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16.08.2022 - 05:25

‘Pensione statali, compensazioni necessarie e urgenti’

Il Ps: il Gran Consiglio va coinvolto tempestivamente sulle misure contro il peggioramento delle rendite a causa della riduzione del tasso di conversione

pensione-statali-compensazioni-necessarie-e-urgenti
Mozione socialista con richieste al governo (Ti-Press)

Cassa pensioni degli statali nuovamente sotto i riflettori della politica. Stavolta è il Partito socialista, tramite il suo capogruppo in Gran Consiglio Ivo Durisch, a tornare – con una mozione – sulla previdenza dei dipendenti pubblici. E precisamente sulle misure di compensazione: misure «necessarie per far sì che le future pensioni non subiscano un’ulteriore diminuzione a causa della riduzione – già annunciata, nero su bianco, dall’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (Ipct, ndr) – del tasso di conversione, cioè di quel coefficiente che trasforma gli averi di vecchiaia in rendita di vecchiaia», spiega Durisch alla ‘Regione’. Nell’atto parlamentare «chiediamo in sostanza al Consiglio di Stato di coinvolgere tempestivamente sul tema il Legislativo. In altre parole lo sollecitiamo, non appena il Consiglio di amministrazione dell’Ipct avrà modificato il Regolamento dell’istituto per formalizzare la riduzione del tasso di conversione, a proporre con un messaggio al Gran Consiglio misure di compensazione volte a scongiurare un peggioramento delle rendite».

Una diminuzione, quella del tasso di conversione, prospettata ancora di recente dall’Istituto di previdenza del Cantone Ticino. "Tenuto conto della situazione finanziaria complessiva dell’Ipct e dell’attuale livello del tasso tecnico (1,50%), il Consiglio di amministrazione – scrive la Direzione dell’Istituto nel comunicato stampa dello scorso 18 luglio con cui informa dell’avvenuta approvazione del Rapporto di gestione 2021 – ha deliberato che il tasso di conversione sarà ridotto gradualmente, partendo dall’attuale tasso del 6,17% (a 65 anni), sino ad arrivare a un tasso che sarà prevedibilmente del 5%". Le "prime" riduzioni "entreranno in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2024, mentre sono attualmente in corso approfondimenti relativi al percorso di adattamento scalare del livello dei tassi di conversione". Prosegue la nota dell’Ipct: "Con l’obiettivo di attenuare gli effetti sulle future pensioni, il Consiglio di amministrazione e la Direzione dell’Ipct, in collaborazione con il Consiglio di Stato, stanno esaminando possibili misure di compensazione che possano essere affiancate alla riduzione graduale dei tassi di conversione".

‘Si rischia una perdita di quasi il 40%’

Insomma, la riduzione del tasso di conversione, di competenza del Cda dell’Ipct, "è una realtà che, purtroppo, arriverà", osserva Durisch nella mozione allestita a nome del gruppo socialista in Gran Consiglio. "La decisione di principio è già stata presa: manca ancora la sua concretizzazione attraverso il Regolamento di previdenza dell’Istituto", annota il capogruppo. E accennando al cambiamento, una decina di anni fa, del piano assicurativo con il passaggio dal primato delle prestazioni a quello dei contributi, evidenzia: "A partire dal 1° gennaio 2013 c’è già stata una riduzione del 20% per chi ha rendite in primato di contributi rispetto a quelle in primato di prestazioni, pertanto gravare questi assicurati di una ulteriore riduzione del 20% porterebbe il totale della riduzione a quasi il 40% (36% per l’esattezza)".

A oggi, si afferma nella mozione targata Ps, "non sappiamo quando il Consiglio di amministrazione dell’Ipct modificherà formalmente il Regolamento. La destra si è già detta contraria alle necessarie misure di accompagnamento, così come si era detta contraria al contributo integrativo di 500 milioni franchi" per il risanamento della cassa. "Dal canto nostro riteniamo necessarie queste misure e chiediamo che non appena venga modificato il Regolamento di previdenza le assicurate e gli assicurati siano tempestivamente avvisati attraverso una lettera che ne indichi le conseguenze". Inoltre "chiediamo che il Consiglio di Stato presenti, contestualmente alla modifica del Regolamento, un messaggio all’indirizzo del parlamento con le necessarie misure di accompagnamento per evitare una ulteriore riduzione del 20% delle pensioni". Messaggio che, secondo i socialisti, "dovrà contenere due tipi di misure: una relativa all’aumento degli accrediti di vecchiaia espressi in valore assoluto per tutte le assicurate e tutti gli assicurati, da attuarsi con un riparto dei nuovi oneri tra datore di lavoro e dipendenti, non penalizzante per questi ultimi; una seconda misura consistente in un contributo supplementare ‘una tantum’, necessario per mitigare le perdite di rendita a carico delle classi d’età 1963-1975, per le quali la prima misura non sarà sufficiente".

‘In questo caso non c’è il piano B’

La Lega ha detto e ribadito di essere contraria a misure di compensazione, minacciando il lancio di un referendum. «Nel caso della diminuzione del tasso di conversione – puntualizza Durisch – non ci sono alternative. O si adottano delle misure di compensazione oppure le rendite peggiorano. Non si può fare quello che la maggioranza del Gran Consiglio, Ps compreso, ha fatto lo scorso aprile, quando ha abbandonato la proposta iniziale del governo, ovvero il contributo integrativo di 500 milioni di franchi, e approvato una diversa modalità di risanamento finanziario della cassa pensioni per la copertura del costo supplementare delle garanzie di pensione concesse agli assicurati con più di 50 anni nell’ambito della riforma entrata in vigore nel gennaio 2013. Ricordo poi – continua il capogruppo socialista – che tra i relatori del rapporto commissionale sulla nuova modalità di intervento c’erano anche il leghista Michele Guerra e l’Udc Paolo Pamini. Ebbene, nel rapporto si afferma che, cito, "questo parlamento si dice pertanto ben disposto a entrare in materia sulle misure di accompagnamento derivanti dalla riduzione del tasso di conversione per evitare un’ulteriore riduzione delle rendite di vecchiaia agli affiliati attivi dell’Ipct". Un compito al quale governo e parlamento non possono sottrarsi, dato che sono il datore di lavoro dei dipendenti dell’Amministrazione pubblica».

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