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24.09.2022 - 05:30

Rincari: ‘Non si scarichino le responsabilità su chi è malato’

A fronte di un aumento dei premi di cassa malati che si prospetta vertiginoso, per Acsi, cliniche private, Eoc, medici e farmacisti serve cambiare sistema

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Keystone

«Basta cerotti, serve agire sulla malattia». Il riferimento è al prospettato aumento dei premi di cassa malati di cui conosceremo martedì la portata – che per il Ticino potrebbe arrivare addirittura a un +10% – e il parere è quello condiviso dall’Associazione delle consumatrici e dei consumatori della Svizzera italiana e da alcuni fornitori di prestazioni che hanno direttamente a che fare con i pazienti. Fuor di metafora il messaggio è chiaro: bisogna intervenire sulle fondamenta del sistema. Come? Gli auspici, le proposte e gli appelli alla politica non mancano, e se c’è convergenza su varie direzioni da seguire, alcune priorità differiscono.

Acsi: maggior trasparenza, diminuire gli sprechi, coinvolgere di più associazioni e Cantoni

Per Evelyne Battaglia, presidente dell’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana (acsi), l’aumento previsto per il Ticino «è veramente preoccupante e in aggiunta agli altri rincari metterà in difficoltà molte famiglie delle fasce economicamente più deboli». Ciò premesso, Battaglia evidenzia che l’incremento della bolletta sanitaria è legato a quello delle prestazioni elargite «alcune delle quali però non sono sempre necessarie. Noi come acsi ci adoperiamo per diffondere il messaggio di evitare un sovraconsumo, un concetto che appartiene alla ‘Smartermedecine - choosing wisley’ (campagna volta a promuovere delle "scelte sagge" in medicina, ndr), in particolare invitiamo i pazienti a dialogare con i propri medici affinché ad esempio si eviti il ripetersi di esami già fatti».

In Ticino poi, osserva Battaglia, c’è una sovrabbondanza di offerta «che contribuisce a produrre un alto consumo sanitario. Utile sarebbe finalmente procedere all’implementazione della cartella digitalizzata anche nel nostro cantone, che è un po’ indietro, con l’obiettivo di comunicare più facilmente tra gli operatori del sistema per ridurre doppioni o prestazioni non necessarie. Dal canto nostro ne seguiamo da vicino gli sviluppi per garantire la privacy drispetto ai dati sensibili». Un altro aspetto sollevato dalla presidente acsi è che «come associazione per i diritti dei pazienti siamo spesso interpellati in tanti gremi cantonali e federali consultivi, ma alla fine le decisioni sul sistema si prendono a livello politico. Riteniamo che lì gli interessi dei pazienti non siano ancora abbastanza al centro del dibattito, benché alla fine siano loro a pagare».

Battaglia cita poi la mancanza di trasparenza sui conti della LaMal alla base della fissazione dei premi annuali da parte delle casse malati: «Da una parte servono più controlli sulle fatture emesse perché ci capitano segnalazioni di dubbi di errori da parte dei nostri associati che fanno fatica a leggere le fatture. Dall’altra auspichiamo un maggiore coinvolgimento nel controllo dei costi da parte dei Cantoni in quanto sono più vicini al paziente-consumatore. Oggi molte decisioni sono prese a Berna e purtroppo ci sono dei conflitti di competenze con i Cantoni che possono praticare ben poco controllo se non hanno pieno accesso alla visione dei costi delle casse malati per la definizione dei premi. Bisognerebbe accelerare per esempio la concretizzazione di un finanziamento uniforme delle prestazioni stazionarie e ambulatoriali».

Non da ultimo c’è il fatto che «il quadro legislativo svizzero concede un’imposizione estremamente favorevole alle grandi imprese come quelle farmaceutiche, che premia però solo gli azionisti, mentre i consumatori non traggono alcun vantaggio. Allo stesso tempo gli assicuratori malattia segnalano un consumo di farmaci in aumento, e ciò preoccupa ancora di più se si considera il fatto che il loro prezzo è il più alto in Europa. Come pazienti si dovrebbe scegliere i farmaci generici meno costosi, ma il loro costo è comunque il doppio rispetto ai Paesi circostanti e qui un potenziale di risparmio c’è». Per la presidente acsi non si può dunque unicamente «scaricare la responsabilità su chi è malato e ha bisogno di prestazioni sanitarie, ma è necessario agire in modo più celere con le decisioni politiche per sfruttare al massimo i potenziali di risparmio individuati nel sistema».

Cliniche private: pagare i prestatori di servizio non più secondo i volumi di attività

Dal canto suo Dino Cauzza, Ceo di Swiss Medical Network (Smn) – gruppo svizzero che detiene 21 strutture sanitarie private –, tiene innanzitutto a fare una debita distinzione tra l’aumento dei costi della sanità e l’aumento dei costi dei premi: «Il primo non è un problema solo svizzero, ma di tutti i Paesi industrializzati, dovuto a fattori quali l’invecchiamento della popolazione – con gli over 60 che costano quattro volte più degli under 60 –, la prevalenza di malattie croniche legate allo stile di vita (fumo, nutrizione, alcol, sonno, stress), e l’aumento delle aspettative della qualità di vita. Abbiamo poi una medicina orientata sempre verso l’ultima innovazione più cara». A questi costi, che si ripercuotono sui premi, si aggiungono in Svizzera altri fattori: «Stiamo assistendo a un passaggio sempre più frequente dalle degenze in ospedale, cofinanziate da Cantoni (55%) e casse malati (45%), a interventi ambulatoriali, dove il 100% è a carico di queste ultime. È una tendenza voluta ma che purtroppo fa aumentare i premi in modo sproporzionato – valuta Cauzza –. Inoltre i finanziamenti sono concepiti per settori, dunque non prendono in considerazione il costo complessivo sul sistema. E poi non esiste nessuna limitazione per cure non appropriate, non necessarie o placebo».

Per il Ceo di Smn le ricette sul tavolo sono molteplici: «Diminuire i prezzi delle prestazioni, limitare le quantità dell’offerta, responsabilizzare il paziente, agire sulla qualità delle cure, ostacolare la libertà professionale dei medici come fa la moratoria. Ma tutte queste agiscono prevalentemente sui sintomi». Per Cauzza invece ciò che davvero servirebbe, «ma non viene fatto», è un incentivo «a coordinare meglio i vari settori sanitari anche in termini finanziari, ad aumentare la digitalizzazione delle informazioni relative ai pazienti per evitare doppie diagnosi e a favorire una maggiore concorrenza sulla qualità delle cure assegnando i pazienti solo a chi fa bene il proprio lavoro e attua soluzioni appropriate».

Smn ha una proposta precisa: «Crediamo sia necessario cambiare paradigma e non più pagare i prestatori di servizio secondo i volumi di attività bensì in base al numero di persone di cui si prendono cura». L’idea è dunque di istituire delle «organizzazioni di cura col compito di mantenere una popolazione in buona salute, che ricevono un finanziamento pro capite determinato dai premi incassati da ogni assicurato che aderisce a tale piano assicurativo. Questo vuol dire che ognuna dovrebbe definire con il paziente il percorso di cura più adatto con il budget a propria disposizione per quella popolazione. In questo modo sarebbero per forza incentivate a non andare oltre alla buona medicina. In caso facessero troppo, non sarebbero sostenibili finanziariamente, in caso facessero troppo poco, gli assicurati cambierebbero organizzazione di cura. Questo le invoglierebbe inoltre a puntare sulla prevenzione». Smn con un partner assicurativo e in collaborazione con il Canton Berna cercherà di provare tale modello nel Giura bernese. «Pensiamo sia un approccio che potrebbe essere valido anche per il Ticino», considera Cauzza.

Eoc: finanziare in modo uniforme prestazioni ambulatoriali e stazionarie

Doris Giulieri, responsabile delle finanze dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), valuta che «come fornitori di prestazione abbiamo poche leve per diminuire i costi, soprattutto considerati quelli supplementari avuti per il Covid, i costi maggiori in arrivo per il rincaro vita, l’aumento dei costi per l’elettricità e per il fabbisogno medico». Dal proprio osservatorio tuttavia nota che l’andamento dei premi non trova riscontro lineare con quello dei costi: «È vero che rispetto al 2020 le prestazioni sono aumentate, ma se guardiamo la variazione rispetto al 2019, e togliendo l’aumento dato dall’integrazione del Cardiocentro e dell’Istituto cantonale di patologia, con i dati 2021 rispetto al 2019 abbiamo un aumento complessivo del fatturato intorno al 3%, e sotto al 6% prendendo la proiezione sul 2022 sempre rispetto al 2019. Il 10% in più solo su un anno è una cifra altissima che fatichiamo a comprendere. Servirebbe molta più trasparenza nei calcoli delle casse malati».

Anche Giulieri osserva come sia in corso un incremento dell’attività ambulatoriale, una tendenza «già in atto da un po’ di tempo, spinta sia dai Cantoni che dalla Confederazione e accelerata dal Covid. Si tratta di un trend sicuramente corretto in quanto gli interventi ambulatoriali sono meno onerosi rispetto a quelli stazionari. Ma con l’imposizione da parte dei Cantoni e della Confederazione, e visto che a livello stazionario c’è un sistema duale di finanziamento, mentre le cure ambulatoriali sono interamente a carico della Lamal, ecco che col crescente spostamento dal primo al secondo modello la quota della spesa sanitaria finanziata dai premi sale». Per questo la responsabile finanze Eoc conviene sulla necessità di concretizzare il progetto Efas – acronimo che sta per finanziamento uniforme delle prestazioni ambulatoriali e stazionarie –, volto a una suddivisione dei costi tra ente pubblico e assicuratori malattia anche per quanto riguarda il ‘day hospital’. I Cantoni però fanno resistenza e dopo il sì del Nazionale nel 2019, ora il dossier è fermo sui banchi della competente commissione del Consiglio degli Stati.

Il medico: una vera Pianificazione ospedaliera per diminuire i doppioni

Esprimendosi a titolo personale Nello Broggini, vicepresidente dell’Ordine dei medici, si dice sicuro che «i premi non scenderanno finché non si farà una Pianificazione ospedaliera che sia degna di questo nome. L’offerta medica, già in sovrabbondanza sul territorio e in continuo aumento, deve essere regolata», afferma Broggini, secondo cui serve una limitazione chiara dei mezzi diagnostici e terapeutici costosi per numero di abitante: «L’esistenza di un’offerta sanitaria da record nel nostro Paese rende illogico chiedere al paziente di rinunciare a usufruirne, tanto più che queste prestazioni le paga di tasca propria con i premi di cassa malati e le imposte». L’appello alla politica è dunque «che si smetta di chiedere rinunce e sacrifici ai cittadini appellandosi alla cosiddetta responsabilità individuale. È invece ora che si prendano delle decisioni volte a razionalizzare l’offerta sanitaria che è totalmente fuori controllo». Un compito, per Broggini, «sia del Consiglio federale che del Consiglio di Stato, a cui tocca governare, ovvero fare in modo di imporre delle scelte sostenibili».

La necessità è quella di trovare al più presto «un accordo, con una divisione dei compiti e dei doveri, ma anche dei benefici che ne derivano, fra pubblico e privato. Perché è controproducente e non razionale che tutti facciano la stessa cosa e in misura sempre maggiore, rispondendo ad altri criteri che non sono quelli della razionalizzazione. Non bastano le piccole ricette come le raccomandazioni di consumare meno o la riduzione delle riserve finanziarie delle casse malati, è giunto il momento di modificare il sistema».

Ordine dei farmacisti: incentivare il passaggio ai generici

Secondo Federico Tamò, portavoce dell’Ordine dei farmacisti del Canton Ticino, il discorso va fatto su due assi principali: «Per agire sul corto termine ci sono degli interventi che potrebbero essere attuati nell’immediato, e uno semplice è aumentare la sostituzione generica a livello dei farmaci per favorire il consumo di quelli più economici. Si tratta di una soluzione che provocherebbe dei contenimenti della spesa sanitaria con degli impatti pressoché nulli sulla qualità delle cure. Negli ultimi anni ci sono stati notevoli progressi in questo ambito, ma il margine di manovra è ancora grande», valuta Tamò, secondo cui ci sono poi altri interventi – e qui veniamo al secondo asse – molto più complessi, ma sui quali è fondamentali lavorare: «Abbiamo oggi degli aumenti dei premi che sono superiori agli aumenti dei costi della salute perché sempre più prestazioni che un tempo erano nell’ambito dello stazionario, e dunque a carico anche dei Cantoni, si sono spostate nell’ambito ambulatoriale con dei costi che ricadono interamente sulla spesa sanitaria pagata dal cittadino». Dunque anche per Tamò la direzione da seguire, con riferimento al progetto Efas, «deve essere quella di un ripensamento del sistema dell’assicurazione malattia».

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