01.12.2022 - 21:22
Aggiornamento: 23:34

‘Appalti internazionali, si chieda il certificato anti-mafia’

Con una mozione Ermotti-Lepori e altri deputati invitano il Consiglio di Stato a modificare il regolamento della legge sulle commesse pubbliche

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Maddalena Ermotti-Lepori (Ti-Press)

Il Consiglio di Stato le aveva risposto di attendere l’esito degli approfondimenti di Berna prima di procedere con un’eventuale modifica della legislazione cantonale. Una risposta (a una sua interrogazione) che lei, Maddalena Ermotti-Lepori, deputata del Centro/Ppd, giudica "non soddisfacente". Ragion per cui decide di giocare d’anticipo. Con una mozione – sottoscritta anche da Lea Ferrari (Partito comunista), Tamara Merlo (Più Donne), Paolo Ortelli (Plr), Giancarlo Seitz (Lega) e Roberta Soldati (Udc) – rilancia così il tema del certificato anti-mafia. Stavolta Ermotti-Lepori e cofirmatari propongono di modificare il regolamento della legge ticinese sulle commesse pubbliche, per aggiungere la richiesta del documento alle ditte che concorrono in Ticino a una gara d’appalto.

Il nuovo capoverso

Si invita quindi il governo a modificare l’articolo 7a ("Commesse internazionali") del citato regolamento con l’aggiunta di un capoverso del seguente tenore: "Per i Paesi in cui esiste il certificato antimafia, viene richiesto tale certificato sia alle aziende partecipanti al concorso sia a quelle beneficiarie di subappalto che hanno la sede principale nel Paese estero di provenienza".

‘Un passo avanti concreto’

La mozione interpartitica, sottolineano i firmatari, sarebbe "un concreto passo avanti, sia dal punto di vista del contrasto alla criminalità organizzata, sia da quello dell’impegno pubblico, avallato dal parlamento, nell’utilizzo di tutti i mezzi legali, in particolare amministrativi, per contrastare le pericolose organizzazioni criminali". Secondo Ermotti-Lepori e colleghi "non sarebbe, per ora, necessario modificare la Legge cantonale sulle commesse pubbliche, ma chiediamo al Consiglio di Stato di intervenire sul regolamento, chiedendo alle ditte concorrenti che hanno la sede in Italia, e a quelle che sono filiali di ditte con sede in Italia, di presentare, oltre a tutti i documenti usuali, anche il certificato anti-mafia".

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