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25.11.2022 - 20:55
Aggiornamento: 21:20

Targhe, il governo rilancia con 2 proposte. Dal Centro nuovo No

Il Consiglio di Stato tende la mano con delle alternative di calcolo. Gli iniziativisti non ci stanno, la sinistra sì. Ognuno per la sua strada, ancora

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È un «non se ne parla» bis, quello espresso dagli iniziativisti rispetto alle nuove soluzioni del Consiglio di Stato per il calcolo delle imposte di circolazione. Soluzioni che contemplano due nuove alternative ritenute dal governo "rispettose della volontà popolare e il cui gettito è compatibile con l’interpretazione degli iniziativisti del testo votato lo scorso 30 ottobre". «Non è affatto così – ribatte, contattato da ‘laRegione’, il capogruppo del Centro/Ppd Maurizio Agustoni in rappresentanza degli iniziativisti –. I cittadini hanno votato altro e mi delude che per raggranellare 7 milioni di franchi, quando la spesa pubblica cantonale supera i 4’000 milioni, si pensi di tradire la volontà popolare».

Potremmo intitolarlo il capitolo "del due" quello che si è aggiunto alla saga delle imposte di circolazione, cifra che torna a più riprese nella lettera di due pagine inviata alla Commissione della gestione dal Consiglio di Stato e che contiene due alternative di calcolo rispetto al Decreto legislativo urgente che lo stesso governo ha presentato il 16 novembre. Due proposte avanzate "nell’ottica di una collaborazione costruttiva finalizzata a trovare una soluzione ottimale e condivisa", frase contenuta due volte nel testo governativo. E 2,2 sono i milioni che entrambe le varianti lascerebbero in più nelle tasche dei cittadini per l’anno 2023 (sottoposto a moratoria) rispetto alla modifica di legge presentata la scorsa settimana dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Modifica che per ovviare a una disparità di trattamento per le auto di nuova generazione proponeva di differenziare la formula di calcolo in base al cosiddetto ciclo di omologazione, nonché di applicare un coefficiente di moltiplicazione del gettito – pari a 1,127 e per tutti i veicoli – in modo da compensare per le casse pubbliche i 7,7 milioni di franchi che tale differenziazione comporterebbe.

Le variabili: coefficiente di moltiplicazione ed esponente

Rispetto al Decreto presentato lo scorso 16 novembre, la prima variante si distingue "essenzialmente per l’eliminazione del coefficiente di moltiplicazione, rispettivamente per il fatto che l’esponente per cui vengono elevate le emissioni di CO2 viene innalzato da 1,4 a 1,44; questo per compensare la differenziazione della formula in base al ciclo di omologazione delle vetture", si legge nella lettera. La seconda variante si differenzia invece dal primo Decreto "unicamente per il fatto che il coefficiente di moltiplicazione viene applicato solo alle vetture immatricolate a partire dal 1° gennaio 2009, anziché a tutto il parco veicoli". In entrambi i casi il gettito ammonterebbe a circa 85,3 milioni anziché agli 87,5 del primo Decreto, ciò che corrisponde a quanto avrebbe incassato lo Stato con l’introduzione senza correttivi del testo conforme votato.

Agustoni: comunque un aggravio per la maggioranza

Ma come detto non ci stanno gli iniziativisti, secondo cui nessuna delle tre proposte è aderente a quanto deciso dal popolo «che si è espresso per una formula ben precisa», afferma Agustoni, che argomenta: «Le tre varianti di Decreto vanno tutte a modificare i calcoli in base ai quali i cittadini hanno deciso alle urne. E tutte e tre porterebbero i possessori di veicoli, nella maggior parte dei casi, a pagare un’imposta di circolazione più alta rispetto a quanto stabilito il 30 ottobre. Con la prima versione ci sarebbe un aggravio per tutti del 13%. Ma anche con la seconda, che prevede l’aumento dell’esponente, e la terza, che applica il coefficiente di moltiplicazione del gettito alle auto dopo il 2009, la maggioranza dei cittadini dovrebbe sborsare di più».

Non importa dunque se gli importi sono gli stessi che il Consiglio di Stato aveva calcolato per l’applicazione tout-court dell’iniziativa, «perché – sostiene Agustoni – nelle discussioni precedenti al voto si era già stabilito che si sarebbero dovuti apportare dei correttivi rispetto ai cicli di omologazione per ovviare alle disparità». Senza contare che, aggiunge il capogruppo del Centro, «l’iniziativa stabilisce come queste imposte debbano andare unicamente a coprire i costi per la manutenzione delle strade, non a fare cassetta per le spese dello Stato». Perciò ognuno dritto per la sua via: «Noi presenteremo un rapporto da portare in Gran Consiglio per l’applicazione del testo votato dal popolo con l’unica modifica della differenziazione del calcolo in base ai cicli di omologazione. Confidiamo che anche altri partiti sostengano questa soluzione, l’unica davvero rispettosa del voto popolare», commenta Agustoni.

Durisch: perfezionamenti rispetto al decreto precedente

È invece una porta aperta quella del fronte rossoverde, a suo tempo sostenitore di un controprogetto all’iniziativa, e comunque già favorevole al Decreto della scorsa settimana. «Per noi vanno bene entrambe le nuove proposte – dichiara il capogruppo del Partito socialista Ivo Durisch –. La prima delle due ci sembra più vicina agli obiettivi dell’iniziativa per quanto riguarda il CO2 perché mantiene invariata la tassa base a 120 franchi e aumenta l’esponente così da penalizzare le auto più inquinanti. Inoltre è coerente con l’iniziativa mantenendo il montante del gettito a 91,5 milioni per il 2024». La seconda alternativa «ha invece il pregio di prevedere un coefficiente di moltiplicazione che, in prospettiva della diminuzione dell’impatto ambientale di tutto il parco veicoli, con il relativo adeguamento permette di mantenere il gettito costante per il futuro».

In generale, commenta il capogruppo Ps, «la cosa importante è che viene risolto il problema dei due tipi di misurazione differente. Inoltre con le nuove formule c’è anche un miglioramento per quanto riguarda la moratoria, che diventa veramente tale perché non si prevede più un aumento di imposta per le auto precedenti al 2009». Per il deputato socialista si tratta dunque di «due soluzioni perfezionate», e non sono «quei due milioni che ballano per un anno» a preoccuparlo. Se ne riparlerà martedì in Gestione.

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