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laR
 
10.10.2022 - 05:10
Aggiornamento: 14:22

Covid e influenza per la prima volta insieme: ‘Un po’ preoccupa’

I due virus in concomitanza potrebbero rafforzarsi vicendevolmente: Merlani (medico cantonale): ‘Le persone fragili si vaccinino per entrambi’

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Ti-Press

Come prevedibile, con l’arrivo della stagione fredda la curva dei contagi da coronavirus è tornata a salire anche in Ticino. E se da una parte il rischio di decorsi gravi è minore rispetto al passato – benché «stupisce un po’ il numero delle ospedalizzazioni che al momento attuale non ci aspettavamo così alto», osserva il medico cantonale Giorgio Merlani –, dall’altra dopo due anni di latitanza sta rifacendo capolino alle nostre latitudini un’ospite che potrebbe creare qualche ulteriore problema: l’influenza.

Aumenteranno le persone che faranno ricorso all’assistenza medica

«Essendo meno contagiosa del coronavirus, grazie alle misure di salute pubblica come il distanziamento e le mascherine, negli scorsi inverni non si era presentata. Ma al pari di quanto osservato di recente nell’emisfero sud del mondo, ci aspettiamo che anche qui i due virus circolino in parallelo e questo un po’ ci preoccupa – dice Merlani –. Solo per l’influenza inevitabilmente aumenteranno le persone che faranno ricorso all’assistenza sanitaria. Inoltre ci potrebbe anche essere l’effetto di un virus che potenzia l’altro, nel senso che se qualcuno già indebolito dal coronavirus poco dopo prende anche l’influenza, il sovraccarico per il corpo potrebbe essere importante». In particolare, spiega il medico cantonale, per le persone anziane o con malattie pregresse «i due virus possono essere un concentrato che destabilizza il loro stato di salute tanto da poter portare in alcuni casi a un ricovero e, nella situazione peggiore, anche al decesso».

Per questo motivo le autorità sanitarie, sia federali che cantonali, invitano le categorie a rischio – ultra 65enni, persone con malattie preesistenti, donne in gravidanza o che allattano, persone con trisomia 21 – a vaccinarsi contro entrambi i virus. «Non esiste ancora il vaccino unico, ma si possono fare i due anche lo stesso giorno», spiega Merlani, che fa appello pure al buon senso di tutti: «Come per il Covid, fino a quando una persona ha sintomi influenzali dovrebbe restare tranquilla a casa, innanzitutto per dare il tempo necessario al proprio corpo di riprendersi, ma anche per evitare di diffondere il virus. Se qualcuno ha solo il naso che cola e sta bene, ovviamente potrebbe anche andare a lavorare, ma sarebbe opportuno lo facesse con la mascherina».

Resta importante testarsi per chi è a rischio

Come detto, i test risultati positivi sono in aumento, ma c’è da supporre che i dati ufficiali siano sottostimati in quanto la popolazione fa molto meno ricorso a questo strumento diagnostico: «In effetti ciò falsa le statistiche e non permette di avere un’immagine così precisa di quello che sta succedendo – conferma il medico cantonale –. Abbiamo tuttavia altri indicatori come il controllo delle acque reflue. Ormai il test non è più uno strumento di salute pubblica – constata Merlani – dato che per chi risulta positivo adesso non esiste più l’ordine di isolamento e quello di quarantena per i suoi contatti, e il test non è più impiegato per il tracciamento in ottica di contenere la diffusione del virus. È semmai diventato uno strumento di salute individuale per sapere se si ha il Covid». Merlani esorta però le persone più vulnerabili a testarsi comunque in caso di sintomi: «Per loro resta importante farlo rapidamente, perché individuare subito la malattia permette di valutare se è il caso di procedere con una terapia precoce».

L’attuale recrudescenza, considera Merlani, è dovuta in parte ai fattori stagionali: «Per moltiplicarsi tutti i virus respiratori approfittano del freddo, dell’aria più secca, dei locali chiusi in cui si sta più vicini». Ma anche al fatto che «col passare del tempo gli anticorpi si perdono. Adesso però a offrire una migliore difesa ci sono i nuovi vaccini "bivalenti", ovvero che contengono anche una variante più nuova del virus», a disposizione da domani quando in Ticino prenderà avvio la campagna vaccinale rivolta soprattutto alle persone vulnerabili e ai loro contatti diretti. Una difesa che, va ricordato, non impedisce di infettarsi, ma riduce la probabilità dei decorsi severi. «Ecco perché è importante farsi vaccinare, è adesso il momento di proteggersi».

Forse un picco, o più di uno, in autunno

Quali sono le caratteristiche delle varianti in circolazione in questo momento? «Si tratta delle stesse che giravano già in estate, Omicron Ba.4 e Ba.5, che hanno causato un picco di contagi tra luglio e agosto – risponde Merlani –. Non sono più virulente e "cattive" delle altre, ma il decorso dipende se si è vaccinati e con quante dosi, e se si è fatta la malattia in precedenza».

Quanto agli scenari futuri, «abbiamo elaborato dei modelli, ma è difficile dire esattamente che cosa succederà. Uno o più picchi durante l’autunno sono probabili. Come è probabile che ci sarà molta gente assente dal lavoro e un impatto importante soprattutto a livello ambulatoriale, con una parte di persone che sarà ospedalizzata. Ma non ci aspettiamo un sovraccarico delle terapie intensive».

Ritorno delle mascherine nelle strutture sanitarie, ma non altrove

Mercoledì la Confederazione è tornata a raccomandare l’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi. Ciò che in Ticino, specifica Merlani, «non era mai venuto meno. Alla luce della situazione attuale, è ora probabile che nei luoghi più sensibili quali sono le strutture sanitarie torni un obbligo più stringente per il loro utilizzo. Vogliamo evitare che si creino dei focolai negli ospedali che mettano in pericolo la salute della gente. Altrove però – negozi, mezzi pubblici, uffici – non è previsto un ritorno di questa misura».

Quanto ai gesti di protezione che gradualmente sono venuti meno nella consuetudine della popolazione, a giudizio di Merlani «fortunatamente per alcuni di essi è andata così. La gente è stanca e ha bisogno di normalità, e ogni tanto stringersi la mano e abbracciarsi fa solo bene. Adesso però col nuovo rialzo dei contagi bisognerebbe riprendere l’abitudine di disinfettarsi le mani più regolarmente e magari di non salutare proprio tutti quelli che si incontrano con un contatto. Sono piccole accortezze ma che possono ancora proteggerci».

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