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laR
 
19.11.2022 - 05:20
Aggiornamento: 12:12

Seggio agli Stati, la legge cantonale non prevede resti vacante

Se Marina Carobbio venisse eletta in Consiglio di Stato ad aprile, partirebbe la procedura per le suppletive. Catenazzi (servizi giuridici) spiega come

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Keystone

È una domanda che da settimane aleggia nell’aria e che da domenica scorsa ha assunto un peso specifico più significativo. Ovvero: che ne sarà tra aprile e ottobre del seggio attualmente occupato in Consiglio degli Stati da Marina Carobbio se – come sembra molto verosimile dopo la ratifica della sua candidatura "di esperienza" nella lista unica rossoverde da parte del congresso del Ps – fosse eletta al posto dell’uscente Manuele Bertoli in Consiglio di Stato? Ora che in casa socialista per l’avvicendamento al governo cantonale i giochi sono quasi fatti, da più parti ci si interroga sulle sorti di uno dei due posti riservati al Canton Ticino in seno alla Camera alta durante il mezzo anno che separa le votazioni cantonali da quelle federali. Mezzo anno che corrisponde a due sessioni di lavori parlamentari.

Ipotesi rinuncia: non ci sono norme

«Stiamo valutando i vari scenari, partendo ovviamente dall’ipotesi dell’elezione di Carobbio in Consiglio di Stato – spiega alla ‘Regione’ Francesco Catenazzi, consulente giuridico del Consiglio di Stato –. Se così sarà, dovrà abbandonare la carica agli Stati per incompatibilità e a quel punto partirà la procedura per la sostituzione, analoga peraltro a quella adottata per l’elezione ordinaria di ottobre». L’opzione di lasciare vacante il seggio agli Stati fino all’autunno pare invece impraticabile: «Non dovrebbe esserci la possibilità giuridica di rinunciare alla sostituzione – osserva Catenazzi –. Al riguardo la nostra legge sull’esercizio dei diritti politici non ha norme. Qualche altro Cantone prevede invece di sì. Nel Canton Vaud, per esempio, la legge dice che se in caso di elezione maggioritaria il seggio è vacante per meno di sei o quattro mesi dal rinnovo, a dipendenza della carica da occupare, non si procede a elezione complementare».

Primo turno verso inizio giugno

La procedura prevede l’organizzazione dell’elezione per la sostituzione – una cosiddetta elezione complementare o suppletiva – con il sistema maggioritario, convocata tramite decreto del Consiglio di Stato pubblicato sul Foglio ufficiale. Decreto sul quale figurerà la data dell’elezione e quella entro cui presentare le candidature e che dovrà essere pubblicato almeno sessanta giorni prima della giornata di votazione. Considerando queste tempistiche e il fatto che l’intenzione di Carobbio, espressa domenica a fine congresso, è quella di mantenere il seggio a Berna fino alla sua eventuale elezione il 2 aprile, «si può ipotizzare un primo turno verso fine giugno e un eventuale secondo turno agli inizi di settembre», valuta il responsabile giuridico, ricordando che in base alla legge cantonale sull’esercizio dei diritti politici, in luglio e agosto non si possono tenere elezioni e votazioni. Termini che dunque «non consentono un’elezione dall’oggi al domani».

«Ora, se ci dovesse essere una sola candidatura, l’elezione sarebbe tacita e l’entrata in carica agli Stati dell’eletto o dell’eletta sarebbe abbastanza immediata. Così anche nel caso di due candidature: uno dei due candidati otterrebbe la maggioranza assoluta, ad eccezione dell’ipotesi che i due candidati ricevano il medesimo numero di voti». Con più candidati potrebbe rendersi per contro necessario il secondo turno (turno di ballottaggio), considerato che «in base a quanto verificatosi nelle elezioni passate nessuno conseguirà probabilmente la maggioranza assoluta al primo turno». Queste sono le opzioni che il governo deve prendere in considerazione, tenendo presente che – evidenzia Catenazzi – «bisognerebbe far sì che l’eletto o l’eletta possa partecipare ad almeno una sessione intera delle Camere federali, perlomeno a quella del settembre 2023, tra l’11 e il 29, se ci sarà un ballottaggio».

Situazione mai verificatasi in Ticino

Questa situazione costituirebbe una prima del genere in Ticino, conferma il responsabile dei Servizi giuridici: «Per il Consiglio degli Stati, mi risulta che dal 1943 non vi sia mai stata un’elezione suppletiva: i due rappresentanti ticinesi hanno sempre portato a termine regolarmente il loro mandato federale. Mentre in Ticino di elezioni complementari col maggioritario ne abbiamo avute diverse, per esempio in occasione di dimissioni anticipate di sindaci quando si è resa necessaria un’elezione complementare».

35-50mila franchi a carico del Cantone

I costi dell’elezione del Consiglio degli Stati si dividono tra Cantone e Comuni. Secondo quanto illustra il responsabile dei servizi giuridici, a carico del Cantone sono da conteggiare 50mila franchi per il materiale di voto (scheda, istruzioni, buste) nel caso di elezione non abbinata ad altre elezioni o votazioni, oppure 35’000 franchi in caso di una concomitanza con queste. La differenza in termini finanziari è giustificata dal fatto che nel secondo caso non occorre stampare la busta di trasmissione perché si usa quella dell’elezione o votazione già prevista.

A carico dei Comuni, invece, i costi sono di 150mila franchi per l’invio del materiale di voto, mentre nel caso di elezione abbinata a un’altra elezione o votazione questi costi cadono perché rientrano nell’invio per l’elezione o votazione già prevista. In aggiunta sono da prevedere eventuali indennità versate ai membri degli uffici elettorali e al personale amministrativo. Nel caso di abbinamento con un’altra elezione o votazione questi costi vengono meno o si riducono perché il coinvolgimento di queste persone è già previsto. Infatti, mette in luce Catenazzi, lo spoglio delle schede dell’elezione del Consiglio degli Stati avviene a livello comunale e quindi un impegno un po’ più lungo influisce laddove è prevista un’indennità oraria. I dati indicati valgono sia per il primo turno, sia per il secondo turno (ballottaggio) dell’elezione.

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