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laR
 
06.12.2022 - 19:06
Aggiornamento: 20:22

‘No a qualsiasi scenario che impedisca al popolo di votare’

Marina Carobbio e il (molto probabile) seggio vacante al Consiglio degli Stati post Cantonali, il presidente cantonale dell’Udc pianta già qualche paletto

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In attesa del secondo incontro

«L’Udc non accetterà scenari o soluzioni che impediscano al popolo di votare. Ci opporremo a qualsiasi accordo che eviti il ricorso alle urne. È la legge che di principio dice che bisogna andare a votare: ci aspettiamo allora che la legge venga rispettata». È perentorio, da noi contattato, Piero Marchesi. Consigliere nazionale e alla guida dei democentristi ticinesi, è reduce dall’incontro, nella pausa di mezzogiorno a Bellinzona, fra i vertici cantonali dei partiti rappresentati nei due rami del parlamento federale. Scopo del rendez-vous: discutere, come anticipato ieri dalla ‘Regione’, di come ‘gestire’ il seggio al Consiglio degli Stati in caso di elezione, (quasi) scontata, nell’aprile 2023 di Marina Carobbio nel governo ticinese.

Alla riunione, organizzata dal Partito socialista, hanno partecipato Fabrizio Sirica, copresidente del Ps; Alessandro Speziali, alla testa del Plr; Boris Bignasca, capogruppo in Gran Consiglio della Lega; Fiorenzo Dadò, presidente del Centro/Ppd; Samantha Bourgoin, co-coordinatrice dei Verdi e appunto Marchesi. Che sul tema ha già le idee piuttosto chiare: elezione suppletiva. Anche se nell’incontro odierno non è stata presa alcuna decisione, il presidente dell’Udc pianta dunque qualche paletto.

Sirica: per ora ipotesi e lettera al Consiglio di Stato

Nulla al momento è stato deciso: durante la riunione sono state formulate delle ipotesi. Come quella di un’elezione tacita. «È l’ipotesi che come Ps abbiamo messo sul tavolo», dice Fabrizio Sirica. Il che presuppone «un accordo politico», ovvero «un consenso unanime o un ampio consenso dei partiti rappresentati a Berna su una persona, che comunque non si ricandidi alle elezioni federali ordinarie dell’ottobre 2023». Altri scenari tratteggiati nell’incontro? Elezioni suppletive ma limitate al primo turno, anche con più di due candidati (in altre parole niente ballottaggio); modifica della legge cantonale sull’esercizio dei diritti politici affinché si possa votare anche a luglio o ad agosto (cosa ora non possibile) o per prolungare la vacanza del seggio sino alle elezioni ordinarie di ottobre, evitando così il ricorso alle urne. Ipotesi, anche queste, che presuppongono evidentemente un accordo politico. «Ci siamo dati un paio di settimane per riflettere e discuterne nei partiti: ci troveremo il 20 dicembre per un nuovo incontro», fa sapere Sirica. Nella riunione di oggi una decisione invero è stata presa: quella di scrivere al Consiglio di Stato «per chiarire questioni tecniche e per avere una sua opinione» sul dossier.

Per ora c’è un solo dato certo. Marina Carobbio, ribadisce il copresidente dei socialisti, dal seggio agli Stati «non si dimette, per rispetto fra l’altro dell’elettorato che l’ha scelta tre anni e mezzo fa per rappresentare il Ticino a Berna e perché, pur avendo grandi chance, la sua elezione in Consiglio di Stato non è scontata». E perché gli altri candidati della lista rosso-verde non sono dei riempitivi.

Cauto, molto cauto è il presidente del Centro/Ppd Fiorenzo Dadò: «Abbiamo ascoltato quanto aveva da proporre il Ps, e l’incontro di per sé è stato positivo. Adesso ne discuterò col mio partito nel nostro Ufficio presidenziale». Punto.

Speziali: ribadisco, la soluzione più pulita è una modifica della legge

Più esplicito il presidente del Plr. «Anche dopo la riunione odierna, ribadisco quanto dichiarato ieri a voi della ‘Regione’», afferma Alessandro Speziali: «Ritengo che la soluzione più pulita sia quella di una modifica di legge per far sì che non si proceda a nessuna elezione suppletiva, neppure tacita, se il seggio resta vacante per una o al massimo due sessioni delle Camere federali, come peraltro prevedono già alcuni Cantoni». Oltretutto, aggiunge, «nel 2023 ci saranno già le elezioni cantonali. Troppe elezioni ingolfano la democrazia, non la garantiscono». Non solo: «La modifica legislativa che ho appena spiegato terrebbe inoltre conto della situazione in cui potrebbero trovarsi in futuro esponenti di altri partiti».

A parlare di «solito teatrino che guardiamo con distacco» è invece il coordinatore dell’Mps Giuseppe Sergi. Che ne ha soprattutto per la possibilità di un’elezione tacita con un nome che metta d’accordo i partiti: «Una soluzione all’italiana, dove i partiti deciderebbero l’eletto». Con un rammarico, cioè che «se il seggio agli Stati è del Ticino, perché non sono stati invitati tutti i partiti rappresentati in Gran Consiglio? Se è un’elezione così importante Carobbio potrebbe dimettersi ora, così sarebbe più facile convocare una suppletiva…».

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