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laR
 
06.08.2022 - 05:30
Aggiornamento: 10:56

‘Non siamo riusciti a fidelizzare tutti i turisti svizzeri’

Forte aumento dei pernottamenti, eccezion fatta per il nostro cantone. Trotta (Ticino Turismo): ‘Cifre comunque più alte rispetto a prima della pandemia’

C’è un’eccezione nella positiva impennata dei pernottamenti registrata in Svizzera nel primo semestre del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E quest’eccezione è il Canton Ticino. Se a livello nazionale si registra un +47% di ospiti nel settore alberghiero – ha reso noto ieri l’Ufficio federale di statistica (Ust) – nel nostro cantone si riscontra una flessione che segna -13%. C’è dunque da temere per il turismo a Sud delle Alpi? Secondo Angelo Trotta, direttore di Ticino Turismo, è necessario innanzitutto contestualizzare il dato: «Bisogna considerare che lo scorso anno è stato assolutamente eccezionale per il Ticino. A causa della pandemia la nostra regione, più di qualsiasi altra, ha conosciuto delle cifre record nel turismo che non si vedevano da almeno un ventennio, e quest’anno eravamo ben coscienti dell’impossibilità di raggiungere gli stessi livelli. Il calo era preventivato e la sua portata, cifra che a confronto col periodo pre-pandemico risulta comunque positiva, è in linea con le nostre attese». Il numero di pernottamenti in questi primi sei mesi – 1,1 milioni – è infatti in aumento del 16% rispetto alla media 2015-2019.

Altro dato reso noto ieri dall’Osservatorio del turismo dell’Istituto di ricerche economiche (Ire) dell’Usi è che i turisti domestici in Ticino sono scesi del 29,3% rispetto al 2021, ma aumenti del 34,9% se confrontati alla media 2015-19. «Nel 2021 avevamo avuto un incremento enorme di turisti svizzeri, arrivando a una presenza addirittura dell’85% sul totale. Prima della pandemia invece le proporzioni erano del 60% di svizzeri e del 40% di stranieri. Se guardiamo allo scorso mese di giugno siamo tornati circa in linea col passato, con un 66% di svizzeri e un 33% di stranieri». Secondo Trotta da questi dati si possono trarre tre conclusioni, due buone e una un po’ meno: «È positivo il fatto che gli stranieri stiano tornando nonostante la situazione internazionale difficile per vari aspetti. E lo è anche il fatto che arrivino pure molti più turisti svizzeri in confronto a prima del 2020. La notizia meno buona è invece che non siamo riusciti a fidelizzare tutti quelli che sono arrivati durante la pandemia. Ma anche è comprensibile il desiderio di andare all’estero».

Trotta: molti i fattori contingenti che influenzano i flussi turistici

Gettando un occhio ai mercati target, a essere cresciuti rispetto al 2019 sono i turisti provenienti da Germania, Italia, Stati Uniti e Benelux. Mancano invece i turisti russi e ucraini, quelli cinesi e queli indiani, mentre sono calati i francesi e gli inglesi. A influenzare i flussi turistici concorrono vari fattori, a partire dalla guerra e dalle sue conseguenze: «Il prezzo della benzina è altissimo, ciò che peraltro nel turismo di prossimità spinge di più a utilizzare i mezzi pubblici – considera il direttore di Ticino Turismo –. C’è poi il franco molto forte e quindi la Svizzera risulta più cara rispetto ad altri mercati vicini. E pure l’inflazione è un dato determinante che comporta per gli abitanti un minor potere di acquisto. Un altro aspetto che impatta in modo significativo è l’instabilità del settore del trasporto aereo, con voli annullati, problemi negli aeroporti, biglietti molto cari». Tutto ciò fa sì che gli scenari all’orizzonte siano parecchio difficili da prevedere.

Tuttavia, quanto al futuro prossimo, Trotta si dichiara «cautamente fiducioso. Dobbiamo vedere cosa succederà in autunno, se tornerà la pandemia, quale impatto avrà il costo dell’energia, che livello di inflazione si raggiungerà. Ma dato che la stagione turistica in Ticino arriva fin verso fine ottobre, c’è comunque un certo ottimismo se si confermerà la tendenza positiva per il resto dell’estate». Qualche timore in più c’è invece per l’anno a venire: «Potrebbe esserci un nuovo deflusso di turisti elvetici che vanno all’estero, e quindi è importante fare in modo di attirare più visitatori dall’estero. Altra categoria su cui vorremmo puntare sono i giovani svizzeri, che durante la pandemia sono venuti in massa a fare vacanza da noi. Insomma, dobbiamo riuscire ad avere un’offerta allettante per vari target in modo da prepararci al futuro».

Pianezzi: puntare sul polo congressuale per rilanciare il turismo invernale

Anche per Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse Ticino, i dati pubblicati ieri non costituiscono una sorpresa: «Eravamo coscienti che un anno come quello trascorso, con delle cifre meravigliose da primavera a novembre inoltrato, non si poteva ripetere. Ma è comunque positivo il fatto che continuiamo a registrare una forte affluenza rispetto agli anni precedenti. Mentre prima le cifre dei pernottamenti si attestavano intorno ai 2,4 milioni di pernottamenti annuali, se tutto prosegue come ora a fine dicembre prevediamo ti arrivare a circa 2,6 milioni». Un settore a cui Pianezzi ha sempre guardato con attenzione è quello del turismo congressuale. Cosa sta succedendo su questo fronte? «È ripartito, anche se non a pieno regime. Il che è normale dato che per organizzare un grande evento possono volerci fino a tre anni. Dunque il vero esito della ripresa si vedrà a partire dal 2024». Ma conviene ancora puntare su questa carta? «Assolutamente sì – afferma il presidente di Hotelleriesuisse Ticino –, la volontà di trovarsi è molto viva tra le persone. E poi il polo congressuale può portare visitatori alle nostre latitudini anche nei mesi meno interessanti turisticamente, da novembre a marzo». Per Pianezzi in inverno bisognerebbe puntare proprio sui congressi, sulla cultura e sulle manifestazioni, in modo da sfruttare meglio l’alto potenziale del cantone, riconosciuto anche dal direttore di Svizzera Turismo: «Nelle scorse ore discutendo con lui mi ha detto che la nostra regione è l’unica del Paese che potrebbe essere promossa anche in inverno pur non presentando rinomate località di montagna. Sarebbe dunque interessante che le Organizzazioni turistiche regionali (Otr) si organizzassero in modo da portare eventi e prodotti in Ticino anche nel periodo invernale, con i congressi che potrebbero essere uno dei pilastri».

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