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17.06.2022 - 22:38

Lista rossoverde, sì del Ps a trattare. Ma la composizione...

All’unanimità, il comitato socialista ha dato via libera a discutere con i Verdi un’alleanza per il governo. Si prospetta però battaglia sulle candidature

Il progetto "ecosocialista" a cui sembra aspirare gran parte della sinistra ticinese ha ora il nullaosta per iniziare a concretizzarsi. Dopo quello degli ecologisti, arriva all’unanimità il sì del comitato socialista per dare mandato alla Direzione di trattare prioritariamente con i Verdi per una lista progressista unitaria da presentare alle elezioni cantonali del prossimo aprile per il Consiglio di Stato e, in caso di successo, aprire le trattative ad altri attori dell’area. Dal parlamentino riunitosi stasera a Bellinzona non sono però mancate alcune voci che hanno avanzato delle perplessità e messo in guardia da quelle che potrebbero essere delle prevaricazioni nei confronti del Partito socialista. Divisioni dunque non sul principio di trattare, ma sulla composizione dell’eventuale lista unica. Amalia Mirante, ad esempio, ha tenuto a sottolineare tre punti per lei imprescindibili: Primo: «È la base che deve decidere, perciò sostengo l’idea di una conferenza cantonale dopo l’estate». Secondo: «I Verdi hanno chiesto di correre alla pari, ma il nostro partito in questa alleanza porta 4 voti su 5. Bisogna tenerne conto con le armi spuntate». Terzo: «I Verdi hanno posto come condizione anche che il nostro consigliere di Stato non si ricandidi. Ma i candidati del Ps li devono scegliere esclusivamente i membri del Ps». E proprio il consigliere di Stato Manuele Bertoli è intervenuto nella discussione su come salvaguardare il peso del partito, portando una posizione opposta: «Avere più candidati socialisti potrebbe essere un problema se poi entrano in competizione fra loro. Non è perché siamo più forti elettoralmente che è meglio occupare più posti in lista». Insomma, serve un nome di punta. C’è chi per contro ha invocato la «biodiversità» per rappresentare le varie anime Ps. Mentre da parte sua la Giso ha chiesto alla direzione di avere un proprio candidato.

Riget: ‘Alleanza che non pregiudica il seggio Ps, anzi due volontà che si rafforzano’

«Siamo consapevoli che questo progetto di lista unitaria porta con sé molti punti da trattare potenzialmente controversi, in primis chi coinvolgere nell’alleanza e di conseguenza come ripartire i cinque seggi», ha premesso la copresidente Laura Riget nel suo discorso iniziale, ricordando che la condizione posta dai Verdi è quella di correre alla pari e fare ottenere due seggi. «Ambizioni che possiamo capire, così come non possiamo ovviamente dimenticare che come Ps abbiamo una storia di cent’anni di presenza al governo e una forza istituzionale diversa». Sulla base di queste due premesse «vi chiediamo di non irrigidirci oggi su una spartizione già fissata dei posti in lista, ma di darci fiducia come direzione e lo spazio di manovra per affrontare queste trattative». La motivazione dell’alleanza, ha evidenziato Riget, non è la paura di perdere il seggio, anche se il timore c’è: «Sarebbe arrogante dire il contrario, in politica c’è sempre il rischio di perdere, ma questo vale sia correndo da soli che correndo uniti». La motivazione, ha detto, è quella di collaborare per creare «un Ticino alternativo a quello della destra borghese».Tuttavia resta la «ferma volontà di mantenere il seggio socialista in Consiglio di Stato», ciò che a detta di Riget «non è in contrapposizione con quella di creare un progetto comune, anzi le due volontà si rinforzano a vicenda. Perché il partito e lo stesso seggio in governo non sono che un mezzo per cambiare la società, e mai un fine a se stesso». L’intento, a medio termine, è poi il raddoppio in Consiglio di Stato, «obiettivo sicuramente ambizioso che però dobbiamo avere il coraggio di perseguire».

Sirica: ‘Unione già decisa da chi abbraccia l’idea di giustizia sociale e ambientale’

Il copresidente Fabrizio Sirica ha iniziato il proprio intervento attaccando Udc, Lega e Plr, recentemente uniti nella campagna a difesa del decreto Morisoli, «un fronte di destra granitico, non solo sulle proposte di meno Stato, ma anche su altre questioni fondamentali come la fiscalità, il diritto del lavoro, l’ambiente». Il copresidente Ps non ha lesinato stoccate nemmeno al Ppd, che sul decreto si era pronunciato «timidamente contrario», e che poi «in men che non si dica si è riavvicinato al fronte di destra con l’imposta di circolazione». Sul tema, ha detto Sirica, «solo Ivo Durisch e Samantha Bourgoin col loro rapporto proporranno una visione di più ampio respiro» che oltre agli aspetti contabili «tiene conto della salute delle persone e dell’ambiente». Quelli citati, ha spiegato il copresidente socialista, «sono soltanto due dei molti temi che in questa legislatura hanno visto la politica polarizzata in due fronti, da una parte la destra che calamita a sé quel che è rimasto del centro, dall’altra parte noi. Noi socialisti, sui temi, con i Verdi». Tra gli esempi portati, l’iniziativa sul salario minimo, il superamento dei livelli alle Medie, la mozione per la settimana lavorativa di 4 giorni. «Possiamo fermare questa deriva verso destra solo rafforzando e unendo il polo progressista – ha rimarcato Riget –, vera e unica alternativa», con un’alleanza «basata sui contenuti per un Ticino solidale che sta dalla parte del lavoratore precario, di chi vuole finalmente una pensione Avs che permetta di vivere con dignità, dei giovani che si vedono rubare il loro futuro». Un’alleanza tra socialisti e Verdi che, ha ripreso Sirica, «in verità è un’alleanza già fatta». Non dai vertici dei partiti, ha precisato, ma dalla «comunità di quelle persone che si riconoscono nei valori di sinistra, e quelle persone, che sono qualcosa di molto più ampio dello strutturato recinto di un partito, hanno già da anni abbracciato l’idea che non può esserci giustizia sociale senza giustizia ambientale, e viceversa».

Le prossime tappe

Tre i passi concreti del processo decisionale. Alla richiesta – accettata – di mandato alla Direzione di trattare seguirà il comitato del 7 settembre in cui saranno presentati gli esiti della trattativa e le candidature che la commissione elettorale e la direzione intendono portare al congresso. Terza tappa il congresso, appunto, del 13 novembre, in cui la base dovrà esprimere l’ultima parola sulle alleanze e sulle candidature socialiste.

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