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Aggiornamento: 28.10.2022 - 04:54

Ps e Verdi: ecco il nostro progetto di governo

Presentata la Piattaforma elettorale. ‘Proponiamo una visione per un nuovo Ticino, alternativo a quello del centrodestra, anzi della destra’

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Ti-Press
Da sin. Niccolò Mazzi-Damotti, Laura Riget, Marco Noi e Noemi Buzzi

«Un progetto di governo», che cerca di «conciliare la giustizia sociale e quella ambientale». Un progetto incentrato su «tre macrotemi» – economia e lavoro, ambiente e territorio, società e servizio pubblico –, con un nutrito elenco di proposte puntuali. Per citarne alcune: aumento del salario minimo legale e difesa del potere d’acquisto; stop al precariato e alla «fuga dei cervelli dal nostro cantone»; riduzione delle disuguaglianze «economiche e sociali»; accesso alla formazione e alla sanità garantito «a tutti e tutte» («Finché non avremo una cassa malati unica con premi in base al reddito sarà indispensabile ampliare e facilitare l’accesso ai sussidi di cassa malati soprattutto per il ceto medio»); promozione di «un approccio inclusivo in favore delle persone con disabilità»; diminuzione delle tariffe del trasporto pubblico per incentivarne l’utilizzo; riduzione delle emissioni di CO2; promozione del «risanamento energetico delle abitazioni» e della «produzione propria di energia tramite fonti rinnovabili e locali, in particolare il fotovoltaico distribuito e l’idroelettrico»; tutela dei terreni agricoli e degli spazi verdi («specialmente nei fondovalle») non ancora cementificati. Eccola, concepita dalle direzioni del Ps e dei Verdi, la Piattaforma elettorale dell’alleanza rossoverde nella corsa al Consiglio di Stato alle ‘cantonali’ del prossimo aprile. Con la concordata e nota ripartizione: due candidature socialiste, due ecologiste e una di area, espressione della società civile.

Marco Noi: in prospettiva due seggi

Presentata in mattinata alla stampa, la Piattaforma «vuole essere il minimo comun denominatore della lista unitaria», spiega la co-presidente del Ps Laura Riget. Un documento programmatico dunque, le fa eco il co-coordinatore dei Verdi Marco Noi, «per evidenziare, dando loro la necessaria visibilità, quei temi che stanno a cuore a entrambi i partiti e che sono legati alla socialità, alla solidarietà, all’ambiente e per i quali intendiamo batterci nell’Esecutivo cantonale». Dove «molto si potrà fare se si sarà in due». Già. E allora, aggiunge il granconsigliere ecologista, «vogliamo costruire la possibilità di conquistare due dei cinque seggi: se ci riusciremo in questa tornata o se dovremo ancora lavorare per conseguire l’obiettivo, sarà il tempo a dircelo». E meglio, l’esito delle urne nella primavera nel 2023.

Laura Riget: siamo partiti dall’analisi delle emergenze

Torniamo al presente. Quella illustrata dai vertici della coalizione rossoverde, è una «prima versione della Piattaforma», spiega Riget: «È stata sottoposta agli iscritti dei due partiti, i quali avranno ora la possibilità di suggerire degli emendamenti, che verranno discussi al Congresso del Ps del 13 novembre e all’Assemblea dei Verdi del 27». Dopodiché, e se del caso, verrà stilata la versione definitiva. «La nostra – tiene a precisare la deputata al Gran Consiglio – vuole essere non solo un’alleanza elettorale, bensì anche un progetto comune a lungo termine. Che guarda oltre il 2 aprile 2023. Vuole essere soprattutto un progetto con al centro contenuti e un’altra visione del Ticino, con proposte concrete di come cambiarlo». Nel mettere a punto la Piattaforma «abbiamo anzitutto analizzato quelle che per noi sono delle emergenze: la crisi del mercato del lavoro, la precarizzazione e tutte quelle nuove forme di lavoro che fanno sì che i sistemi assicurativi non siano più adeguati, la fuga dei cervelli, la crisi energetica, che è una faccia della medaglia della crisi ambientale, le disuguaglianze, con l’inflazione che mette sotto forte pressione le fasce più fragili della società, nonché le disuguaglianze di genere». Partendo da questa analisi «abbiamo cercato di elaborare un progetto di governo che proponga una visione di un Ticino diverso, alternativo a quello dell’attuale maggioranza di centrodestra, che io considero di destra». Un Ticino che si fonda «su valori come la solidarietà e la sostenibilità».

‘La causa dei problemi non siamo noi, ma chi è oggi politicamente in maggioranza‘

Oggi, riprende Noi, l’area rossoverde «viene presa di mira dagli altri partiti, a livello cantonale e a livello federale, che la ritengono la causa di tutti i mali. Francamente non lo capisco, perché se ci troviamo in questa situazione di tensione sociale e ambientale, con tutte le problematiche connesse, lo si deve a chi detiene la maggioranza in Consiglio di Stato e in Gran Consiglio, che ora è il centrodestra. Si dice che l’area rossoverde mette le mani nelle tasche dei cittadini, ma se al momento il Ticino ha, per esempio, le tasse di circolazione più alte della Svizzera non è certo per colpa nostra, che attualmente siamo la minoranza». Rincara il co-coordinatore dei Verdi: «Il centrodestra illude le persone, afferma che si può tagliare di qua e di là per riequilibrare i conti pubblici, senza ricadute sui soggetti vulnerabili della società e sull’ambiente. Noi non ci stiamo». Verdi e socialisti «si sono uniti anche per contrastare questa retorica, questa narrazione, da parte di chi non si assume le proprie responsabilità, ma le scarica semplicemente sugli altri».

La Piattaforma è il frutto anche della collaborazione dei movimenti giovanili dei rispettivi partiti. «Abbiamo bisogno di investire in una transizione ecologica che sia sostenibile, che sia anche sociale ed equa per i cittadini e le cittadine», rileva Noemi Buzzi. Afferma ancora la co-coordinatrice dei Giovani Verdi: «Non poche sono le persone che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e che rischiano pertanto di scivolare nella povertà e nell’esclusione sociale. E un gruppo particolarmente vulnerabile sono le donne. Occorre una politica attenta al clima e alle esigenze anche dei giovani». Niccolò Mazzi-Damotti, della Gioventù socialista (Giso): «Crisi climatica, precariato, prospettive critiche per il mercato del lavoro sono alcune delle sfide che ci attendono, senza dimenticare la parità di genere, per la quale non si fa ancora abbastanza. Con questo nostro progetto politico abbiamo ora la possibilità di cambiare le cose».

Noi frena su Mirante

In casa Ps si avvicina intanto il Congresso. Che si preannuncia ‘caldo’, dopo la decisione di Amalia Mirante di sottoporre all’approvazione del consesso anche la propria candidatura. A contendersi i due posti socialisti nella lista rossoverde per il Consiglio di Stato saranno dunque in tre: Marina Carobbio e Yannick Demaria, proposti dalla commissione elettorale e dalla direzione, e appunto Mirante. Quella dei Verdi, avverte Noi, «non sarà un’accettazione incondizionata delle decisioni del Congresso del Ps: chi sarà in lista dovrà fare gioco di squadra, non deve creare spaccature»... Ogni riferimento a Mirante non è casuale.

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