Ticino
Da 10 anni di porte sbattute nasce ‘100 giorni per la musica’
Lanciata l’iniziativa popolare per assicurare ai giovani l’accesso alla formazione musicale: ‘Costa troppo per le famiglie. Un triste primato in Svizzera’
Il lancio della campagna
(Ti-Press)
19 Gennaio 2023
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Un obiettivo chiaro, «creare anche in Ticino una democraticità dell’accesso alla formazione musicale», da raggiungere attraverso uno strumento – l’iniziativa popolare – frutto di «una decisione molto sofferta, dovuta a una delusione sostanziale per non aver trovato soluzioni dialogando con l’autorità politica». È con queste parole che Matteo Piazza, presidente della Federazione delle Scuole di musica ticinesi (Fesmut), ha presentato in conferenza stampa il lancio della raccolta firme dal titolo ‘100 giorni per la musica’ che chiede l’introduzione della nuova Legge sulla promozione della formazione musicale.

Un’iniziativa popolare legislativa elaborata – promossa dalle principali organizzazioni musicali del Ticino, da musicisti e da rappresentanti di buona parte dell’arco politico – che apre una finestra temporale di 100 giorni (fino al 2 maggio) per raccogliere 7mila sottoscrizioni. «In Ticino mandare un figlio a studiare in una scuola di musica è riservato solo a famiglie con un reddito medio-alto, il che non è assolutamente accettabile – ha osservato Piazza –. Soprattutto perché l’articolo 67a della Costituzione federale, votato dal popolo nel 2012, dice chiaramente che ogni cittadino svizzero, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, ha diritto a una formazione musicale di qualità. Un chiaro mandato della Confederazione dato ai Cantoni – non ai Comuni e tanto meno alle famiglie, ha sottolineato Piazza – che dal nostro è stato disatteso».

‘Un distacco abissale anche solo dal penultimo della classifica’

A dimostrazione di quanto detto sono state presentate delle cifre: a livello svizzero la media di finanziamento da parte di genitori per la formazione musicale è del 32%, in Ticino è tra il 75 e l’80%. Altro dato eloquente: nel 2018 in Svizzera si sono spesi 511 milioni di soldi pubblici per le scuole di musica; rapportando la cifra al Ticino, tra Cantone e Comuni la quota parte di finanziamento alla formazione musicale dovrebbe essere sui 21 milioni, mentre è di 1,5 milioni. «A livello nazionale siamo il preoccupante fanalino di coda, con un distacco abissale anche solo dal penultimo Cantone della classifica», ha rimarcato Piazza, indicando il governo come responsabile della situazione: «Abbiamo tentato in tutti i modi con le autorità politiche, in particolare con il Consiglio di Stato e ancora più in particolare col Decs di trovare delle soluzioni costruttive. Purtroppo però, devo dire con rammarico, abbiamo sempre trovato la porta chiusa, se non sbattuta in faccia». In passato, ricorda Piazza, anche attraverso delle interrogazioni parlamentari sono stati chiesti lumi: «Una delle risposte che ci è stata data, molto laconica e deludente, è che lo Stato fa già la sua parte dal momento che garantisce la musica nelle scuole dell’obbligo. Evidentemente questo non corrisponde a una formazione musicale di qualità. Sarebbe come limitare i contributi allo sport visto che a scuola è offerta la ginnastica».

Il gioco dello scaricabarile

Una delle interrogazioni sul tema era stata presentata nel 2021 dal deputato del Centro/Ppd Maurizio Agustoni, tra i promotori dell’iniziativa popolare. «L’atto parlamentare era stato sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari proprio per il fatto che si tratta di un problema sentito dalla nostra società – ha affermato Agustoni –. Partendo dall’enorme disparità con quanto avviene nel resto della Svizzera, abbiamo chiesto al Consiglio di Stato come mai l’articolo costituzionale accettato dal popolo una decina di anni fa e che ha accolto un vasto consenso (72,7% a livello svizzero, 75,8% in Ticino, ndr) fosse ancora inapplicato da noi. Il governo si è limitato a scaricare la colpa sui Comuni dicendo che sono loro a non contribuire a sufficienza. L’articolo costituzionale dà però esplicitamente questo compito ai Cantoni, che devono permettere l’accesso alla formazione musicale. Anzi, l’articolo costituzionale ha una sfumatura ben più positiva in quanto parla di promozione, che tradotto significare fare in modo che la maggior parte dei giovani si possa avvicinare alla musica».

Al Cantone si chiede il 50% dei costi riconducibili ad attività di formazione musicale

Nel concreto, ha illustrato Agustoni, la proposta di nuova Legge sulla promozione della formazione musicale «ha il vantaggio di stare in una pagina e di avere solo 6 articoli». Lo scopo, riprendendo l’articolo costituzionale federale, è quindi – come si legge – "assicurare a giovani e giovani adulti l’accesso a una formazione musicale all’interno di scuole di musica riconosciute dal Cantone", il quale "promuove la formazione musicale delle giovani e dei giovani fino a 18 anni, o fino a 25 anni se in formazione, residenti in Ticino, con l’obiettivo di consentire una partecipazione attiva alla vita musicale", sia di base – quella offerta anche nelle scuole – sia per imparare uno strumento, avvicinarsi al canto e promuovere i talenti.

I criteri per il riconoscimento delle scuole di musica, si legge nell’articolo 2, sono che si tratti di enti pubblici o privati senza scopo di lucro, con sede in Ticino, aperti a tutta la popolazione cantonale, con un’offerta formativa qualificata e che garantisca adeguate condizioni lavorative. A questo proposito Piazza ha messo in luce come attualmente «il funzionamento di queste scuole di musica riconosciute è garantito grazie a un importantissimo apporto di volontariato. Se da un lato è qualcosa di molto nobile e apprezzabile, dall’altro in nessun modo può assicurare un futuro a questo settore. Quindi anche per il personale impiegato è importante avere una base legale che garantisca che la professione di insegnante di musica diventi a tutti gli effetti un lavoro con cui si possa mantenere una famiglia in Svizzera, a dispetto di quando avviene oggi che rappresenta spesso solo un’attività accessoria».

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, se fosse approvata l’iniziativa, il Cantone sarebbe tenuto a erogare alle scuole di musica riconosciute "un contributo pari al 50% dei costi riconducibili ad attività di formazione musicale destinate a giovani residenti in Ticino". Percentuale a cui verrebbe sommata quella di eventuali contributi comunali. È poi prevista l’istituzione di una commissione per la formazione musicale, "incaricata di fissare e di verificare i criteri quantitativi e qualitativi e per il riconoscimento delle scuole di musica e di vegliare affinché questi siano coerenti con gli standard nazionali di riferimento in materia".

‘Spesso siamo visti come una mera pratica burocratica’

La speranza con questo strumento è ora di riuscire ad allinearsi alla media degli altri cantoni. «È qualcosa che dobbiamo ai giovani», ha dichiarato Luca Medici, direttore della Scuola di musica del Conservatorio della Svizzera italiana (Smus), sottolineando pure lui come nonostante tutto quanto intrapreso a livello politico dal 2010 – un’iniziativa parlamentare, la votazione popolare federale, due interrogazioni parlamentari – «la situazione delle scuole di musica e della formazione musicale non è cambiata, se non di una virgola». La sensazione di Medici, da 25 anni attivo nel settore, «è sempre stata che le scuole di musica in Ticino molto spesso siano viste come una mera pratica burocratica, una domanda di sussidio a cui rispondere per iscritto, senza il riconoscimento di un ruolo per la formazione». Dal canto suo però il direttore della Smus la vede ben diversamente: «Per me la formazione musicale è un esempio di coesione, di inclusione, di lavoro per proiettare questi ragazzi in una dinamica poli-corale ma anche civica di responsabilità. Per imparare ad ascoltare e saper essere voce anche per gli altri. È questa la motivazione più grande per investire i prossimi 100 giorni nei quattro angoli del Canton Ticino a raccogliere firme per questa iniziativa».

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