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‘Disagio giovanile, i tagli saranno un boomerang’

I direttori dei Centri educativi per minorenni sulla manovra di rientro messa a punto dal governo: i risparmi si trasformeranno in costi

(Ti-Press)
7 novembre 2023
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Le misure proposte dal Consiglio di Stato nell’ambito della controversa manovra di rientro “sembrano mirare a ottenere risparmi immediati, ma esse mettono a repentaglio un settore già sotto pressione e che potrebbe presto diventare critico, causando un disagio sociale fuori controllo, con conseguenze economiche e per la sicurezza sociale notevolmente onerose”. La Conferenza dei direttori dei centri educativi per minorenni, i Cem, mette in guardia dagli effetti dei tagli prospettati dal governo con il primo pacchetto – di quasi 134 milioni di franchi – di contenimento della spesa pubblica per raggiungere, come da ‘Decreto Morisoli’, il pareggio dei conti cantonali entro fine 2025. Dopo i grandi istituti per l’assistenza dei disabili (vedi l’edizione di sabato), sono ora i Cem a manifestare grande preoccupazione, perché la mannaia si abbatte anche sulle “strutture di protezione per minorenni”, come le definisce l’Esecutivo nel messaggio varato il mese scorso all’indirizzo del Gran Consiglio.

‘Situazioni sociali sempre più complesse e di difficile gestione’

I Centri educativi per minorenni, ricorda la Conferenza dei direttori in una nota stampa, che fa seguito alla lettera inviata qualche settimana fa dalla stessa Codicem al governo, sono da tempo confrontati con “situazioni sociali sempre più complesse e di difficile gestione”. Negli ultimi anni, rileva la Conferenza, la salute dei bambini e dei ragazzi “è diventata un tema dolorosamente presente nel dibattito pubblico”. E sottolinea: “L’epidemia di sofferenza psichica dei minorenni sta allertando i governi di tutte le nazioni occidentali”. Pure in Svizzera “risulta evidente l’aumento dei ricoveri psichiatrici di minori, l’aumento di suicidi e di atti autolesionistici, così come dei comportamenti a rischio”. Situazioni confermate “anche dal nostro osservatorio”.

‘Dipendenze, assenteismo scolastico, (cyber)bullismo...’

Avverte la Codicem: “Le problematiche pedopsichiatriche, di autolesionismo e di suicidi che vedono coinvolti ragazzi e bambini sempre più giovani, il fenomeno delle dipendenze con abuso di sostanze sempre più pericolose (crack, cocaina, eroina, ketamina, …), l’assenteismo scolastico e le difficoltà di inserimento professionale, i problemi di violenza e di reati”, nonché “le fughe e la messa in pericolo di sé stessi e il fenomeno del (cyber)bullismo”, sono tutti aspetti “che stanno preoccupando l’insieme della società e dei professionisti del settore: constatiamo come una parte crescente di popolazione, le famiglie e i minorenni, viva situazioni di sofferenza sempre maggiore e sempre più complesse”.

‘Per gli educatori sfide crescenti’

Di fronte a ciò, aggiunge la Conferenza dei direttori dei centri educativi per minorenni, “in collaborazione con l’Ufficio per le famiglie e i giovani (Dipartimento sanità e socialità) si stanno facendo grandi sforzi per adeguare l’offerta e le risposte educative, innovando e pianificando nuove prestazioni”. La continua ricerca di migliori pratiche educative e la “mancanza” di strutture “sono solo degli esempi che mettono gli educatori di fronte a crescenti sfide: le loro responsabilità sono in costante aumento, mentre il tempo a disposizione per dedicarsi ai giovani è in diminuzione”. Peraltro, scrive la Codicem, “abbiamo osservato un notevole ricambio di personale e, a partire da quest’anno, risulta estremamente complesso reperire professionisti adeguatamente preparati e disposti a operare nelle nostre strutture residenziali”. Senza dimenticare che “come nel resto della Svizzera, i casi di educatori che si trovano in situazioni di burnout sono significativamente in aumento”. E ancora: “Andando a fragilizzare i servizi di psichiatria (Smp e Sps) e l’Ufficio dell’aiuto e della protezione”, le misure di risparmio proposte dal governo “mettono ulteriormente in difficoltà l’intero ambito di intervento sanitario e sociale nel suo insieme”.

‘Decisioni dall’effetto negativo’

Per il settore della protezione, che conta “solo una decina di enti”, il Consiglio di Stato, annota sempre la Codicem, “prevede di ridurre le spese di trasferimento di 2,69 milioni di franchi”. Il messaggio governativo contempla una riduzione del contributo globale per il settore della protezione “di 0,35 milioni”. Prevede inoltre “di attingere ai Fondi 1 e 2 la somma di 2,34 milioni di franchi”. Ebbene: “A nome dei Centri educativi per minorenni che operano sul territorio, ci sentiamo in dovere di testimoniare dell’effetto negativo che queste decisioni politiche portano sulle famiglie, bambini e ragazzi ticinesi, in particolare quelle che intaccheranno il riconoscimento salariale delle già difficili professioni educative e soprattutto il blocco di progetti di innovazione e adeguamento delle prestazioni”.

‘Un periodo di fragilità e precarietà sociale’

La Conferenza dei direttori dei centri educativi per minorenni non ha dubbi: “In questo periodo di fragilità e precarietà sociale dei bambini e dei giovani, la riduzione dell’accesso alle cure e della capacità di presa in carico avrà sicuramente un impatto a boomerang nei prossimi anni, sia dal punto di vista delle sofferenze per le persone coinvolte (sia utenti che professionisti) come pure per il prevedibile incremento della spesa”. Consapevole che “applicare dei tagli non è mai facile”, la Codicem chiede al Consiglio di Stato di “valutare con adeguata attenzione l’impatto che queste misure avranno nel settore della protezione dei minorenni e delle famiglie affinché i Cem possano continuare a garantire prestazioni adeguate”.

‘Una questione anche etica’

«I ragazzi stanno sempre peggio e per noi si pone una questione etica, nel senso che è nostro dovere rispondere nel migliore dei modi a bisogni che stanno cambiando rapidamente e aumentando – sostiene Gian Paolo Conelli, direttore della Fondazione Amilcare e coordinatore della Codicem insieme con Mario Ferrarini, direttore della Fondazione Vanoni –. Occorre però essere consapevoli che le prestazioni di qualità e/o innovative hanno un costo. Il prospettato congelamento di nuove iniziative ci preoccupa».

‘In Gran Consiglio mancano le competenze per capire il problema’

«Ciò che più mi inquieta è il pensiero che sta dietro a questi risparmi. Un pensiero condiviso dalla maggioranza del Gran Consiglio e dalla maggioranza della popolazione che hanno approvato il ‘Decreto Morisoli’. Maggioranze che purtroppo non hanno una sufficiente attenzione verso la necessità di una presa a carico dei giovani con difficoltà». Per Ilario Lodi, direttore di Pro Juventute Ticino, quello attuale è (anche) un problema «di competenze». In parlamento «mancano profili con conoscenze pedagogiche, che hanno quindi la capacità di capire cosa comportino determinati tagli nel settore di sostegno all’infanzia». Tagli che, sottolinea Lodi, «sono stati di principio votati, con il sì al citato decreto, senza sapere davvero cosa avrebbero comportato. Il che è preoccupante». Tornando alla questione delle competenze, Lodi osserva: «Spesso anche la politica affronta i temi legati ai giovani mettendosi una mano sul cuore. Ma non basta, serve la conoscenza della materia. Questo Gran Consiglio avrebbe dovuto rendersi conto degli effetti che determinate decisioni hanno sull’educazione dei giovani, soprattutto quelli che restano fuori ‘dalle reti’ dei programmi. Decisioni che genereranno risultati che dovremo affrontare tutti come paese, non potremo nascondere certe dinamiche sotto il tappeto». In ogni caso, conclude il direttore di Pro Juventute, «sarebbe sbagliato puntare il dito solo contro il Consiglio di Stato, che si è trovato a mettere in pratica una decisione presa da altri». Accolto nel 2022 il ‘Decreto Morisoli’, la manovra di rientro è stata ora sfornata dal governo. Vedremo come si pronuncerà il parlamento. Intanto fuori del Palazzo monta la protesta anti-forbici.

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