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laR
 
22.07.2022 - 05:20
Aggiornamento: 15:20

Marchesi (Udc): ‘La differenziazione a scuola serve a tutti’

Dopo che Alberto Siccardi ha definito ‘un’etichetta infamante’ i corsi A e B, il presidente democentrista tira dritto: ‘Diminuire divario con l’economia’

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Ti-Press
Si discute

"Perché imporre a dei giovani, in piena evoluzione, quella che diventa poi un’etichetta infamante?" si è chiesto sul sistema dei livelli alla scuola media, ieri su Spaziolibero, l’imprenditore vicino alla destra Alberto Siccardi. Una voce fuori dal coro da destra o sta cambiando qualcosa? La prima. «Noi siamo contrari a togliere delle difficoltà nella scuola, perché di fatto significa livellare tutti verso il basso e non è nell’interesse di nessuno» spiega a colloquio con ‘laRegione’ il presidente dell’Udc Piero Marchesi. Anche se «un ripensamento siamo d’accordo a farlo».

Come?

Su una cosa concordo con Siccardi, i livelli oggi sono percepiti in modo negativo. Non necessariamente per una questione di merito, ma per soggettività delle famiglie, delle imprese e dell’economia. Spesso e volentieri chi cerca un apprendista in materie tecniche, poniamo un elettricista, privilegia la matematica e si sa che se uno ha un livello B difficilmente potrà avere un buon percorso. Detto questo, qualcosa va fatto per migliorare la formazione. La nostra ricetta è semplice: dare pari possibilità di ottenere il massimo possibile al singolo individuo, ma anche riconoscere che ogni allievo è diverso dagli altri. Noi lo chiediamo con degli atti parlamentari da otto anni. I livelli A e B sono superati ma non si può toglierli instaurando una sorta di livello unico. Occorre pensare ad altri sistemi, noi ci ispiriamo anche a quanto avviene in Svizzera interna dove ci sono percorsi formativi differenziati. Per esempio un percorso che forma più verso l’apprendistato, e uno rivolto agli studi superiori pur dando la libertà al singolo allievo, attraverso i corsi passerella, di cambiare qualora avesse verificato che quella scelta non è la strada giusta. Non siamo neppure contrari ad allungare di un anno la scuola. La differenziazione va valorizzata, con nuovi strumenti. Non è però solo il "sistema" a dover cambiare ma anche il ritorno di una mentalità scolastica a favore del merito, del sacrificio, dell’impegno di chi la scuola la frequenta e dei genitori.

Che ruolo deve avere la formazione nell’ingresso nel mondo del lavoro?

Un ruolo importantissimo. Oggi, purtroppo, in parte formiamo disoccupati invece che professionisti. Mi spiego: va ascoltato di più il mondo economico dal momento che un giovane deve avere la prospettiva di lavorare e guadagnarsi da vivere, e può farlo se si va incontro alle esigenze dell’economia. Non è certamente la scuola a cambiarle, semmai è lei che deve orientarsi al mondo lavorativo pur dando a ognuno la possibilità di scegliere il percorso che meglio crede. Finché continueremo, come purtroppo fa il Decs oggi, a strutturare la scuola in modo impermeabile, rifiutandosi di guardare fuori dall’ambiente scolastico, non faremo certamente gli interessi degli allievi.

Aiti ha pubblicato uno studio sulle esigenze del mondo del lavoro nei prossimi anni. Una base di partenza o un legaccio?

Sicuramente una base di partenza. Apprezzo moltissimo lo sforzo di Aiti nel dare questo contributo, che oggi però deve essere fatto proprio dal Cantone, e dal Decs in modo particolare, per costruire e sviluppare le strategie del futuro. Faccio un esempio molto concreto: oggi vediamo che il settore farmaceutico in Ticino ha avuto un fortissimo sviluppo e dà anche prospettive di impiego. Purtroppo il cantone non ne sta per nulla approfittando, perché la gran parte dei nuovi impieghi sono frontalieri. Si è subito il fenomeno, e non è stato gestito nel modo ideale facendo in modo che il Cantone mettesse delle condizioni quadro perché questa economia si sviluppasse e per creare posti di lavoro qualificati per i residenti. In Ticino non c’è nessuna scuola che forma in questo ambito.

L’accusa che vi viene rivolta da sinistra è che volete una scuola esclusiva e ‘per i ricchi’.

Non è assolutamente vero. La dimostrazione è il mio esempio personale: ho iniziato la mia formazione come apprendista elettricista, ho fatto tutti i diplomi superiori e poi l’università. Oggi il sistema scolastico è certamente buono ma deve essere migliorato. Chi fa queste accuse, che trovo un po’ sterili e che rispedisco al mittente, le formula quando non si vuole concentrare sull’essenza. Cioè, come fare in modo di dare opportunità ai nostri giovani e di non formare disoccupati come stiamo purtroppo facendo oggi.

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