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laR
 
05.10.2022 - 05:30
Aggiornamento: 17:58

Cantonali ’23, Gianella (Plr): ‘Sarò nella lista per il governo’

La capogruppo liberale radicale ufficializza a laRegione la sua decisione di candidarsi: ‘Avremo una lista forte in cui ogni ticinese potrà riconoscersi’

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Ti-Press
‘Porterò una sensibilità generazionale, professionale, femminile e pragmatica’

Adesso è ufficiale. La capogruppo liberale radicale in Gran Consiglio Alessandra Gianella ha deciso: «Sì, sono a disposizione per correre sulla lista del Plr per il Consiglio di Stato», conferma a colloquio con ‘laRegione’. «Ho davvero voglia di mettermi a disposizione per diverse ragioni», e subito aggiunge: «Sento questa miscela positiva tra spirito di servizio e voglia di dare il mio contributo, per portare una sensibilità generazionale, professionale, femminile e pragmatica offrendo un punto di vista diverso».

Quale punto di vista?

Quello che vuole un Cantone più fiducioso nelle sue possibilità, capace di prendere in mano le redini della situazione e diventare protagonista rinunciando alla tentazione di piangersi addosso. Usciamo da una situazione difficile come quella della pandemia, ora il contesto geopolitico e le conseguenze del carovita preoccupano molto. È un momento storico in cui occorre fare, e adesso, scelte che orienteranno lo sviluppo del Cantone nei prossimi dieci o vent’anni. Di conseguenza, è giusto essere chiari sui problemi del Ticino perché ci sono e vanno affrontati. Ma altrettanto importante è portare soluzioni propositive a lungo termine.

Cosa porta di suo a livello personale, professionale e politico a questa lista?

Sicuramente il fatto di avere studiato e lavorato anche in Svizzera interna e all’estero, in particolare in Cina. Ho imparato ad adattarmi e ho avuto più di un assaggio di come va il mondo al di fuori dei nostri confini. Ho otto anni di esperienza in Gran Consiglio, gli ultimi tre dei quali, molto intensi, da capogruppo, che mi hanno insegnato come la prospettiva a lungo termine in politica è essenziale, perché la società cambia e cambiano i bisogni della popolazione. Chi siede in un governo o in un parlamento deve tenerlo sempre a mente. In più, c’è un’esigenza di ricambio generazionale che il nostro partito incarna: dieci anni fa Rocco Cattaneo ha deciso di puntare sui giovani, Bixio Caprara ha continuato su questa strada e il risultato oggi è che abbiamo un presidente con meno di quarant’anni e, oltre a lui, anche molti deputati, municipali e sindaci. Questo ci aiuta non poco a mantenere una visione a lungo termine.

Quali sono i temi su cui occorre particolarmente concentrarsi oggi?

Il modello svizzero è ammirato all’estero, soprattutto per la nostra capacità di innovare. Il Ticino deve abbracciare fino in fondo questa identità nazionale virtuosa e sviluppare una propria interpretazione anche dal punto di vista economico e scientifico. Gli esempi ci sono già e funzionano: a Bellinzona con l’Istituto di ricerca in biomedicina e l’Istituto oncologico di ricerca, a Lugano con la facoltà di Scienze biomediche. Fra le priorità c’è ovviamente anche la formazione, che mi sta molto a cuore. Il sistema duale è un nostro pilastro e un vanto della Svizzera, ma ho l’impressione che in Ticino non tutti considerino l’apprendistato all’altezza di una formazione liceale. Ed è un gran peccato, e un freno per la nostra società, perché queste due strade sono complementari e offrono a tutti l’opportunità di costruire il proprio posto nel mondo. Ci serve un cambio di mentalità e cultura, perché in altri Cantoni questa differenza non è così presente, e questo cambio si ottiene con una scuola veramente al passo coi tempi, che in Ticino esiste solo in parte. I ticinesi di domani vanno preparati al mondo del lavoro di domani, prendendo atto della rivoluzione che accade davanti ai nostri occhi: prima ci organizziamo per orientare al meglio verso le professioni del futuro, tradizionali e digitali, più diffusi saranno benessere e soddisfazione personale. In questo discorso si inserisce ovviamente anche il superamento degli stereotipi di genere legati a determinate professioni: è il 2022 e dobbiamo andare oltre, perché la formazione è la spina dorsale di ogni professione. Infine, sensibilità generazionale significa anche riconoscere che è cambiata la concezione del giusto equilibrio tra lavoro e famiglia: se vogliamo rilanciare la natalità serve un paese che sia veramente accogliente e che permetta a ognuno di decidere il proprio modello famigliare e di carriera all’interno della famiglia, non deve più essere un tabù che sia l’uomo a scendere di percentuale, ad esempio.

Il vostro slogan alle scorse cantonali era ‘Facciamolo’, dove era chiaro l’obiettivo, detto o non detto, di raddoppiare in Consiglio di Stato. Non ci siete riusciti. Oggi qual è l’obiettivo del Plr?

Il primo obiettivo è proporre una lista forte, una lista in cui ogni ticinese deve potersi riconoscere, trovare il candidato o la candidata che lo rappresenti al meglio. Poi, ovviamente, vogliamo migliorare le percentuali e crescere a livello di rappresentanza in Gran Consiglio. Se riuscissimo a raddoppiare in Consiglio di Stato ci assumeremmo molto volentieri questa responsabilità. Il contesto mi sembra favorevole, perché nelle crisi tende a esaurirsi la spinta verso i poli estremi, e le persone riscoprono che i valori attorno ai quali costruiscono la loro vita sono espressi al meglio dalle forze moderate.

Come si concilia questa lista forte con un uscente ricandidato molto forte, come il direttore del Dfe Christian Vitta?

Christian Vitta ha fatto un ottimo lavoro, riconosciuto da tutti. Ogni ticinese lo ricorda durante l’emergenza pandemica come un punto di riferimento sicuro in un momento di estrema incertezza. Vogliamo una lista forte perché per noi è importante dare agli elettori una scelta tra profili, età, persone diverse dove, ognuna coi suoi atout, è in grado di rappresentarli al meglio.

Lista forte quindi non si traduce come sfiducia o molta concorrenza a Vitta?

Sfiducia assolutamente no. E la concorrenza è il sale dei liberali radicali.

Come giudica l’operato del Consiglio di Stato?

Calcolando la pandemia e il contesto economico, il governo sta lavorando bene. In una situazione simile, per di più appesantita dalla debolezza finanziaria dello Stato, è difficile proporre riforme di ampio respiro, sapendo per di più che l’interlocutore è un parlamento che sforna un numero di proposte inversamente proporzionale alla sua capacità di raggiungere compromessi. Anche se la valutazione è positiva mi piacerebbe comunque vedere più lungimiranza e pensiero strategico. Quando arriveremo alla fine di queste crisi la speranza è di avere pronte idee su come investire per dare al nostro Cantone un futuro prospero.

Intanto però queste crisi vanno superate. Tra aumenti dei premi di cassa malati, costo dell’energia e inflazione le preoccupazioni soprattutto tra le fasce più fragili sono tantissime. Qual è la ricetta del Plr?

Noi non ci siamo mai tirati indietro, abbiamo sempre detto che non bisogna ridurre il sostegno alle fasce più deboli della popolazione e a chi fa davvero fatica. Nelle difficoltà, la capacità di aiutare le persone più fragili è la misura della salute di una comunità: da questo punto di vista la nostra rete sociale in questo momento si dimostra robusta. Una medicina, però, non è una dieta: ogni aiuto deve essere valutato per capire se funziona, se può essere migliorato e se è ancora necessario. Non crediamo che l’assistenzialismo sia una soluzione, perciò la nostra ricetta punta a permettere alle persone di lavorare: questo significa snellire le procedure ed eliminare i vincoli burocratici che frenano l’economia. Se il sistema funziona può creare posti di lavoro e dare opportunità di reddito a quasi tutti.

Il Plr viene interpretato, soprattutto da sinistra ma non solo, come il partito dei ricchi, che davanti a queste emergenze propone sgravi fiscali come nella vostra proposta per la riforma della Legge tributaria. È così o è un problema comunicativo vostro, di percezione all’esterno?

Partiamo col dire che fa anche un po’ comodo ad alcuni rigirarla sul mantra che ci rinfaccia di pensare sempre e solo ai ricchi. Sfido i nostri critici a trovare dati a supporto di questo cliché nelle nostre proposte recenti: deduzione per i premi di cassa malati, aumentata nel caso dei figli, successione aziendale nelle Pmi che sono il cuore del tessuto economico, più slancio per le energie rinnovabili… Le nostre proposte abbracciano tutta la società. È comodo ma poco onesto concentrare l’attenzione su un’unica proposta, che tra l’altro non chiede la Luna ma solo di posizionare il Ticino nella media intercantonale.

Il preventivo per il 2023 è preoccupante sotto molti punti di vista. Con questi numeri, e col contributo della Banca nazionale che rischia di saltare, la ricreazione è davvero finita.

Il Plr è sempre stato coerente: per noi le finanze sane sono importanti non come obiettivo fine a se stesso, ma per avere margini di manovra in situazioni di crisi e permettere di realizzare investimenti e progetti significativi. Da anni diciamo che la situazione è a rischio, ma spesso siamo rimasti gli unici a farlo, considerati come i guastafeste, i filogovernativi… Ora siamo alla resa dei conti, e la situazione è lì da vedere. Il Consiglio di Stato per ora non ha fatto grandi proposte d’intervento, ma a partire dal 2023 bisognerà agire. Una popolazione che invecchia porta con sé nuove necessità che non possiamo ignorare, però la soluzione non può essere di aumentare la spesa all’infinito. Abbiamo un mandato popolare che impone di limitare l’indebitamento, e ci ricorda che la sostenibilità riguarda anche le finanze. Nessuno vuole tagliare prestazioni, ma se non freniamo l’incremento della spesa la situazione diventerà insostenibile.

‘Situazione insostenibile’ si traduce con ‘manovra di rientro?’

Temo di sì. Se queste cifre verranno confermate o addirittura peggioreranno bisognerà intervenire facendo ciò che finora abbiamo cercato di evitare. I partiti saranno chiamati a trovare alcune priorità e a lavorarci insieme, se il parlamento si dimostrerà incapace di farlo il peso finirà sempre più sulle spalle delle prossime generazioni, già segnate dall’incertezza e che vedono il mondo, anche quello del lavoro, in modo ormai diverso. Sarebbe una via d’uscita facile e forse anche pagante dal punto di vista elettorale, almeno nell’immediato, ma sicuramente immorale.

Di queste priorità da darsi si sente parlare da tempo immemore, e nessuno se le dà. Le vostre quali sono?

La formazione, come diciamo chiaramente da anni. Poi c’è il mercato del lavoro: bisogna permettere alle imprese di offrire posti di qualità, liberandole da vincoli e burocrazia. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra tutela dell’ambiente e bisogno di energia, perché siamo di fronte a due emergenze contemporanee, ma in Ticino fra idroelettrico e solare, abbiamo enormi opportunità di accelerare. Infine, l’evoluzione demografica ci chiede di sviluppare una sanità capillare e di qualità, che appena possibile sia arricchita dalla presenza di un ospedale universitario.

Alle ultime cantonali siete andati bene ma non benissimo. Alle federali avete perso il seggio al Consiglio degli Stati. Cosa state facendo per rimotivare, avere la piena fiducia della base per poi mobilitarla meglio rispetto agli ultimi appuntamenti elettorali?

La temperatura di un partito si misura con le persone su cui si può contare sul territorio. A livello comunale e di Gran Consiglio siamo la prima forza politica, e quello che vedo sul territorio mi rende fiduciosa che la nostra base ci seguirà. Del resto, il progetto del presidente Alessandro Speziali è di lavorare a contatto sempre più stretto con le sezioni locali aprendoci il più possibile a quella parte di società che ha perso interesse per la politica. Il nostro nuovo giornale di partito, ‘Lib-’, esprime questa volontà, mostra come vogliamo farci conoscere, alimentare il dibattito, smettere di parlare solo tra di noi. Sono sicura che questa linea aperta e ragionevole sarà pagante. In più, mi lasci dire che davanti a una sinistra che parla spesso di divieti e imposizioni e una destra a volte estrema e incoerente, noi rappresentiamo una forza liberale che a volte fa discorsi scomodi, ma che è responsabile. Non possiamo sempre accontentare tutti, e a volte proponiamo scelte difficili. In questo senso ci prendiamo la responsabilità di non illudere gli elettori parlando chiaro e approfondendo i problemi. Queste sono le garanzie che possiamo offrire, e sono sicura che molti ticinesi ci daranno la loro fiducia. Che siamo pronti a onorare.

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