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laR
 
12.09.2022 - 06:55
Aggiornamento: 10:07

‘Quelle scuse si sono trasformate per me in un calvario’

L’ex collaboratore del Dss condannato e l’esternazione del giudice Villa, Pau-Lessi spiega il perché della causa allo Stato: a mio carico nessuna accusa!

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Ivan Pau-Lessi (Ti-Press)

«Per via di quel commento e della sua risonanza mediatica, sono stato di fatto trascinato dall’opinione pubblica e da una parte della politica sul banco degli imputati. Così, dall’oggi al domani. Senza sapere di cosa fossi accusato, visto che in relazione alla vicenda mai era stato aperto nei confronti del sottoscritto un procedimento penale. Dalla magistratura non sono mai stato accusato di nulla. Nonostante ciò, è cominciato un periodo molto difficile per me, un calvario. Ed è per questo – aggiunge, confermando quanto riferito sabato dal ‘Quotidiano’ della Rsi – che ho fatto causa allo Stato». Il commento cui, interpellato dalla ‘Regione’, allude Ivan Pau-Lessi, funzionario dirigente al Dipartimento sanità e socialità sino alla fine del 2015, allorché è andato in pensione, è quello del giudice Marco Villa. Ovvero le scuse presentate da quest’ultimo a nome dello Stato a due vittime durante la comunicazione orale della sentenza di primo grado, il 29 gennaio 2019 a Lugano, con la quale la Corte delle Assise criminali da lui presieduta aveva condannato un ex collaboratore del Dss attivo nel settore delle politiche giovanili per coazione sessuale. Le scuse poiché, a detta di Villa, un alto funzionario a cui nel 2005 le due giovani donne si erano rivolte per chiedere aiuto non avrebbe adottato i provvedimenti necessari nei riguardi dell’allora collaboratore. «Il giudice non fece il mio nome ma era noto ai più che ero io il diretto superiore dell’operatore sociale all’epoca dei gravi episodi dei quali è stato riconosciuto colpevole – riprende Pau-Lessi –. Come ho però sostenuto più volte anche sui media, non ho mai coperto nessuno. Oltretutto nell’agosto 2004 lo avevo segnalato alla Sezione risorse umane dell’Amministrazione per una serie di intemperanze caratteriali, come quelle manifestate mesi prima verso un granconsigliere in occasione di un Forum cantonale dei giovani. Che potesse aver commesso reati sessuali, l’ho appreso soltanto nel giugno del 2018, quando il Consiglio di Stato ha fatto sapere di averlo sospeso in seguito all’avvio dell’inchiesta della Procura».

Le richieste

Ora, come indicato dal ‘Quotidiano’, quell’esternazione di scuse da parte di Villa, e meglio le sue conseguenze sono al centro di una causa promossa dal già funzionario dirigente del Dipartimento sanità e socialità. Una causa in materia di responsabilità civile dello Stato. È sotto la lente della Pretura di Bellinzona dalla fine di giugno di quest’anno. Stando a nostre informazioni, nella vertenza il governo è rappresentato dall’avvocato Elio Brunetti. Prima della causa di merito, c’è stato nei mesi scorsi, come da procedura, un tentativo di conciliazione: Pau-Lessi aveva chiesto un risarcimento (simbolico) di un franco e almeno 10mila franchi a titolo di riparazione del torto morale. Conciliazione fallita. Si è quindi andati in Pretura. Pau-Lessi chiede adesso al Cantone il versamento di circa 12mila franchi, oltre interessi, a titolo di risarcimento del danno, per le spese legali sostenute per tutelare la propria persona dalle conseguenze dell’esternazione di scuse. E sempre 10mila franchi almeno a titolo di riparazione del torto morale.

‘Sospetto ingiusto’

Le scuse presentate da Villa a nome dello Stato, uno dei temi sui quali la stampa ha posto l’accento nella cronaca dell’ultimo giorno del processo di primo grado, «hanno lasciato planare l’ingiusto sospetto che io fossi stato a conoscenza degli illeciti commessi dall’operatore sociale e che in qualche modo lo avessi coperto: niente di tutto questo! – afferma perentorio Pau-Lessi –. Ma ormai il danno era fatto. Dato il clima ostile e per poter dare le mie spiegazioni pubblicamente, ho ritenuto opportuno autosospendermi dal Consiglio della magistratura, lasciare la carica di presidente della Commissione di aiuto alle vittime di reati e l’Autorità regionale di protezione, sebbene dalla Città di Bellinzona non avessi ricevuto la richiesta di farmi da parte». Nell’aprile 2021 la sentenza – diventata definitiva – con la quale la Corte di appello e di revisione penale ha condannato l’ex collaboratore del Dipartimento anche per violenza carnale. «Una sentenza – sottolinea Pau-Lessi – che non mi rimprovera alcunché. Che non muove critiche al mio operato. E neppure mi sono state attribuite colpe sul piano amministrativo dopo gli accertamenti disposti dal Consiglio di Stato». Dal canto suo il parlamento intende fare piena luce sul comportamento dell’Amministrazione cantonale in relazione all’agire dell’operatore sociale successivamente condannato: per questo ha attributo allo studio legale Troillet Meier Raetzo con sede a Ginevra l’esecuzione di un audit. Che è in corso.

Il rimbrotto del Cdm al magistrato

La strada che lo ha portato a fare causa allo Stato, Pau-Lessi non l’ha imboccata di recente. Nel dossier, un centinaio di pagine, che ha spedito a fine giugno alla Pretura di Bellinzona tramite il proprio legale, non figura solo la petizione con le istanze di risarcimento. Diversi infatti i documenti allegati. Fra i quali il verdetto del giugno dello scorso anno del Consiglio della magistratura sulla segnalazione inoltrata nel novembre 2019 da Pau-Lessi dopo aver avuto accesso alle motivazioni scritte della sentenza pronunciata dalla Corte presieduta da Villa (vedi la ‘Regione’ del 27 luglio 2021). Per il Cdm, il giudice Villa non si è reso autore di illeciti disciplinari. Tuttavia – e siamo al rimbrotto – il Consiglio della magistratura ha considerato "poco opportuna" l’esternazione di scuse a nome dello Stato, in quanto "esula non solo dalla normale dialettica giudiziaria, ma anche da ciò che è strettamente connesso con il dispositivo decisionale della sentenza penale".

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