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15.08.2022 - 16:46
Aggiornamento: 17:55

Milano, nel 2021 un pieno di multe stradali

È la città d’Italia con i maggiori introiti: 102,6 milioni di euro, di cui quasi 13 solo dall’autovelox (nel quale incappano anche non pochi ticinesi)

di Marco Marelli
milano-nel-2021-un-pieno-di-multe-stradali
Controlli da parte della polizia italiana (Ti-Press)

È Milano la città d’Italia che ha registrato lo scorso anno i maggiori introiti grazie alle multe stradali. Un primato in cui c’è anche lo zampino delle autovetture targate Canton Ticino. Una presenza scontata, considerato che il capoluogo lombardo è un tiro di schioppo dalla frontiera. Collegamento più che veloce favorito dalla A9, l’autostrada più trafficata d’Italia (e mai lo è stata in passato come in questa caldissima stagione estiva).

I dati emergono dal portale del Ministero italiano dell’interno dove sono stati pubblicati i rendiconti sui proventi delle violazioni del Codice della strada che, per legge, le amministrazioni locali sono obbligate a consegnare al governo entro il 31 maggio di ogni anno. Spulciando i dati relativi alle principali città si scopre che nel 2021 il Comune di Milano ha incassato un totale di 102,6 milioni di euro per sanzioni da violazione del Codice della strada, di cui quasi 13 milioni solo grazie all’autovelox. Le autovetture con targhe straniere multate rappresentano il 10 per cento del totale. Questo dato arriva da Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, da anni alle prese con un fenomeno abbastanza diffuso: quello delle contravvenzioni non pagate dagli automobilisti stranieri.

Ma torniamo agli introiti da multe stradali registrati nel 2021 dai maggior Comuni italiani. Alle spalle di Milano troviamo Roma con 94,1 milioni (4,6 milioni quelli legati all’autovelox) e Torino (41,5 milioni di cui 5 milioni con autovelox). I dati forniti dalle amministrazioni locali riservano poi sorprese: Napoli incassa appena 27mila euro all’anno dagli autovelox installati in città, mentre alcuni Comuni (Bari, Perugia, Catanzaro e Campobasso) non registrano alcun introito dalle multe elevate tramite strumenti automatici di controllo della velocità.

Non mancano le curiosità in quanto il Ministero dell’Interno ha evidenziato gli introiti di alcuni piccoli Comuni, come quello delle Dolomiti con meno di 360 abitanti, Colle Santa Lucia (Belluno), che ha incassato grazie all’autovelox oltre 552mila euro in un anno, mentre il Comune di Melpignano (Lecce) ha guadagnato quasi 5 milioni di euro tramite dispositivi di controllo a distanza della velocità, oltre 2’300 a cittadino se rapportato al numero dei residenti (2’135 abitanti). Scontato che in entrambi i casi gli indisciplinati non sono i residenti dei due comuni. C’è insomma il sospetto che spesso gli autovelox sembrano venire usati più per fare cassa che per fare sicurezza stradale, in quanto piazzati dalle polizie locali in punti nascosti lungo le strade comunali, provinciali e statali.

Così a Como

A questo sospetto non si sottrae anche il Comune di Como, che nel 2021 dalle multe ha incassato oltre 2,5 milioni di euro, cinquecentomila euro in più rispetto al 2019, anno in cui ancora non si era manifestata la pandemia, che inevitabilmente ha avuto riflessi anche sul traffico. Negli ultimissimi anni nel capoluogo lariano sono aumentate le installazioni di autovelox, soprattutto lungo le strade maggiormente trafficate, fra cui via Bellinzona che dal centro cittadino porta alla dogana di Ponte Chiasso. A Como resiste il problema del mancato pagamento delle contravvenzioni (per divieto di sosta, ma non solo) da parte degli automobilisti stranieri (in primis ticinesi). Nelle scorse settimane le polemiche legate alla minaccia del neo sindaco Alessandro Rapinese di attivare un apposito servizio per rimuovere le autovetture con targhe stranieri. Anche se dal comando della Polizia locale di Como fanno sapere che è ancora presto per parlare di automobilisti stranieri più rispettosi del divieto di sosta, i dati dimostrano che le contravvenzioni sono in calo.

Quale la destinazione dei proventi delle multe per violazioni al Codice della strada? In estrema sintesi, le somme incassate dagli enti locali o dallo Stato devono (o dovrebbero) essere destinate a opere di manutenzione delle strade, messa in sicurezza delle infrastrutture e progetti di attuazione del Piano nazionale per la sicurezza stradale. Le amministrazioni locali, tuttavia, non sempre rispettano gli obblighi prescritti dal Codice della strada. Tanto che la questione dei Comuni, Unioni di Comuni, Province e Città metropolitane inadempienti, nelle scorse settimane, è stata oggetto di un’audizione alla Camera dei deputati da parte del ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Enrico Giovannini. Se ne riparlerà una volta insediato il nuovo parlamento che uscirà dal voto del 25 settembre.

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