroni e Passardi, evidenzia il presidente della commissione della Gestione, il leghista Michele Guerra, «sono stati molto esaustivi e l’audizione è stata molto apprezzata per i contenuti di dettaglio che dal loro osservatorio privilegiato ci hanno voluto fornire: come indicato ai diretti interessati, i contenuti della lunga audizione – prosegue Guerra – serviranno per adattare i nostri lavori sul Preventivo. Affronteremo la discussione sulla scorta anche delle preoccupazioni – importanti – che i vertici degli istituti ci hanno esternato».

Salario minimo legale e prime indicazioni: ‘Non starebbe producendo contraccolpi negativi’

Il salario minimo legale è stato l’altro tema al centro della riunione commissionale odierna. La Gestione ha ascoltato Mario Jametti e Barbara Antonioli Mantegazzini, rispettivamente direttore e vicedirettrice dell’Istituto di ricerche economiche (Ire) dell’Università della Svizzera italiana, accompagnati dal responsabile, in seno al Dipartimento finanze ed economia, della Divisione dell’economia Stefano Rizzi. Entrato in vigore in Ticino il 1° gennaio 2021, con la prima delle tre forchette: salario minimo orario lordo compreso tra 19 e 19,50 franchi (la terza e ultima fase scatterà entro la fine del 2024, con la forchetta 19,75/20,25 franchi). In base alla legge, entro il 30 giugno 2024 il Consiglio di Stato “valuta l’impatto dell’introduzione del salario minimo sul mercato del lavoro ticinese e sottopone un messaggio al Gran Consiglio”. «Le prime indicazioni – dice Agustoni – portano a ritenere che il salario minimo non abbia creato particolari distorsioni. Da una valutazione preliminare, alcuni timori, anche legittimi, non paiono quindi essersi concretizzati». Rileva a sua volta Durisch: «I primi dati sono confortanti. Il salario minimo legale, che ricordo non si applica ai salari definiti da un contratto collettivo di lavoro, sembra aver avuto un effetto virtuoso su quelli che erano già intorno alla prima soglia sancita dalla legge, aumentandoli oltre la stessa». Guerra: «In base alle prime informazioni ricevute, che però andranno testate statisticamente, il salario minimo legale non starebbe producendo contraccolpi negativi. Ma una analisi ancora non c’è». «A me è sembrato di capire che stavano facendo una lunga serie di analisi…», smorza dal canto suo Gianella. Da questa audizione, insomma, «è emerso il semplice fatto che è importante che il governo arrivi, come richiesto dalla legge, entro il prossimo 30 giugno con il suo messaggio e la valutazione dell’impatto del salario minimo. Assieme a tutti gli elementi che ci permetteranno di valutare se passare all’ultima forchetta o fare, invece, una scelta diversa». Per Gianella «è importante verificare l’impatto soprattutto sui salari in generale, sull’economia, sui residenti e sull’occupazione giovanile. Di grandi scoperte oggi non ce ne sono state molte».

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