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laR
 
06.10.2022 - 05:30
Aggiornamento: 16:49

Parità per l’età Avs? ‘Allora parità in tutti gli ambiti’

Secondo i contrari alla riforma avallata per pochi voti, ora è ancora più urgente combattere le disuguaglianze di genere. ‘Il no del Ticino è un segnale’

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Ti-Press
‘È un risanamento del primo pilastro fatto sulle spalle delle donne’

«Il risultato ticinese è stato sicuramente una bella notizia in una domenica elettorale che nella sua totalità ci ha lasciati delusi per una sconfitta così risicata». Commenta in questo modo la copresidente del Ps Laura Riget l’esito della votazione sulla riforma Avs21 del 25 settembre che ha spaccato in due la Svizzera lasciandola col fiato sospeso fino al termine dello spoglio. L’aumento dell’età pensionabile per le donne da 64 a 65 anni, accettato con appena un 50,6% e unicamente dai cantoni svizzero-tedeschi – a parte un paio di eccezioni –, in Ticino è stato respinto in modo significativo dal 57% di chi si è recato alle urne. Una riforma contro la quale la sinistra aveva lanciato un referendum ritenendo inaccettabile il fatto che il prezzo per sanare il primo pilastro sarebbe ricaduto interamente sulle spalle delle donne che già percepiscono rendite di vecchiaia più basse.

Come spiegare il risultato nel nostro cantone e come recepire questo segnale? «Penso che l’esito così chiaro in Ticino sia dovuto principalmente a due fattori – afferma Riget –. Sappiamo che nel nostro cantone c’è una situazione economica più difficile rispetto al resto della Svizzera. I salari e di conseguenza le rendite sono più bassi, e ora c’è anche il problema dell’inflazione e dell’esplosione dei premi di cassa malati. In questo momento di crisi le persone non capiscono come si possa decidere di tagliare le rendite Avs che anzi andrebbero rafforzate». Il secondo fattore individuato dalla copresidente Ps è che «in Ticino le disparità di genere sono più presenti che in altri cantoni. A livello di misure per favorire ad esempio la conciliabilità tra lavoro e famiglia siamo un fanalino di coda, così come per altre situazioni di disparità. Dunque la popolazione non ha ritenuto giustificato per giunta alzare l’età pensionabile delle donne».

Le proposte di tre esponenti parlamentari

Partendo da queste considerazioni, le rivendicazioni del Partito socialista dopo il voto sono su tre binari. «Da una parte, come è stato anche dimostrato con la grande mobilitazione in piazza settimana scorsa contro il taglio delle rendite Ipct, la popolazione ticinese non accetta le diminuzioni delle pensioni. Questo deve far riflettere il Gran Consiglio e il governo. Adesso più che mai è importante trovare una vera soluzione per la Cassa pensioni dei dipendenti pubblici, che non è la pseudo-ricetta uscita dal parlamento». Un secondo asse su cui il Partito socialista vuole agire ha al centro un atto parlamentare presentato in maniera congiunta da Ps e Centro/Ppd quasi un anno fa che chiede di introdurre una rendita ponte per disoccupati a partire dai 55 anni. «Esiste già sul piano federale e noi chiediamo di prolungarla a livello cantonale. Adesso è giunto il momento di dar seguito a questa proposta». Riget informa poi di un atto parlamentare in fase di allestimento sulle disparità di genere che consta di diversi punti: «A livello di conciliabilità, chiediamo di aumentare e rendere accessibile a tutte le famiglie asili nido, mense e doposcuola. Inoltre secondo noi è fondamentale lanciare un’offensiva per rafforzare la presenza e i salari delle donne nel mercato del lavoro. Riteniamo sia utile ad esempio creare un programma di mentoring per l’inserimento professionale specifico delle donne, perché in molte quando hanno dei bambini piccoli diminuiscono o abbandonano la propria attività salariata e poi per loro diventa molto difficile tornare nel mercato del lavoro. Chiediamo anche maggiori controlli a livello di stipendi e un salario minimo veramente dignitoso, perché sono soprattutto le donne a lavorare in settori a paghe basse».

Secondo la granconsigliera dei Verdi Samantha Bourgoin «l’esito del voto mostra che in Ticino abbiamo coscienza di essere discriminati. Da una parte la mediana degli stipendi nel cantone è di oltre 1’500 franchi inferiore a quella svizzera, e in aggiunta le donne guadagnano ancora meno. Dunque questa riforma è una presa in giro – recrimina Bourgoin –. Trovo grottesco che degli esponenti ticinesi di altri partiti abbiano esultato per quella che considerano una vittoria quando la popolazione ha palesemente segnalato che abbiamo un problema». Per l’esponente dei Verdi bisogna quindi «rimboccarsi le maniche e lavorare contro le disuguaglianze di genere. Se si impone la parità nell’età di pensionamento allora che ci sia in tutti gli ambiti». Sul piano cantonale «si può implementare l’accessibilità alla carriera. Non si chiede di aiutare la donna in quanto donna, ma che abbia accesso a tutte le carriere professionali, in modo che possa provvedere a sé stessa in modo dignitoso». Per far questo secondo Bourgoin è necessario «un sistema di accudimento dei figli che permetta maggiore conciliabilità tra vita familiare e professionale. Da una parte con delle strutture capillari sul territorio. E dall’altra, come chiedono alcuni atti parlamentari, cercando di rendere più compatibili gli orari della scuola con quelli delle famiglie che lavorano».

«Dopo il voto non abbiamo ancora avuto modo di trovarci per discutere della questione né come partito né come Associazione Donne ma ritengo necessario farlo – sostiene dal canto suo la deputata del Centro/Ppd Nadia Ghisolfi che si era schierata contro la riforma –. È vero che il Centro/Ppd durante il comitato cantonale aveva deciso a maggioranza per il sì, ma è anche vero che c’erano diversi esponenti contrari. E dopo l’esito della votazione in Ticino che ha dato un segnale piuttosto chiaro rispetto a una forte sensibilità nei confronti di questa tematica, vale la pena fare delle riflessioni». Secondo Ghisolfi è ora di agire concretamente per la parità salariale, «e questo va fatto subito. Perché non sono solo le donne che perdono soldi se i loro salari sono più bassi, ma a rimetterci è tutta la società anche a causa dei minori introiti. A livello nazionale ci sono due mozioni che chiedono di modificare la legge sulla parità dei sessi ed è necessario agire per una migliore uguaglianza anche in Ticino».

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